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confuse.
Appena entrato nel locale, il maiale sudato gli fece un cenno da dietro il bancone.
- Dimmi, Jol.
- Ha chiamato un certo Zollo. Dice che  urgente. Ha lasciato questo numero.
Toni afferr il foglietto, si fece versare un Pernod e si avvi verso il telefono.
Dietro le spalle, i soliti menagrami lo definivano un "fantasma", "irriconoscibile", "solo scheletro".
Si fece passare la linea. Parl con uno sconosciuto. Attese.
- Toni?
- Finalmente. Cominciavo a preoccuparmi.
- Dove e quando.
- Sospel, subito oltre il confine, nel parcheggio del vecchio relais. Domani notte, verso le tre.
- D'accordo. Entro ventiquattr'ore avrai il resto della tua percentuale.
- Sei un signore, Zollo.  stato un piacere lavorare con te.
- Piacere mio. E vedi di goderti le ferie, adesso.


Capitolo 46
Napoli, 2 luglio


Accussi' Steve Cemento non sta cchiu' a Napoli, nisciuno l'arritrov. Trimane dice che parti' assieme a 'u carusu di Agnano. Di primu acchittu mi feci pigghiari dalla raggia, poi tornai calmo, ca Salvatore Lucania li canosce i picciotti, e magari li capisce, e lu sacciu ca non fu colpa sua, gli succedette che chista minchia di paese gli 'nchiumm 'nto stomacu come 'u vino di mmerda, come 'u vino dei niggers di Harlem, e iu lu capisco a Steve, perch 'u stomacu lu tegnu anch'iu. Per Salvatore Lucania deve magari potersi fidari, sapiri che 'u dog non si mette a pisciari dintra a casa, sapere che 'u dog non tiene le pulci o la rogna.
'Stu cornutu, Siragusa, me lo volle mettere propiu all'altizza d'u culu, e Steve Cemento poteva magari essere la vasellina, gli sbirri se la giocarono a paro e sparo, ficiru 'na specie di montatura per vedere se Steve Cemento cantava, comu 'u fantinu di 'sta minchia, o chill'infame camorrista di quannu ca c'erano i dinosauri. E che, pensarono che chistu  nu fstivl, ca vince chiddu ca canta megghiu? Poi, pensarono tutti che Salvatore Lucania  'nu ricchiuni, 'nu faggot di mmerda, ca gli piace la minchia int'u culu?
Per Steve era 'nu bravu picciottu, dopotutto. Iddu non cant.
Ma oramai 'u dog tiene la rogna.


Capitolo 47
Bologna, 2 luglio


- Fuck it!
Zollo richiuse il cofano con un tonfo spaventoso. Pagano si rannicchi nel sedile. Piatto del giorno: cazzi amari.
Zollo sedette al posto di guida e accese una sigaretta. Aveva sonno, non dormiva da due giorni, gli sembrava di avere un mattone al posto del cervello.
- Il carburatore  andato, - disse sbuffando fuori il fumo.
Pagano azzard: - Cerchiamo un meccanico.
- Questa  una macchina americana, capemmerda, qui non ci sono i pezzi di ricambio.
Zollo era furente, era stanco, spossato, ma doveva pensare. Quella notte lo aspettavano oltre confine. Se non arrivava in tempo l'affare saltava e tanti saluti, gli toccava partire con i panetti in valigia e cercare un compratore chiss dove. Troppo rischioso. Ormai Luciano doveva essersi accorto della sua fuga. Il tempo a disposizione stava finendo, non c'era piu' margine, doveva saltarne fuori adesso. Le cose hanno un tempo limite. Andare oltre significa esporsi. Era rimasto esposto per troppo tempo. La fortuna lo aveva assistito, gli aveva fatto ritrovare l'eroina. Non poteva chiedere di piu'. Adesso ci volevano un'idea e una corsa finale. Con quanto fiato gli restava.
Pensa, Steve, pensa. Avrai il resto della vita per dormire quanto vuoi. Adesso devi chiudere la partita.
Fece scattare un doppiofondo sotto il sedile ed estrasse la Smith & Wesson.
Pagano si cag sotto: - U, Stiv, io sono amico tuo!
Zollo gli lanci un'occhiata di sbieco, si infil il revolver in cintura e abbotton la giacca. Poi si cacci in tasca il caricatore di riserva.
Scese dall'auto, apri' il baule, prese la borsa con la roba e la infil nell'abitacolo.
Sganci la ruota di scorta e la appoggi sul sedile posteriore. Col serramanico squarci la camera d'aria e trasferi' i mazzetti di franchi nella valigia. Prima di chiuderla ne mise qualcuno in tasca.
- Scendi.
Pagano non se lo fece ripetere. Rimase in
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