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Il delirio di un povero matto?
Angela ammucchi le stoviglie nell'acquaio. L'acqua era calda e piena di schiuma.
Perch Odoacre era cosi' tranquillo? Perch escludeva l'errore di Dall'Oglio o di un infermiere? Per non agitarla? La prassi del medico coi parenti di un paziente morto? Le dita strinsero il bordo del piatto. Il sapone annull l'attrito. L'acqua ammorbidi' la caduta. Salvo. Non passava giorno senza che Angela facesse danni. Soprammobili rotti, dita forate da aghi, bucati azzurrini o rosa, tagli sulle mani, fazzoletti bruciati. Raccolse una tazza e riprese a sciacquare.
Il dottor Montroni aveva la meglio su Odoacre. Lui usci' dal bagno ed entr nello studio. Angela senti' un piccolo brivido strisciare sotto le scapole. Da qualche giorno frugava tra le sue carte e apriva cassetti, pure quello chiuso a chiave, con l'aiuto di una forcina. Guardava dietro i quadri, negli schedari, sfogliava i libri, li spostava. Chiuse l'acqua, la padella tra le mani, in ascolto. Din. Minuscolo rintocco di campanello. Odoacre al telefono, l'apparecchio nello studio.
Aveva imparato a riconoscere quel suono. A percorrere il corridoio in silenzio, a piedi scalzi. Ad accostare l'orecchio alla porta di legno scuro. A trattenere il fiato e respirare senza rumore. A restare immobile.
- Quante casse hai detto? No, guarda, non aspettiamo oltre, avverti la polizia. Come? Si', si' lo so che piu' aspettiamo... certo, l'accusa si aggrava, il fatto  che non si pu aspettare ancora. Ascolta, piuttosto: hai pensato al fratello? Si', assolutamente, lui non dev'essere coinvolto,  un bravo compagno, bisogna che ricada tutto su quel delinquente. Si', lo so, quello poi si piglia tutta la colpa, ma la polizia pu non credergli, in fondo il responsabile della baracca  il fratello maggiore. E pure il proprietario deve restarne fuori, mi raccomando, si', un compagno anche lui. Fare delle foto? Quanto ti ci vuole per... No. No. Troppo tempo. Facciamo cosi' e basta. Domattina vai alla polizia... al massimo si trova qualcuno che l'ha visto, uno che abiti vicino al bar, o tiriamo fuori la storia della Jugoslavia, un modo lo si trova... D'accordo, va bene. A domani.
Rimanendo chinata, Angela raggiunse il bagno in punta di piedi. Gir la chiave e sedette sull'orlo della vasca. Doveva ripetere quello che aveva sentito. Doveva capire meglio, sviscerare ogni parola. Doveva ricordare tutto.
La polizia.
Il fratello e il proprietario devono restarne fuori. Tutto deve ricadere su quel delinquente.
Il responsabile della baracca  il fratello maggiore.
Poi, si', le casse. Casse di che?
E la Jugoslavia. Tiriamo fuori la storia della Jugoslavia.
O qualcuno che abiti vicino al bar.
Una luce le si accese nel cervello: Pierre era in pericolo.
La sua telefonata, il rosario degli ultimi giorni: "Penso che tuo marito sa di noi due. Ha capito tutto, ce l'aveva scritto in faccia... "


Capitolo 29
Bologna, 8 giugno


Il bar dei rossi era in cima alla lista. Mattina presto, prima che si riempisse.
La rapina dal macellaio aveva incasinato la giornata. Due ore buone d'inseguimento, poi il camion aveva preso male una curva, dalle parti di Castel Guelfo. Quarti di bue sdraiati sull'asfalto e polli morti a razzolare sul prato. Il ladro aveva sfondato il parabrezza con la faccia. Morto stecchito.
Rimuovere i manzi dalla carreggiata, buttar giu' un rapporto, aspettare il carro attrezzi, mollare tutto alla Stradale. Un branco di cani banchettava su una carcassa. Mosche fameliche si occupavano del resto. Il branco umano raccoglieva polli come fossero patate.
Poco dopo le undici, di nuovo a Bologna.
- Sai dov', 'sto bar Aurora? - domand Sacchetti.
- Si', volta qui a destra, che facciamo prima.
Tagliavini si annus le dita. Sapevano di sangue. Vent'anni in polizia, la guerra, e ancora non sopportava di sentirselo addosso.
- Allora, Sacchetti, - domand paterno, - la morte fa sempre impressione, eh? Brutta cosa.
L'altro annui'.
- Eh, gi. Magari in guerra ci avevamo fatto
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