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peggiori in assoluto dicevano che non era niente, oppure ti trattavano da scemo se non trovavi geniali i loro consigli.
Detto questo, togliersi il groppo a qualcosa serviva, se capitava l'occasione con la persona giusta. Il difficile era capire da dove iniziare.
- Mio padre vuole tornare in Italia, - disse alla fine rivolto alla tazzina. - E ha chiesto di interessarmi alla questione, ma a me non sembra una gran buona idea. Cosa posso fare per lui? Sono due mesi che me ne capitano di tutti i colori. Se potessi, anch'io cambierei aria volentieri.
Si ferm un attimo, un'occhiata ai fiori della terrazza. Serviva un nuovo punto d'origine.
Riparti' da Angela. Spieg di Fefe e di Montroni, senza omettere niente, come davanti allo specchio. Come se Fanti si fosse dissolto, tra le note di Woody Herman e i vapori della teiera.
- E non  mica finita, il bello deve venire: per pagare quelli che mi hanno portato in Jugoslavia, mi ero impegnato a lasciargli usare la cantina del bar come deposito per delle sigarette americane, capite? Insomma, si', di contrabbando. Il marito dell'Angela l'ha saputo, perch mi teneva d'occhio, e voleva farmi beccare dalla polizia. Solo che lei l'ha sentito, mentre ne parlava al telefono, e me l' venuto a dire. Ho fatto appena a tempo a mettere le cose a posto. Poi l'Angela m'ha chiesto un grosso favore, e a quel punto mica potevo dir di no. Voleva che di nascosto andassi alla clinica di Montroni, per vedere se in un certo archivio c'era per caso la sua firma dove si diceva che Ferruccio doveva smettere di prendere quella famosa medicina. Io l'ho fatto e la firma c'era. Adesso lei litigher di brutto col marito e lui se la prender con me, per gelosia, e pare che sappia anche della Jugoslavia e chiss cos'altro pu tirar fuori,  un pezzo grosso del partito, anche se dice delle balle, la gente gli crede.
Nonostante tutto, l'espressione di Fanti tradiva un certo stupore. Un po' per le cose che aveva sentito e un po' perch non era sicuro di aver afferrato tutti i passaggi. Rest col mento in una mano, quasi immobile, finch non fu sicuro che Pierre non aveva altro da aggiungere.
- Dunque tuo padre ha deciso di tornare nel momento peggiore.
- Direi. Eppure ne ha avuto di tempo, per decidersi.
- Gi, ma prima le cose andavano diversamente.
- Anche per me, professore, ve l'assicuro. Poi mio padre non  stupido: se di punto in bianco mi chiede di pensare al suo ritorno, vuol dire che  davvero messo male. Lo sa anche lui che ho ben poco da offrirgli.
- Prima dicevi che cambieresti aria volentieri.
Ancora una volta, Fanti evitava domande dirette. Piuttosto, ti rilanciava quello che avevi gi detto, te lo faceva spiegare e analizzare piu' a fondo.
- Si', professore, se potessi, andrei via, fuori dall'Italia. Non l'avete detto voi che i viaggi sono cambiamenti? Quando sei in un vicolo cieco, rimpiangi sempre di non poter volare.
- Perch, non puoi?
- E come faccio, professore? Voi siete uno che ha viaggiato, sempre in giro, a voi sembra naturale che uno prende e se ne va. Ma io c'ho mille difficolt: non so dove andare, non ho i soldi per andarci e l'unico passaporto che ho  falso. In piu' ho un padre da aiutare, pure lui senza un soldo, con una pena da scontare in Italia e la polizia politica di Tito alle calcagna. Che altro?
- Direi che cambiare paese potrebbe essere la soluzione per tutti e due.
Pierre annui' rassegnato. Quella soluzione gli era gi balenata in testa ma alla fine sembrava creare piu' problemi di quanti ne risolvesse. Poteva chiedere a Ettore di assumerlo in pianta stabile, il tempo necessario per guadagnarsi due nuovi espatri clandestini. Ma quanto sarebbe andata avanti la storia? Quanto ci avrebbe messo Montroni a farlo sbattere dentro con un'accusa piu' grave? Come avrebbero campato una volta arrivati all'estero?
L'esplodere dei tromboni copri' le parole di Fanti.
- Come dite, professore?
- Dicevo: se pu esserti utile, in Inghilterra ci sono i parenti di mia moglie. Sono persone gentili, ti
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