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"film".
- Ti pare strano, eh? Adesso perch siamo al buio, ma sono sicuro che se mi guardavi meglio alla luce, mi riconoscevi pure. Di certo mi hai gi visto, ho una faccia che rimane impressa. Per quello i registi mi chiamano.
- E che film hai girato, in Francia? - Un filo di sarcasmo attraversava la domanda.
Kociss si acchiapp il ciuffo in una mano: - Mannaggia, guarda, non mi ricordo mai il nome,  un nome americano e non riesco a mettermelo in testa. Per posso dirti come si chiamava uno degli attori, il piu' bravo di tutti, uno che prima di nominarlo bisogna sciacquarsi la bocca col sapone, aspetta, aspetta, Gary Grent?
- Cary Grant, - corresse Pierre, certo che il napoletano lo stesse prendendo per il culo. Doveva essersi messo d'accordo con quell'altro, Mister Roccia, che aveva domandato a Grant in persona se per caso non era mai stato in Jugoslavia. Probabile che alla sosta successiva Ettore gli avrebbe raccontato che Cary Grant teneva i contatti tra la Stella rossa e il Comando alleato. Quella era la cosa che piu' gli dava fastidio. Aver conosciuto un mito e non poterlo raccontare. Come la storia del naufrago e di Marilyn Monroe sull'isola deserta. Lei si innamora perdutamente. Al quinto giorno di sesso sfrenato lui le fa: Marilyn, se mi ami davvero, travestiti da uomo e incontriamoci sull'altro lato dell'isola. Lei pensa a un gioco erotico. Invece appena si rincontrano lui ammicca, le pianta un gomito nelle costole e fa: - Oh, Gianni, non sai cosa m' successo! Incredibile: sono quattro giorni che mi sto scopando Marilyn Monroe.
- Non mi credi, vero? - la voce di Kociss era sconsolata. - Eh, lo so: incontri uno nel cassone di un camion e quello ti dice che ha fatto un film con Cary Grant e Winston Churchill. Ma chi vuole prendere in giro? Ti capisco, ma quando uscir il film, guarda bene la scena della rissa in mezzo ai fiori. Quello con la camicia marrone.
- Guarda che io ti credo, - lo interruppe Pierre. - Ti credo perch anch'io ho incontrato Cary Grant, e quando ho provato a raccontarlo, mi hanno riso tutti in faccia.
Ci fu un attimo di silenzio.
- Eh, mo' pure tu hai fatto un film con Cary Grant!
- No, l'ho incontrato in Jugoslavia. Delle persone gli stavano sparando addosso e io e mio padre gli abbiamo salvato la vita.
- Ah. Ho capito.
Ma che, lo pigliava per il culo? Era un modo per dire che non credeva a una parola? Oppure quando uno dice una cosa e l'altro la spara piu' grossa ancora. Come il tizio con tre palle che sul tram si avvicina a uno e gli fa: - Lo sai che io e te abbiamo cinque palle in due? E l'altro: - Oh, poverino, tu solo una ce n'hai?
Kociss intrecci le mani dietro la testa e si lasci andare sui sacchi.
Pierre fece piu' o meno altrettanto, cullato dagli scossoni e dal motore. Un attimo prima di addormentarsi, riusci' a cogliere l'inizio di un lungo monologo.
- Senti, cumpa', io comunque a Cary Grant l'ho conosciuto per davvero, eh? E pure del film, non stavo pazzeando, ho esagerato sul fatto dell'attore, perch insomma, ancora sto alle prime armi,  stato un caso, ho fatto la comparsa, per m'hanno detto tutti che sono stato molto bravo, m'hanno pure pagato, e sono sicuro che a qualche regista italiano... Oh, Pier, ma mi stai ascoltando?

In guerra non li conti.
In verit qualcuno li contava, faceva le tacche sul calcio del fucile.
Negli scontri in mezzo ai boschi era difficile capire chi ammazzava chi.
Anche a Porta Lame era stato difficile. C'era la nebbia. C'erano i fumogeni. Ettore era sicuro di averne uccisi almeno quindici, sparando col Thompson e lanciando due bombe a mano.
Si era in tanti, a Bologna. Piu' di cento partigiani, tra la base nelle rovine dell'Ospedale Maggiore e quella nella palazzina di via del Macello. All'alba del 7 novembre i tedeschi avevano accerchiato la palazzina e catturato alcune guardie. La battaglia era cominciata alle sette. I tedeschi, affiancati dalle brigate nere, avevano fucili, mitragliatrici, cannoncini e due cannoni. Sparavano anche dai tetti dei
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