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lo squadr da capo a piedi: - Quando finisce questa storia, mi spieghi cosa ci facevi sulla nave con quel piccione.
And a sedersi di fianco a Ettore.
Quando il camion riparti', i due rimasero in silenzio, uno concentrato sulla strada, l'altro sulla notte che li circondava.
Zollo non poteva orientarsi, non conosceva quelle strade. Sembravano procedere in mezzo al nulla, Ettore filava nell'oscurit estiva come se avesse un radar nel cervello. Ma l fuori non c'era niente, campi forse, case. Molto di rado incrociavano i fari di una macchina. Per il resto, potevano essere gli ultimi quattro uomini rimasti sulla Terra.
- Allora? - chiese Ettore accendendosi una sigaretta.
Zollo fece lo stesso, non le contava piu'.
- Ho un problema.
Ettore annui': - Lo so. Sei da solo.
Zollo avverti' come una puntura alla base del cranio, la spia che si accendeva quando i presentimenti su una persona si rivelavano azzeccati.
Fece l'offerta: - Se mi copri le spalle c' un mucchio di soldi anche per te.
- Cosa andiamo a fare?
- Uno scambio.
- Di cosa?
Doveva dirglielo: uno che rischia la vita vuole sapere per cosa lo fa.
- Droga per soldi.
Ettore non fece una piega, gli occhi puntati sulla strada.
- Quanti?
- Abbastanza per cambiare mestiere e trasferirsi in un posto caldo.
Di nuovo silenzio.
- Chi ti sta aspettando?
- I compratori. Non dovrebbero fare scherzi. Ma non si sa mai. Altra gente potrebbe essere sulle mie tracce.
Ettore annui', aveva capito che con tutta quella fretta l'amico americano l'aveva messo nel culo a qualcuno. Qualcuno che doveva essere incazzato nero.
- La droga non  tua, vero?
Zollo non rispose, non ce n'era bisogno.
- Come facciamo a fidarci l'uno dell'altro? - chiese Ettore.
Zollo scrut ancora il nulla padano oltre il finestrino. Non c'erano molti argomenti a disposizione.
- Quante persone hai ucciso? - chiese a bruciapelo.
- Non lo so. In guerra non li conti.
- Allora siamo pari. E alla pari ce la giochiamo.
Ettore pens che era una buona risposta. Sapevano entrambi che gli scrupoli erano rimasti a terra, appena il camion era partito. Sapevano di essere tizi pericolosi. Unica garanzia: la determinazione.
- D'accordo.
Zollo apri' la valigia e tir fuori altre mazzette di franchi.
- Un secondo acconto.
Ettore gli lanci un'occhiata appena: - Rimettili dentro. I conteggi si fanno alla fine.
Zollo senti' di nuovo quella puntura alla base del cranio.
Indic il cassone: - I ragazzi?
Ettore annui': - Restano sul camion. Avranno la loro parte. Ma se ti devo coprire voglio campo libero. Ho un paio di vecchie Luger che fanno al caso loro.

Il camion riparti' di scatto. Gli occhi non erano ancora abituati all'oscurit. Perse l'equilibrio e and a franare tra le braccia del napoletano.
Una voce domand - Che fai, metti le mani addosso?
Pierre si rovesci di lato, sorrise e tese una mano nel buio. - Mi chiamo Robespierre Capponi, scusami.
- Io sono Salvatore Pagano, in arte Kociss, come il calciatore e il capo indiano. Mi ripeti il tuo, che non ho capito niente?
- Robespierre.  un nome francese. Robespierre era un rivoluzionario francese. Comunque, mi chiamano tutti Pierre.
Kociss non capi' di nuovo. Roveche? Comunque, bastava il soprannome: Pier. Oddio, non  che magari era ricchione? Si sa che i nomi francesi... Vicino a casa sua ne abitava uno famoso, uno che insegnava il mestiere ai femminielli, e tutti lo chiamavano "Sgiacc", anche se di nome faceva Antonio. Insomma, con tutti i nomi che ci stanno, c' bisogno d'andarsene a cercare proprio uno francese? Ma forse il tipo non era ricchione. Forse era solo francese.
- Sei nato in Francia?
- No. Vicino a Bologna. In Francia non ci sono mai stato.
- Davvero? Non sei mai stato in Francia? Eh, peccato che ci tratteniamo poco, Pier. Perch la Francia  proprio un grande paese. Ci stanno certe femmine che non ne hai un'idea. Parlo per esperienza personale: io in Francia ci sono venuto un mese fa, a girare un film.
- Un film? - Chiss cosa intendeva quello per
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