<A HREF="54_secondaparte068"><</A>
non ce ne andiamo l, Stiv, li andiamo a cercare, li compriamo e veniamo qua a venderli, eh, Stiv? A tutti quei ricconi sfondati di soldi che queste cose gli piacciono assai. Certo, prima dovremmo andare a parlare con quel capo della citt. Se no si incazza, o no, Stiv?"
Durban.
Citt del Capo.
Sudafrica. Perch no?
Lontano. Caldo. Mare. Affari.
Improvvisare, poteva essere la soluzione.
Citt del Capo. Perch no?
Il ragazzo aveva culo. Lo aveva dimostrato. Indicava la strada.
Se lo sarebbe portato dietro. A Napoli non poteva restare. Poi avrebbe deciso lui.
La pallina  in movimento, Steve.
Un'ombra sta oscurando il sole.
Non si pu essere Cemento tutta la vita.


Capitolo 43
Bologna, 30 giugno, poco dopo l'eclisse


La Certosa era semideserta. Non era giorno di visite ai morti. D'estate la gente vuole pensare alla vita, poi quasi tutti erano in piazza o sui colli a guardare l'eclisse.
I cimiteri non gli mettevano tristezza. Quando gli capitava di andarci si trovava sempre a leggere i nomi sulle lapidi, con le date, le foto, le frasi in latino, e a chiedersi che tipo di vita si celasse dietro ognuna delle tombe. Immaginava esistenze bruciate in un lampo, o consumate a lungo, fino all'ultima goccia. Pensava ai parenti e agli amici che quelle persone avevano lasciato.
Era in anticipo e ingann il tempo facendo la stessa cosa. Gironzol l in mezzo, con i fiori in mano. Quando il cuore cominci a pulsargli forte seppe che era arrivata. Alz lo sguardo e la vide.
Non le and incontro, prese il viottolo e raggiunse la tomba, fermandosi ad aspettarla li' davanti.
Anche Angela aveva portato dei fiori. Gigli bianchi.
Pierre pens che quella donna aveva piu' classe di tante figlie di borghesi. Era una cosa innata, forse. O semplicemente era gusto, attenzione ai particolari, stare al mondo con grazia.
La foto di Fefe lo ritraeva sorridente.
Doveva dirglielo. Doveva dirle tante cose e non sapeva da dove cominciare.
Lei lo guard. I suoi tratti erano piu' distesi e aveva una strana luce negli occhi.
Pierre ne fu quasi spaventato.
Lei deposit i fiori nel vaso.
- Volevo dirti che ho deciso di andare via.
La frase lo colpi' come un pugno allo sterno.
Gli usci' solo un mormorio: - Dove?
- Ancora non lo so. Ho un po' di soldi miei da parte. Ma qui non posso piu' restare.
Doveva chiederglielo, adesso o mai piu'.
- Vieni via con me. Anch'io voglio partire. Non ne posso piu' di tutto questo.
Angela gli regal l'abbozzo di un sorriso, il primo dopo settimane.
- No, Pierre. Vado via da sola.
Le parole gli rimasero intrappolate in bocca.
Pierre percepi' un male profondo dentro di lei, qualcosa che l'avrebbe segnata per sempre, una barriera di odio e dolore eretta contro il mondo.
Lei volse lo sguardo sulla tomba.
-  l'unico modo per dare un senso a quello che  successo. Perch Fefe non sia morto per niente. Lui voleva che io fossi libera.
- Voleva che tu fossi felice, Angela.
- Quando ha capito che non potevo esserlo, ha deciso di liberarmi. Ci ha dato una lezione, Pierre, l'ha data a tutti quanti. Lui era troppo debole per ribellarsi. E io adesso sono troppo triste. Per tutta la vita non ho mai potuto scegliere. Qualcuno, qualcosa ha sempre scelto per me. Il bisogno, la sfortuna. Adesso sono sola. Voglio ricominciare da capo, in un altro posto. Qui ci sono solo brutti ricordi.
A Pierre venne voglia di piangere, ma si trattenne.
- Anch'io sono un brutto ricordo?
Di nuovo quel mezzo sorriso: - No. Ma anche tu devi decidere da solo. Non puoi continuare a stare in bilico. Quello che hai non ti basta e quello che vuoi non posso dartelo io.
- Io voglio te.
- Non  vero. Nessuno di noi due sa quello che vuole. Sappiamo soltanto che qui non abbiamo futuro. Per questo dobbiamo andarcene, ognuno per la sua strada.
Angela gli sembrava gigantesca, come se l'avesse sempre sottovalutata, come se adesso la persona che aveva amato fosse un'altra, mille volte piu' dura e forte di lui. Il dolore l'aveva incisa a fondo, resa di
<A HREF="54_secondaparte070">></A>