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piu' difficile.
Ma ormai cominciava a riconoscere i luoghi, non poteva mollare. Era gi stato da quelle parti in allenamento. Ricordava bene la traccia del fiume, la geometria dei cipressi, l'edificio diroccato in cima alla collina. Ogni metro gli costava una fitta alla schiena, ma ce l'aveva fatta. Stava tornando a casa.
Vide la torre bianca in mezzo al grigio acceso del prato.
Vide i ponti allungati sul fiume.
Vide i tetti e i comignoli delle case. Conosceva ogni tegola, in quel punto.
Vide Tommaso che si sbracciava con la bandiera in mano. Pieg le ali con un ultimo sforzo e plan sulla colombaia.
Lo accolsero con un misto di gioia e stupore, scambiandosi sorrisi e pacche sulle spalle.
- Hai visto che  tornato? Nessuno  come il Gulliver!
- Domani si fa partire Sasha, eh?
- Peccato  l'ultimo. Prima di fare un altro scambio con Dubrovnik, ne passer.
Tommaso liber la zampa del colombo dal bussolotto e lesse a tutti il messaggio:

Cari amici,
speriamo che Gulliver tornato a casa bene. Il nostro Pale  arrivato senza problema.  la prima volta che un nostro animale fa piu' de settecento chilometri. Siamo molto felice. Insieme a questo trovate un mesaggio che dovete spedire per ROBESPIERRE CAPPONI, presso bar Aurora, San Donato, Bologna. Segnalate voi questa persona che lui pu rispondere con Sasha. Quindi, non fatelo partire. Aspettate fine mese.
A presto,
Stane e tutti amici di Circolo "Brez Meja", Dubrovnik


Capitolo 25
Nizza, 3 giugno


Sui tornanti tra Cannes e Nizza, Zollo passava in rassegna le ultime quarantott'ore.
Era come se fosse salito sull'autoscontro di un luna park, costretto a guidare e intanto a infilare anelli al collo delle paperelle.
Difficile capire quale piega stessero prendendo le cose. Soltanto due giorni prima avevano tirato la volata fino a Marsiglia, per conto di Luciano. Poi la parte piu' difficile: l'appuntamento con Toni il lionese al casin di Cannes. Trattare la sua partita di droga. La droga di Stefano Zollo, in giro per l'Italia dentro un televisore. Un bluff spericolato. Tutto per tutto.
Capemmerda aveva pensato bene di combinargli quel numero col cinese. E aveva vinto una barca di soldi, che adesso se ne stavano al sicuro dentro la ruota di scorta. Quella testa di minchia di Pagano. Tutti gli occhi su di loro: perfino quelli di Cary Grant, Alfred Hitchcock e di quella gran femmina, Grace Kelly. Tanto per non farsi notare. Cazzo, bionde cosi' ne aveva viste poche. Due occhi che ti folgoravano. Se riusciva a recuperare l'eroina se ne sarebbe scelta una cosi'. Non le avrebbe mai fatto mancare niente, l'avrebbe viziata con le cose migliori. L'avrebbe portata sulla punta delle dita e amata da uscire pazzo. Niente piu' ordini o stronzi da portare in giro con la macchina, niente piu' minchiate, solo buoni ristoranti e sole sulla pelle. La pensione di Steve Cemento. Un nome nuovo, una vita nuova, perfino una faccia nuova se necessario. Con i soldi si pu fare tutto. Doveva trovare quel televisore.
Chiuse la curva, finendo con due ruote sulla ghiaia, controsterz e rimase in carreggiata. Aveva fretta. Capemmerda andava raccolto al piu' presto e portato via, prima che combinasse altri casini.
Aveva accettato l'offerta di fargli girare quella scena, solo perch quella mattina doveva incontrare monsieur Alain e lo voleva fuori dalle palle.
L'acquirente per la sua droga era un ciccione importante. Una balena sudata in completo bianco. "Moby Dick", cosi' lo chiamavano nel giro. Gliel'aveva detto Toni. Modi leziosi, da ricchione coi soldi. Interesse sincero. Aveva assaggiato. Aveva annuito. C'est bon, si fa. Zollo aveva detto: "Un mese".
Non di piu'. Doveva recuperare il tivi'. Doveva lavorare per Luciano. Un mese e sarebbe tornato con tutta la partita.
Aveva stretto una mano sudata. Era andato al ristorante. Aveva incontrato Toni e pattuito la commissione.
Poi via, verso Nizza, a raccogliere la nuova promessa del cinema.

- Per favore, vuoi spiegare al ragazzo che non deve picchiarlo
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