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la tensione. Nesti: Pugnace e risoluto, ha profuso nella lotta tutte le sue risorse, brillato per continuit ed efficacia...
- Oi! Io vi saluto, vado da Franco a vedere il primo tempo, poi torno qua.
- Vengo con te, va' l, chiss se c' ancora posto.
- Cosa vi avevo detto, io? C'era da fidarsi di quel pelato? - il tono di Garibaldi si fa pesante.
... Ha spesso cercato d'inserirsi all'attacco e ha passato molti palloni alla prima linea, tenendo i collegamenti con perizia...
- Allora?
- Io rivoglio le mie cinquemila lire, cos' 'sta buffonata?
- Non conta dirlo! - Garibaldi si agita. -  tutta colpa di quel farabutto l, - indica Gas, vicino alla porta. -  lui che c'ha dato la fregatura.
Le quattro in punto. Adesso. Comincia adesso.
- Cosa c'entro io? Cosa ne sapevo? Perch dovete prendervela con me?
Melega agguanta il procacciatore d'affari per il nodo della cravatta e lo attacca al muro.
Garibaldi gli si incolla alla faccia, o meglio al mento, e si mette a sbraitare. -  sempre la stessa storia! Solo delle fregature, anche agli amici, anche a tua madre le tireresti. Delinquente! Vagabondo!
Il bar Aurora si svuota. Chi esce sdegnato, chi di nascosto, chi di corsa, chi scuotendo la testa. Restiamo in pochi, indecisi se val piu' la pena Italia-Belgio o Gas che le prende.
Capponi si fa largo tra le sedie seguito dal fratello. Incazzati neri.
- Questa Gas non ce la dovevi fare. Hai visto quanta gente c'era? Ci parli tu, adesso, con Benassi?
- Parlare? - interviene Bortolotti. - Altro che parlare! Fossi in te, Capponi, mi farei risarcire. E il ragazzo, qui, fa in modo di trovare subito un altro televisore.
- Un altro? - protesta Gas. - E dove lo trovo, per questo prezzo? Era un'offerta speciale, un prezzo straordinario.
- Te lo trovi, va' l, - il dito di Melega gli finisce quasi in un occhio. - Altrimenti veniamo a trovarti noialtri.
E sulla minaccia del nostro cow-boy, la voce del radiocronista impone la tregua.


Capitolo 36
Bologna, 22 giugno


- I regret to be a bad student, - comment Pierre dopo l'ennesimo sbaglio.
Fanti sorrise, sorseggi il t e corresse l'errore enne piu' uno: - Non sarebbe meglio dire: I regret I'm a bad student?
Pierre nascose la faccia tra le mani: - Questione di coerenza, professore: non posso azzeccare la frase in cui dico di essere un pessimo alunno.
- Giusto. E comunque sarei io un pessimo professore se non capissi che non  la tua giornata.
- Purtroppo non  questione di giornate, professore... Col solito savoir faire, Fanti evitava domande dirette. Si limitava a versare il t, ad annusarlo, a sorbirlo con sguardo perso. Riusciva a metterti a tuo agio con i gesti piu' semplici e banali, mai sopra le righe. Se volevi parlare, era pronto ad ascoltarti. Se volevi un consiglio, non si tirava indietro. Purch il silenzio fosse addomesticato dai fachiri del jazz e non ci fosse da pulire la colombaia e accudire i piccioni.
Il t wulong, col suo gusto di nocciola, dissetava il palato. L'orchestra swing dissetava le orecchie. I pensieri di Pierre si inaridivano. Il padre, Ettore, Montroni, Angela. Non aveva parlato con nessuno, nemmeno coi moschettieri, che ormai avevano rinunciato a trascinarlo in balera. Gli pareva che nessuno potesse capire una situazione tanto intricata, tutt'al piu' ci avrebbero ricamato su una chiacchierata da bar, e tanti saluti. Mica potevano aiutarlo. Non gli piaceva raccontare in giro gli affari suoi, punto e basta. Angela diceva che era tutto orgoglio. Pierre la chiamava dignit. Comunque d'accordo, una punta d'orgoglio, ma non solo.  che novanta volte su cento, conoscevi gi le reazioni di tutti: qualcuno ti compativa, e ti faceva rimpiangere di non essere stato zitto; un altro suggeriva distrazioni, donne, vino, bagordi, senza capire che quando sei pronto per quelle o stai gi meglio o sei all'ultimo stadio, ed  la via intermedia che ti fa star male, un altro ancora cominciava a raccontarti i suoi, di problemi, e non avevi proprio la testa per ascoltare, i
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