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Nessuno.
Cerc di calmarsi. Intanto bisogna che la nascondi. Poi devi telefonare a Fattori e dirgli che il televisore non lo vendi piu'. Poi se trovi uno schermo nuovo ci metti dentro dei mattoni veri e lo rivendi. Ma intanto bisogna che nascondi quella roba.
Potenzialmente, sei molto ricco.


Capitolo 42
Napoli, 30 giugno, ore 13, durante l'eclisse parziale di sole


Tre uomini fanno naufragio su un'isola deserta. Un americano, un tedesco e un napoletano. Dopo alcuni giorni hanno bisogno di cibo, energia, vitamine. Decidono di dividersi e cercare della frutta. Chi porter il frutto piu' buono, nutriente e benefico alla salute, sar il capo.
Dopo alcune ore tornano. L'americano, senza esitare, sfodera il suo raccolto: - This is banana. It's good to eat. But it's good for sex, too -. Buona per mangiare, buona per chiavare.
Il tedesco lo guarda perplesso, poi sorride e mostra fiero il suo frutto: - Das ist ananas. Buono da manciare, molto buono per fostri reni. Pulisce orcanismo.
Tocca al napoletano, che li guarda entrambi, poi, trionfante, schiaffa sulla sabbia il suo bottino: - Mi dispiace per voi, signori, ma avete senza dubbio perso. Anche questo frutto  molto buono, e in piu' fa bene a due cose assolutamente fondamentali. Mango p'a capa e Mango p'o cazzo.

L'aveva raccontata il ragazzo. Durante il lungo viaggio di ritorno dalla Francia. Non aveva mai smesso di parlare. Capemmerda. Roba da pazzi, ci mancava solo lui. Salvatore.
Cosa doveva fare? Liberarsene, farlo sparire?
No.
Sei diventato vecchio, Steve?
Il ragazzo sapeva quasi tutto. Senz'altro troppo. Aveva una vocazione naturale a cacciarsi nei guai, ma sprizzava energia, vita, da ogni centimetro di pelle.
L'istinto diceva: il ragazzo non  il problema. Hai altri problemi.
"Che adesso tutti la cercano, tutti la vogliono, questa nuova meraviglia del progresso, non  vero, Steve?"
Merda. Il vecchio sapeva tutto? Sproloquiava solo per dare aria alla cazzo di bocca?
Molta attenzione, Steve. La pallina sta girando.
Rien ne va plus.
Il numero giocato, sempre lo stesso. Quindici. I chili fottuti a Luciano. La pensione. Tre gi a destinazione, piu' dodici dentro il McGuffin. Il televisore. A Bologna. Cazzo. "Stiiiv! Non hai un'idea, non ti puoi nemmeno immaginare cos'abbiamo fatto io e Lisetta. Anche con l'aiuto della tua macchina,  chiaro. Prova a indovinare, Stiv, prova. No? Vabbe', te lo dico io: l'abbiamo trovato. Sta a Bologna".
Si', ok, Bologna. Poteva avere ragione. Ma in mano a chi? Poi, dopo tutto questo tempo, la polvere stava ancora l dentro?
Quasi impossibile.
Il rendez-vous oltre frontiera era imminente. Toni testa-di-morto fremeva per incassare la sua ultima commissione. Monsieur Alain aveva addosso il fiato puzzolente dei suoi amici parigini: artistoidi, puttanieri e musicisti strafatti.
"Ho parlato con Albert Anastasia: a fine anno torni con loro. A New York. Gi mi vengono i brutti pensieri per quando non sarai piu' con me".
Luciano. Il bastardo piu' figlio di puttana della Terra. Occhio spento guardava lontano. Dietro gli angoli, dietro i muri. Dentro gli ippodromi, dentro i televisori. Per questo era ancora vivo. E ancora il capo.
Quante possibilit si dava? Domanda inutile, ormai.
Bisognava muoversi. Rien ne va plus. Tentare. Il triplo salto mortale di Cemento Zollo.
Bologna. Il camionista.
Oltre confine. Alain il ciccione. Con o senza la polvere: schemi diversi, stesso risultato.
Parigi. Aeroporto.
Verso dove? Esisteva un buco di culo che la minchia di Luciano non potesse sfondare?
"Mentre giravamo il film, Stiv, c'erano due tipi, italiani pure loro, che parlavano di un riccone di quelle parti, uno tipo l'imperatore cinese, che si  comprato un diamante enorme, un coso cosi' che costa non so quanti milioni. Dicevano che si chiama Durban. Il diamante. E che viene dalla Citt del Capo, che sta in Sud Africa. E che in Sudafrica, in questo posto,  pieno, hai capito Stiv, pieno di questi diamanti. Tanto che mi veniva di pensare: ma perch
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