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poi c' la tavola di compensato inchiodata al muro e la vecchia radio poggiata sopra. Abbiamo fatto le cose per bene, va' l, o sanno dove cercare, e mi par difficile, o non trovano un bel niente.
- Io chiamerei Benfenati, - propose Walteru'n.
- Benfenati? E che c'entra Benfenati?
- Be', il Partito non d sempre una mano, in 'ste situazioni? Se non era per Benfenati, a quest'ora a Lunardi Anselmo ci portavamo le arance.
- Si', ma quello ne aveva fatti secchi tre o quattro,  un po' diverso. Da' retta a me: Benfenati, al massimo, lo avvertiamo se succede il patatrac. Altrimenti  meglio che non sa niente e domani sloggiamo il tutto.
- Intanto, non andiamo a dare un'occhiata? - chiese Bottone.
- Andiamo.
Uscirono lasciandosi alle spalle puzza di cuoio e gomma. La Gaggia abbass la saracinesca. Il bar si era svuotato. Dal cortile sul retro saliva un vociare fitto. Opinioni e commenti scavalcavano schiere di panni stesi, arrampicavano palazzi e balconi, rimbalzavano in strada, salivano e scendevano le scale di cantina, volavano da un portone all'altro sulle gambe dei ragazzini, innaffiavano cavolfiori e meloni del mercato rionale.
Chi fosse arrivato solo in quel momento, avrebbe capito che Capponi era stato arrestato, che lo avevano fregato per bene, che era chiaro, gli avevano fatto arrivare qualcosa di losco insieme alle solite forniture, solo per incastrarlo, per buttare fango su un vero compagno, un eroe della Trentaseiesima e di Monte Battaglia, macch, di Ca' di Malanca. Forse Purocielo. Era una provocazione. Era un affronto bello e buono. Classico stile Scelba. Non si poteva stare a guardare.
I quattro del tarocchino si fecero largo per le scale con i gomiti e con l'et. Dalle feritoie vicino al soffitto filtrava poca luce. Alcune candele aggiungevano la loro.
Per chi lo conosceva bene, Nicola era piuttosto teso. Solita espressione dura, ma muscoli della mandibola contratti e dita a picchiettare una coscia.
Pierre sembrava piu' tranquillo. Si aggirava per la stanza col passo ballerino. Spostava teli, apriva casse, illuminava angoli nascosti.
- Vuole guardare qui dietro, agente? Guardi, pure, ecco, solo ragnatele, vede?
La Gaggia si ricord.
Pierre non sapeva niente.
La Gaggia capi'.
Ecco cosa preoccupava Capponi. Non il nascondiglio, sicuro come l'asso di briscola. Se gli sbirri non lo avevano trovato subito, voleva dire che non avevano idea di dove cercare. E se non avevano idea, garantito che non lo trovavano. A meno che Pierre, con la sua bella fregola, quei modi cortesi da figlio di puttana, non mettesse tutti nei guai. Bisognava ammettere che ci sapeva fare: sereno, impeccabile, addirittura pronto a collaborare. La migliore delle prese per il culo. Senza dubbio ci godeva. E altrettanto godeva la maggioranza dei presenti, mormorii compiaciuti accompagnavano ogni gentilezza affettata, ogni "Prego, agente", "Vuole che l'aiuti?", "E questa cassa qui, la lasciamo indietro?", "Facciamo le cose per bene, adesso che vi siete scomodati, mettiamo tutto sottosopra, caso mai vi restasse il dubbio".
Nicola lo mitragliava di occhiate. Pierre non ci faceva caso: un po' la penombra, un po' l'eccitazione. Poi, se anche l'avesse notato...
La Gaggia guard gli altri.
Garibaldi grondava sudore, nonostante il fresco della cantina. Bottone era salito quasi di corsa. Walteru'n ripeteva ossessivo che era meglio chiamare Benfenati. C'erano arrivati anche loro.
L'agente piu' anziano alz la candela e si pieg su una pila di tavoli e sedie. Ne spost un paio, si tir su, pareva averne abbastanza.
Pierre spalanc l'armadio. Pierre indic le scatole sugli scaffali. Pierre disse: - Queste sono le stoviglie: bicchieri, tazzine, posate, piatti. Due servizi di ricambio. Vediamo se c' qualcosa di losco?
Bottone spingeva sulla scala per riguadagnare la posizione. La Gaggia sembrava paralizzato. Garibaldi pensava al tesoro: due Bren, tre mitragliatori a canna forata, dieci caricatori di pallottole, otto bombe a mano. Walteru'n chiese se non era il
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