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ascoltare, va'!

Lisetta era tornata a fare il broncio. Mannaggia, forse avevi sbagliato tutto. Forse dovevi andare a Frosinone da solo, poi passare a prenderla e portarla al mare, allora si' che avrebbe funzionato, anche se la macchina, bella, lucida, di lusso, non era proprio la tua, i vestiti non erano adatti a una scampagnata, i soldi del casin ce li aveva Stiv e il film, non ti ricordavi il titolo e sarebbe uscito soltanto l'anno prossimo. Che ci vuoi fare.
Si', senza dubbio era meglio cosi'.
Arrivati a Frosinone Lisetta s'era impuntata, che in macchina non voleva restare, nemmeno una mezz'oretta, e che in quel paese di cafoni non c'era niente da vedere e se non te la portavi dietro eri un cafone villano pure tu.
Per fortuna, Cammarota l'avevi trovato subito e senza far troppe storie ti aveva raccontato tutto del televisore: se l'era caricato il bolognese, un certo Ettore, lo stesso che l'aveva portato a Roma, uno che teneva il camion e faceva dei trasporti di merce tra Napoli e il Nord. Si', poteva essere il 2, il 3 di giugno. Se lo prendeva volentieri, aveva detto, perch sapeva pure a chi piazzarlo, a Bologna, forse, oppure a Milano.
Bravo Cammarota. Bravo Kociss. Ettore il bolognese. Stiv sar contento.
- Cos' questa storia del televisore?
- Come dici? Il televisore? Boh, ne so quanto te,  una cosa che interessa il mio amico Stiv, che adesso  molto impegnato, e allora m'ha chiesto il favore di occuparmene io, perch sa che di me si pu fidare.
- E ti sembra normale che uno manda un amico fino a Frosinone per chiedere di un televisore?
- E che ne so io? Quello mi ha chiesto un favore, e io glielo faccio, non sto li' a chiedergli questo e quello, se no che favore , scusa?
- Salvato', tu si' scem'!
Passato Cerpano, un chilometro prima di San Giovanni Incarico, vedi questo lago, gli alberi, l'ombra. Metti la freccia, imbocchi la sterrata, arrivi proprio sulla riva. Sono quasi le sette, fa meno caldo, si prepara un tramonto spettacolare tra acqua e nuvole.
Spegni la macchina. Lisetta sbadiglia. Ti togli le scarpe e metti i piedi a mollo. Lisetta sbadiglia. Ti bagni la fronte, ripassi il nome di quel tizio del camion, Ettore il bolognese, non te lo devi scordare. Lisetta sbadiglia.  stanca. Ha lavorato fino a tardi. Si addormenta.

Dorme.
Si sta perdendo il tramonto spettacolare. Si gira su un fianco, le si scoprono le gambe, un terremoto di carne. Non ha reggiseno. Cose da uscire pazzi.
Non le faresti mai un torto a Lisetta, mai. Per un bacio, cosi', di sfuggita, giusto per darti una calmata, per non fare di peggio. Un bacio, piccolo cosi', niente di importante. Lisetta, mi fai uscire pazzo.
Ecco. Un bacio.
- Salvatore, e che fai?


Capitolo 35
Bologna, bar Aurora, 20 giugno


Silenzio improvviso. Quasi magico.
Cuori e fiati galleggiano sospesi tra fumo e soffitto.
Le bocche si arrotondano, i sospiri si sprecano. Oooh, Ecco, ecco, guarda li' che lavoro!
Niente piu' Rocky Marciano contro Ezzard Charles. 'Sti negri, anche da vecchi, son sempre delle bestie.
Niente Guatemala, la riforma agraria, l'attacco ignobile degli Usa per difendere gli interessi della United Fruit.
Niente Ethel Rosenberg, giusto un anno fa. Gi un anno? Mo soccia, come passa...
Niente piu' il ciclismo  morto, qualcuno dovrebbe intervenire, bisognerebbe sospendere gli "assi" dalle corse, lo sciopero sul Bernina, pigliano troppi soldi, Coppi s' rincoglionito, il "Carlino" dice che ha l'amante, "L'Unit" no, dev'essere un attacco clericale a uno sportivo di sinistra, comunque non  piu' lui, Bartali c'ha quarantanni e ci mette piu' grinta, altro che "bombe".
Anche Benfenati ha smesso di parlare.
Trasportato dai fratelli Capponi, come un antico faraone, l'apparecchio entra nella sala del trono.
Il bar Aurora non  mai stato cosi' pieno. Ci sono tutti. Quelli che non si vedevano da mesi. Quelli che la moglie li tiene sempre a casa. Quelli che non tifano Bologna. Quelli che hanno dei debiti e si', si', li pagheranno domani. Quelli che 
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