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ferro.
Lei gli sfior una guancia con la mano.
- Ti voglio bene, Pierre. Ma non puoi condividere il mio dolore. Nessuno pu farlo.
Pierre torn a sentire il tonfo di quella porta che si chiudeva, lasciandolo al buio.
Non gli venivano frasi brillanti da pronunciare. Non contava l'espressione della faccia o lo sguardo giusto. Rimase li', immobile, mentre lei gli diceva addio.
- Posso chiederti almeno un ultimo abbraccio?
Lei scosse la testa: - No. Meglio di no.
- Un abbraccio non si nega a nessuno.
Lo guard come si guarda un bambino. Si sofferm sulla maglietta attillata e i pantaloni stretti.
- Sembri un pugile pronto a scattare contro qualcuno.
Lo disse con tenerezza. Gli voleva bene. Davvero.
- Addio, Pierre.
Si incammin lungo il vialetto,
Pierre mand giu' il magone. Era cosi' che finiva tutto? Era cosi' che la lasciava andare?
Niente lacrime. Niente voce spezzata. Essere all'altezza delle situazioni.
Strinse i denti, la raggiunse e le mise in mano un foglietto.
Angela lo fiss perplessa.
-  il recapito di una famiglia inglese. Me l'ha dato Fanti, di lui mi fido:  brava gente. Fanti gli scriver, ti aiuteranno. Vai da loro, Angela.
Per un istante vide brillarle negli occhi la stessa luce che l'aveva fatto innamorare.
Capi' che gli sarebbe bastato. Per tutta la vit se necessario.


Capitolo 44
Bologna, 1 luglio


Dieci ore di guida, tre caff, due pasticche di simpamina.
L'alba dalle parti di Siena. Firenze, un'altra pasticca, Bologna.
Parcheggiare la macchina. Dare le consegne a Capemmerda. Dividersi.
Mattinata di sondaggi.
I bar, le piazze principali, i parcheggi dei taxi. Gli autisti di piazza sanno tutto di tutti. Girano, sentono, vedono. Gli autisti di piazza sguazzano nel mercato nero. Trasporti al dettaglio e contatti.
Il sole delle otto scalda la piazza. Un piccione banchetta con una crosta di pane. Capannelli si radunano sotto una specie di castello.
Sono allevatori. Sono contadini. Discutono l'acquisto di vacche, quintali di barbabietole, patate e vitelli. Ma dove cazzo sei finito? Nel Medioevo?
Butti li' qualche domanda. Un certo Ettore, un certo camion. Ottieni sguardi persi. L'identikit si diffonde come un'eco. Uno che fa trasporti tra Napoli e qui. Ottieni commenti indecifrabili e oscillare di teste. Ultima inquadratura: lo zotico in primo piano ha i baffi a manubrio piu' incredibili che si siano mai visti.
Punti su un bar dall'altra parte della strada.
- Stiiiiv!
Ti corre incontro sbracciandosi e urlando. Congeli gli occhi e schiacci l'indice tra naso e mento. Quando cazzo impara a starsi zitto?
Arriva a tiro. Gli arpioni una spalla, lo trascini al muro.
- Che minchia urli?
Parla sottovoce adesso. Capisci appena quel che dice.
- L'ho trovato, Stiv, sei contento? Tiene un capannone proprio dietro il nuovo ospedale, dritto per di qua.

Il nuovo ospedale  un enorme cantiere polveroso. L'uomo blocca la ruspa e indica oltre le impalcature la zona dei capannoni.
Depositi di laterizi, rimesse delle ferrovie, discariche di rottami. Tiri il freno a mano, scendi, domandi. Esci, risali, innesti la marcia.
Il sonno schiaccia la testa. La simpamina lo rispedisce al mittente. Centro al quarto tentativo. Un tizio con l'aria del coglione.
- Ettore non c',  via per consegne.
- Non importa: forse potete aiutarmi anche voi. Sto cercando un televisore. Il signor Cammarota, di Frosinone, mi ha detto che dovreste...
Il coglione interrompe. - Un televisore? Si', si', aspettate, mi pare di ricordare. Un televisore bello grande?
- Bello grande, si'.
- Allora  lui. L'abbiamo consegnato in un bar di San Donato.

Bar Aurora. Ci siamo.
Spingi la porta, un'occhiata in giro. I vecchi alzano la testa dalle carte. Niente televisori, ma un'altra stanza sul fondo e lo schiocco delle palle sul biliardo. Una speranza.
- Desidera?
- Solo un'informazione: cerco un televisore, grande, di marca americana, mi hanno detto che qui ne avete uno.
- Lo avevamo.
Shit! Togliete la calamita dallo zero. Toni,
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