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prepara il cannone: tocca farci pagare anche senza la roba.
- Lo avevate. Poi?
Uno dei vecchi si volta sulla sedia: - Poi era una porcheria, non c'era verso di farlo andare. Allora abbiamo detto a quello che ce l'ha venduto di cambiarcelo e son gi dieci giorni che quel farabutto non si fa vedere.
- Parlate di Ettore?
- No, macch. Gas si chiama, cio, Castelvetri. Gaggia, te che c'hai memoria, come fa di nome?
- Adelmo.
- Adelmo Castelvetri? Sapete anche dove abita? Posso pagare una grossa cifra per quel televisore.
- Mi sa che sta in via Mondo, vero Gaggia?
La cinquantesima sigaretta dall'inizio del viaggio finisce in bocca senza che te ne accorgi. La voce del vecchio: - Quando lo trova, gli darebbe mica due-tre scapaccioni da parte nostra?

Il portone  aperto.
- Ci siamo, eh, Stiv? Sei contento? Non hai piu' la forza di incazzarti.
- Guarda i campanelli, avanti.
Primo piano: Calassi... Mazzanti... Zaccheroni... Secondo piano: Alvisi... Monari...
Castelvetri.
- Chi ?
- Un pacco dal bar Aurora.
Apre. Testa di cuoio tirata a lucido. Riflesso condizionato: un piede contro la porta.
- Ci hanno detto che volete vendere un televisore.
- Un televisore? - il tizio sbianca dal mento alla nuca. - Vi hanno informato male, non ho nessun televisore. Arrivederci.
Spinge la porta senza riuscire a chiuderla. Un colpo d'avambraccio la spalanca di nuovo.
Nell'istante in cui lo afferri per la cintura, la voce del ragazzo: - Stiv, guarda, il televisore!
 per terra, sotto l'appendiabiti. Una ragnatela di crepe avvolge lo schermo.  sventrato.
Resti cieco. Cervello FUORI SERVIZIO. Vedi solo una macchia luminosa. Urli come un grizzly ferito. Il pugno lo colpisce proprio sopra la nuca. Frana per terra. Lo volti con un calcio, gli piombi di peso sul petto. Rumore di costole rotte.
- Dov'? Dimmi dov'!
Lo schiaffeggi. Andata e Ritorno. Si lecca via un dente e prova a parlare.
- Co-co-cosa?
La mano sotto la mandibola, come fosse una bottiglia di champagne da stappare. Un brindisi per Steve Cemento.
- La roba che stava nel televisore, asshole. Tirala fuori. Subito. Salvatore, rovescia questa casa come una carriola di merda.
Panico a livello stellare: - Era vuoto, lo giuro.
- Col cazzo, testa di minchia. Avevi troppa fretta, sulla porta.
- Lo giuro.
Attento. Se adesso ti lasci andare, lo ammazzi. Niente inutili sbavature. Controllo. Stile cementifero.
Frughi una tasca. Fai scattare il coltello. Glielo sventoli sotto il naso.
- Dove?
Il vomito gli impedisce di parlare. Dev'essersi pure cagato addosso.
- Sul letto, de-dentro il cuscino. Non uccidermi, ti prego.
Corri in camera. Sbudelli il cuscino.
Rien ne va plus.
Quindici.


Capitolo 45
Parigi, 1 luglio


All'angolo con Rue des Abbesses un colpo di tosse gli tranci il respiro. Appoggi una mano sul muro e l'altra contro il petto, piegato in due dai conati. Passata la crisi, sfior con la fronte un manifesto del Quattordici luglio e rimase cosi' a riprendere fiato. Un uomo gli chiese se avesse bisogno di aiuto. Aveva piu' o meno la sua et. Doveva averlo scambiato per un ottuagenario malato.
Riprese a camminare. L'afa degli ultimi giorni lo aveva invecchiato di una decina d'anni. La tisi faceva il resto. Due o tre volte al giorno aveva attacchi da restarci secco. Poi si guardava intorno e decideva che no, non era un posto dignitoso per tirare le cuoia. Cessi pubblici, scale della metro, un marciapiede anonimo costellato di merde. Cominciava a pensare che non sarebbe riuscito ad andarsene a modo suo. Forse per questo aveva deciso di prendersi una pausa? Se il colpo alla gioielleria andava in porto, sarebbe partito. Destinazione: Martinica. L'ultimo viaggio del vecchio guerriero indiano che sceglie una bella montagna dove crepare in pace.
No, stronzate. Roba da selvaggi, troppo spirituale. Il Toni di una volta avrebbe riso solo all'idea. Schiattare in pace col mondo! Molto meglio sputargli in faccia l'ultima briciola di polmone. Il Toni di oggi aveva idee piu'
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