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Angela aveva detto: sa pure della Jugoslavia. Nicola non gli rivolgeva piu' la parola: lo show della cantina l'aveva fatto imbestialire.
Montroni sapeva.
A incasinare oltremodo la situazione, quella mattina, una lettera da Pisa. Mittente: Gruppo colombofilo "Ali del Tirreno". Dentro: due righe di spiegazione e un messaggio di Vittorio Capponi.
Suo padre. Nascosto in uno stazzo abbandonato sulle montagne al confine con l'Albania. Suo padre, poche parole. Con la Jugoslavia ho chiuso. Informati sulle condizioni per un rientro in Italia. Ti abbraccio. Vittorio.
Pierre controll l'ora sul polso di un passante. Caldo afoso e opprimente. Il sole, disteso sulla via Emilia, bussava a Porta San Felice.
Doveva sdebitarsi con Ettore.
Doveva pensare al rientro del padre.
Doveva ricambiare Angela per avergli salvato il culo.
Doveva troppo a troppa gente.
Angela aveva buttato li' un sospetto. Penso che la morte di Fefe abbia a che fare con una medicina. Dovevano scalarla e invece l'hanno sospesa. Ho chiesto a Odoacre: dice che non  vero, ma non mi ha convinta. Penso che ha paura. Paura di ammettere che Fefe pu essere morto per quello. Paura che io lo od per il resto della mia vita. Paura che io e te riprendiamo a vederci.
Il martello pneumatico gli squass i timpani. I lavori del nuovo ospedale procedevano. Rumore assordante: il tram lo super senza farsi sentire. Rinunci a correre.
Chi poteva aiutare suo padre? Di solito, faccende simili le sbrigava il Partito. Ma Vittorio Capponi era rimasto con Tito quando Mosca e gli altri compagni l'avevano mollato. E adesso che Tito e l'Unione Sovietica si riavvicinavano, lui stava con Djilas. Cosi', non gli restava che chiedere aiuto al figlio Pierre, che non aveva una lira, che doveva restituire dei soldi e non sapeva come fare, che era stato lasciato dalla sua donna, che era preso di mira dal marito di lei, un pezzo grosso della Federazione di Bologna. Che ci tornava a fare, in Italia? Cinquant'anni passati, due volte vedovo, in odore di galera, senza un lavoro, bollato come "titofascista". Bella prospettiva.
Pierre attravers i binari e infil il sentiero in mezzo alle stoppie. Il capannone era coperto dagli alberi. Intravide il camion. Stavano scaricando.
Super una discarica improvvisata di laterizi e pneumatici. Sistem i capelli e comparve sullo spiazzo polveroso. Ettore sbuc dietro il cassone e fece cenno di entrare. Un forno di quattrocento metri quadri.
Si stropicci i baffi e salt i convenevoli: - Allora, dimmi di questa cantina.
- Niente, Ettore, ci hanno beccato.
- Questo lo so. Come?
Allarg le braccia. - Non saprei. Una soffiata?
- Qualcuno che vi ha visti scaricare.
- Probabile.
- Noi siamo tranquilli. Qui non s' visto nessuno.
Pierre si accese una sigaretta e porse il pacchetto: - Non credo sia una cosa grossa. Penso si limiti al bar Aurora.
- Lo penso anch'io, - sorrise Ettore. - E penso che non mi stai raccontando tutto.
- Come?
- Hai capito benissimo.
Pierre alz le mani sopra la testa, palme avanti: - D'accordo, d'accordo: il fornaio dall'altra parte della strada.  una vecchia questione di donne. Pensavo gli fosse passata, invece ce l'ha ancora su con me, a quanto pare.
Dal silenzio che segui', Pierre dedusse che stava a lui di nuovo: - Allora, Ettore, come facciamo adesso?
- Eh. Come facciamo?
- Sono nella merda, guarda: non so dove trovarli, tutti quei soldi.
- Hai mai pensato di darti alla rapina?
- Non credo di essere capace, ma tra un po' non mi rester molto altro.
- Un'alternativa c' ancora. Abbiamo molte richieste, in questo periodo. Tre o quattro viaggi per una ditta di carburante agricolo riconvertito, piu' i soliti traffici. A quelli del carburante dovremmo dire di no, ma se avessimo uno spallone in piu', potremmo accettare. Che ne pensi?
Fare il contrabbandiere, ci mancava solo quella. Quindi, tanto valeva accettare: peggio di cosi'... Rispose che ci avrebbe pensato. Poi aggiunse:
- Quattro viaggi non sono un po' tanti? Io per andare in
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