<A HREF="54_secondaparte072"><</A>
piedi accanto all'auto, titubante.
Vide Zollo strappare i documenti dell'auto e vuotare il vano sotto il cruscotto di tutte le stronzate che lui ci aveva ficcato dentro: fiches ricordo, cartacce, mappe stradali, cartoline.
Stracci tutto quanto e lasci che il vento portasse via i brandelli.
Le fiches e la targa finirono in un tombino.
Un'ultima occhiata: non c'era piu' niente.
- Let's go.
Zollo si incammin lungo il marciapiede.
Pagano rimase fermo, grattandosi la testa.
- Ma come, Stiv? Dove andiamo?
Zollo si ferm.
Aveva quello sguardo che ti faceva cagare addosso.
- Torniamo in Francia.
- E come? Col treno?
Steve Cemento sventol le banconote.
- Con questi. Vedi di starmi dietro, perch se fai casini, ti sparo.
Era serio. Serissimo.
Pagano si affrett a raggiungerlo.

Il magazzino era immerso nell'afa estiva. Ettore, seduto sulla sedia a dondolo, lasci che i due tizi si avvicinassero. Che erano forestieri si capiva a colpo d'occhio.
Quando li senti' parlare ne ebbe la certezza.
- Siete quello che ha portato il televisore americano da Frosinone a qui, vero?
Risposta implicita. Ettore non sprec fiato.
In tanti anni di traffici e contrabbando aveva imparato a inquadrare gli uomini alla prima occhiata. Il tizio che aveva davanti rientrava nella categoria delle persone come lui. Sapeva riconoscerle a naso. Quelli che non fanno n i padroni n gli operai.
- E voi dovete essere quello che lo cercava.
Zollo annui'.
- Devo arrivare in Francia entro stanotte alle tre. Senza passare dalla frontiera.
Ettore si lisci i baffi.
Non era uno sbirro. Anche quelli li fiutava a naso. Era un cane braccato come tanti. E di solito chi ha quella fretta  disposto a pagare bene.
- La Francia  grande.
- Mi basta oltre il confine.
- Mentone?
- Sospel.
- Siete ricercato dalla polizia o dai soci che avete bidonato?
Zollo ignor la domanda, estrasse un paio di mazzette di banconote dalla tasca e le gett in grembo a Ettore.
- Ce ne sono altrettanti, una volta arrivati.
L'altro cont i soldi: - Franchi francesi. Puliti?
- Vinti al casin.
- Per il viaggio vanno bene. Trasportate altra merce? Devo conoscere i rischi che mi prendo.
Zollo esit.
- I rischi sono alti. Per questo pago bene. Se non ve la sentite, mi rivolger altrove.
Ettore lanci un'occhiata alla sacca che Zollo teneva stretta.
- Il bagaglio  tutto qui?
- Si'. Siamo in due. C' anche il ragazzo.
I Pagano fece un cenno di saluto che risult del tutto ridicolo.
Ettore soppes i pro e i contro. Erano un bel po' di soldi. Andare e tornare. Conosceva la via dei frontalieri, l'aveva fatta altre volte. Arrivare a Sospel era anche piu' facile che arrivare a Mentone.
A Bianco non ne avrebbe parlato. Il titolare non approvava trasporti al buio: troppo rischioso. Questo tagliava fuori gli altri ragazzi della ditta. Non era prudente affrontare il viaggio da solo, senza nessuno che gli guardasse le spalle. Quel tizio pieno di soldi aveva l'aria di essere inseguito dai guai. Di quelli seri. Meglio prendere le dovute precauzioni.
Si alz e raggiunse il telefono.
- Pronto, Robespierre? C' bisogno di te questa notte... Vieni subito al magazzino, partiamo entro un'ora... Non me ne frega niente del bar, non eri tu che volevi fare i soldi? Be', ce ne sono parecchi, per pareggiare il tuo debito e pure d'avanzo. Saremo di ritorno domani... D'accordo, sbrigati.
Ettore usci' dal gabbiotto che fungeva da ufficio e si piant di fronte a Zollo, che nel frattempo si era acceso l'ennesima sigaretta.
- Affare fatto. Si parte tra un'ora.
Si spost nel retro e apri' il lucchetto di una cassa di ferro.
Estrasse un Thompson e due Luger, avvolgendoli in una coperta.
Prima di richiudere la cassa esit un istante, poi afferr anche un paio di bombe a mano.
La vita gli aveva insegnato a dare retta ai presentimenti.


Capitolo 48
Bologna, 2 luglio


Il tram era mezzo vuoto. Pierre and a sedersi in fondo e fece scorrere il finestrino.
Parecchi soldi, aveva detto Ettore. Quanti?
Un 
<A HREF="54_secondaparte074">></A>