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viaggio rischioso. Dove? Cosa?
Pierre aveva scavalcato le domande per precipitarsi alla chiamata, ma prima di saltare sul camion avrebbe preteso qualche risposta.
Rischio voleva dire: merce che scotta oppure elevate probabilit di controllo, ad esempio il passaggio della dogana.
Parecchi soldi voleva dire abbastanza da saldare il debito con un buon avanzo. Centomila? Erano gi tre volte il suo stipendio mensile.
Ipotesi senza senso. Tanto valeva aspettare.
Sgombrato, il cervello si ritrov con un nuovo inquilino.
Chiss se Angela aveva gi parlato con Montroni. Chiss cosa si sarebbero detti. Pierre se la immaginava fredda, determinata, come l'aveva vista dopo la morte di Fefe. Cosa gli avrebbe raccontato della cartella clinica? Montroni avrebbe sospettato di lui? Si sarebbe vendicato? Senza dubbio. La partenza di Angela era un calcio in culo alle sue incertezze. Il nemico non gli avrebbe piu' dato tregua. Il nemico era molto potente. Il viaggio a Genova era cascato a puntino. I soldi di Ettore, anche di piu'. Le prime cose giuste al momento giusto che gli capitavano dall'inizio dell'anno. Forse era un buon segno. Un'inversione di tendenza. Meglio non illudersi.
Angela.  strano pensare di una persona cosi' vicina che potresti non rivederla mai piu'. Senti' spalancarsi un vuoto, ma non sul futuro, che vuoto lo  quasi sempre.  il passato che sembra sprofondare, passare una volta per tutte, diventare fotografia.
Anche prima di incontrarla alla Certosa, Pierre sapeva che Angela voleva partire. Le aveva ceduto il contatto di Fanti in Inghilterra.
Lo aveva fatto perch ne aveva piu' bisogno lei. Per quanto forte, era pur sempre una donna sola, adultera, senza lavoro, senza un posto dove andare.
Ma lo aveva fatto anche per se stesso. Per lasciare che un filo sottilissimo li legasse ancora, l'unico che lei non avrebbe tagliato all'istante. Se avesse deciso di andare a Londra, lui avrebbe saputo dove trovarla. Fanti gli avrebbe dato sue notizie. Avrebbe potuto scriverle.
Una frenata brusca arrest i pensieri. Doveva scendere.

Trov Ettore che portava due taniche di carburante verso il camion.
- Eccomi.
- Perfetto. Aiutami a fare il pieno e partiamo.
Pierre afferr una delle taniche e il grosso imbuto.
- Dove si va?
- Francia. Appena oltre confine.
Ipotesi azzeccata.
- E quanto ci pagano?
- Non ho ancora fatto i conti. Per te ottantamila.
- Bene. D una mano a caricare?
- No, tranquillo, non serve.
- Non serve? E che trasportiamo allora?
Ettore indic un tizio grosso che si stava avvicinando.
- Lui.
Pierre guard meglio. Aveva un'aria familiare.
Dove l'aveva gi visto?

... il cretino con il piccione!
Zollo si piazz davanti agli occhi increduli di Pierre.
La mente dell'americano fu attraversata dall'immagine del ragazzo piegato in due dal vomito, sulla nave che torna dalla Jugoslavia. Tra le gambe, la gabbietta con il volatile. L'imbuto della mente si ottur di pensieri.
A Zollo non piacevano le coincidenze.
Non formul nessuna ipotesi. Non voleva farlo.
Corruccio appena le sopracciglia. Fece un passo avanti.
Disse: - Cary Grant non  mai stato in Jugoslavia in vita sua. Tu non ci hai mai parlato. Me lo ha detto lui in persona. Sei un cazzone.
Si diresse al camion.
Ettore finiva di controllare le gomme: - Dobbiamo fare un viaggio lungo,  meglio che ci diamo un nome.
L'americano annui': - Zollo.
- Bergamini.
Si strinsero la mano.
- Quello l viene con noi? - chiese Zollo indicando Pierre.
- Si'.  il mio aiutante.
- C' da fidarsi?
Ettore indic il magazzino, dove Pagano cercava di riacchiappare la pistola dell'aria che aveva inavvertitamente azionato, come se lottasse con un serpente.
- E del tuo? - ribatt Ettore.
Nessuno aggiunse altro.
I due passeggeri salirono dietro, nel cassone, dove avevano allestito sedili rudimentali, con sacchi e coperte.

Ettore si mise alla guida, Pierre al fianco.
Quando il muso del camion sbuc sul viottolo, Pierre senti' un brivido attraversargli le scapole. Non
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