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infermieri teneva la testa sulle braccia conserte, a Pierre parve di percepire un lieve russare.
L'altro sfogliava un giornale.
Pierre si mise carponi e avanz fin sotto il banco delle accettazioni.
Respirava piano e si muoveva lento. Bastava lo scrocchiare di un osso per tradirlo.
Gli uffici erano in fondo al corridoio, girato l'angolo. Almeno sei-sette metri da percorrere allo scoperto.
Pierre pens a quando da bambino si nascondeva da zia Iolanda che voleva fargli il bagno nella tinozza. Lo cercavano dappertutto. Lui si convinceva che se non li avesse guardati, nemmeno loro l'avrebbero visto. Si sdraiava in un angolo, tra le stie dei polli e abbassava la testa. Poi aspettava, immobile. Strategia dello struzzo.
Si stese lungo per terra e cominci a strisciare piano, un centimetro alla volta. Se i suoi movimenti erano impercettibili, forse non avrebbero distratto l'attenzione del guardiano dal giornale. Se lo sguardo dell'infermiere rimaneva fisso sulle pagine, non avrebbe notato la massa scura lungo il pavimento.
Prosegui' cosi', col naso sul linoleum, come un lombrico.
Si pieg per costeggiare l'angolo, senza accelerare, contorcendosi e soltanto alla fine tirandosi dietro le gambe.
Era passato.
Si alz in piedi, incredulo e arriv alla porta dell'ufficio.
L'apri' spingendo il peso verso l'alto, per evitare che i cardini cigolassero, quanto bastava per infilarsi dentro, e se la richiuse alle spalle.
Estrasse la torcia elettrica e cominci a frugare nello schedario.
Malavasi... Malossi... Mambrini... Manaresi.
Manaresi Ferruccio.
Il fascio di luce illumin la cartella clinica. Un lungo elenco di medicinali, somministrazioni e dosaggi, con accanto le firme dei dottori.
Nella testa, la voce di Angela gli suggeriva cosa cercare: "Controlla il periodo in cui Odoacre  andato a Roma. Controlla se prima di partire ha sospeso la medicina a Fefe e quando hanno ripreso a dargliela".
Pierre trasali'.
Le date coincidevano.
Le firme del dottor Montroni anche.
Pierre capi'.
Pierre senti' la pelle accapponarsi sotto i vestiti.
Pierre stette male per Angela.
Il giorno prima di partire per Roma, Montroni aveva sospeso la cura a Ferruccio.
La "ricaduta" di Fefe.
Montroni abbandona il convegno e torna a occuparsi della famiglia.
Padrebuono Montroni risolve le cose.
Il marito premuroso salva il fratellino della moglie.
La moglie fedifraga che lo cornifica con un ballerino di filuzzi.
La moglie si sente in colpa e capisce che senza Odoacre il Magnifico non pu stare.
Un'altra scossa di brividi. Sudore freddo. Gocce sul naso.
Fefe aveva capito.
Il gioco sporco di Montroni. Fefe non poteva dirlo. Fefe era matto. Fefe non era credibile. Fefe era incastrato. Anzi, era incastrata Angela. Fefe era l'arma in mano al marito becco.
Fefe non poteva accettarlo. Amava sua sorella. Non voleva essere la causa della sua infelicit.
Porca madonna!
Pierre barcoll, trattenne un colpo di tosse.
Senti' la nausea salirgli dallo stomaco.
Senti' lo schifo in gola e le vertigini.
Fefe non aveva voluto starci.
Fefe non aveva retto.
Fefe aveva deciso di vendicarsi del cognato.
Nell'unico modo possibile.
Togliendogli l'arma dalle mani.


Capitolo 34
Lago di San Giovanni Incarico, 18 giugno


Dorme.
Dice che  molto stanca, che ha lavorato fino a tardi.
Mannaggia, ma che deve fare un cristo?
La vai a pigliare sotto casa con una fuoriserie che pare un motoscafo. La macchina di Stiv, quel grand'uomo, prestata apposta per l'occasione. Cio, non certo per Lisetta, anzi, se viene a sapere che mi sono fatto accompagnare, capace pure che mi spara. C'ho ancora in tasca il biglietto che m'ha fatto avere assieme alle chiavi, povero Stiv, cosi' sto sicuro che non mi scordo le cose.

Salvatore, niente minchiate. Queste sono le chiavi della mia macchina. Sta nel cortile di casa, in corso Vittorio Emanuele. La prendi. Vai a Frosinone, dritto, trovi Cammarota, domandi del televisore e torni indietro, subito. Vai da solo. Non ne parli con nessuno. Muto. 
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