<A HREF="54_secondaparte063"><</A>
i debiti, le corna, i problemi e il fatto che non contano un cazzo, sei d'accordo, Steve? Ma adesso tutti sbavano per avere l'apparecchio tivvu', e chi non se lo pu permettere fa altri debiti. Si preoccupano tanto dei comunisti, ma il comunismo, Steve, qui non attaccher mai, te lo dico io, non solo perch ci siamo noi, ma perch gli italiani sono troppo pigri, gli piace troppo vendersi il futuro per arrangiare il presente, guadagnarsi la giornata e ingravidare tutte le femmine che toccano. No, Steve, niente comunismo qua. Troppa fatica.
- Niente comunismo, don Salvatore.
- Levami una curiosit, Steve, ma 'stu picciottu ca ti porti appresso,  fidato? Avete qualche affare insieme, la madre ti stira la minchia tutti i giorni, fammi capire.
- Don Luciano, il ragazzo  uno che porta le scommesse all'ippodromo. Come dicono qua,  un bravo guaglione. Sveglio anche. Ma non tiene esperienza.  andato in galera all'inizio dell'anno per una storia di un furto, e mentre stava dentro, il commissario rotto in culo che mi sta addosso gli ha fatto parecchie domande sulle nostre cose e su di me. Quando  uscito, era spaventato,  venuto a cercarmi, a dirmi tutto, che non era un infame, che stava a disposizione. Allora ho pensato che era meglio che per un po' me lo portavo appresso, cosi' nessuno gli poteva fare altre domande o proposte strane. Comunque, don Salvatore, il ragazzo  responsabilit mia, non vi preoccupate.
- Va bene, Steve, vedi tu, basta che non fa puttanate, hai gi abbastanza rogne, non  vero? A proposito, l'ultima cosa, Steve: a fine mese andr via per qualche giorno, a Meta di Sorrento, nella dimora di quel Cavaliere del lavoro a respirare un po' d'aria buona e a sucarmi quelle meravigliose granite di limone. Una settimana, dieci giorni al massimo. Vorrei che rimanessi in citt fino al mio ritorno: vieni a dare un'occhiata alla casa, vai dai ragazzi al porto, qualche giro di riscossione, ti fai aiutare da Vic.
- Veramente, don Luciano, mi sento un po' stanco. Vi volevo chiedere qualche giorno di riposo.
- E certo, Steve! Come no! Che non lo capisco che anche Steve Cemento  un uomo in carne e ossa?  la prima volta che ti sento dire questa cosa, sai? C'avevo pensato gi io, comunque. Quando torno ti prendi un mese intero e te ne vai dove vuoi, Steve, a trapanare puttane a ripetizione. Io lo so che tu ci soffri a stare qua, che non lo di a vedere per rispetto, che New York ti manca come l'ossigeno. Ho gi parlato con Albert Anastasia: ho detto che alla fine dell'anno torni da loro. Mi immagino la faccia! Chi non vorrebbe Cemento a occuparsi dei propri affari?
- Don Luciano, grazie. Per me  un onore stare a vostra disposizione. Anche se non dovessi piu' rivedere New York.
- No, Steve, tu meriti ogni apprezzamento, gi mi vengono i brutti pensieri per quando non sarai piu' con me.


Capitolo 39
Genova, 27 giugno


- Sei sicuro che  la direzione giusta?
- Ma si', ci sono gi venuto.
Il dedalo di viottoli e capannoni scorreva sempre uguale fuori dal finestrino.
- Quando finisce 'sto porto?
- Mai. Per questo  un buon posto per il contrabbando. Quando la trovano la merce gli sbirri in 'sto casino!?
Parcheggiarono il camion. Ettore e Pierre scesero davanti alle fiancate imponenti delle navi, che battevano bandiere di mezzo mondo.
Pierre si incammin dietro il compare con lo sguardo in alto. Le gru lavoravano a ritmo continuo, gli scaricatori si lanciavano sacchi da mezzo quintale come palloni da calcio. Ettore gli diede di gomito e tese i bicipiti, ridacchiando sotto i baffi.
- Come hai detto che si chiama la nave?
- Querida. Viene dal Venezuela.
- Com' la bandiera del Venezuela?
- E che cazzo ne so.
- C' da fidarsi di 'sto Paolino?
- A occhi chiusi. Ha fatto il partigiano, di quelli duri. Durante la guerra le SS l'hanno torturato, gli hanno spaccato tutti i denti e lui non ha detto beo.
Le lettere nere campeggiavano sulla fiancata grigia: Querida, e sotto, piu' in piccolo, Caracas.
- Eccola.
Ettore si avvicin
<A HREF="54_secondaparte065">></A>