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Toni.
- Quale?
- Quello con cui sei entrato.
- Non  nessuno.
Toni lo guard, annuendo.
Zollo fece un cenno di saluto a entrambi e torn nella sala.

- Justine, splendore! Non immaginavo che tra le molteplici doti di cui la natura ti ha graziosamente omaggiato albergasse anche una cosi' acuta perspicacia! Saprei riconoscere in mezzo a una folla un parvenu di sicuro successo. E per giunta italiano e con considerevole carico di fiches al seguito! Mi inchino di fronte a chi sa scovare talenti nascosti. Introducimi senza esitazione!
Jean Azzoni non aveva perso tempo. In pochi minuti, e nonostante l'iniziale ritrosia, aveva prima investito, poi travolto, infine circuito e piegato ai suoi disegni un Salvatore Pagano ancora frastornato, shakerato, eccitato dalla vincita ingente e dagli effluvi celestiali della sirena dalla pelle dorata. Sul lato opposto del tavolo verde, Lucien Mariani aveva strizzato l'occhio, cominciando ad avvolgere Bao Dai in una pellicola di cazzate.
Azzoni aveva avuto gioco facile, anche per via delle origini e della perfetta conoscenza dell'italiano, ma senza dubbio la sua capacit di individuare protagonisti per allestire deflagranti pices teatrali, sfiorava il sublime.
Il ragazzo poteva rendere la serata me-mo-ra-bi-le. A patto che i maestri di cerimonia Azzoni & Mariani officiassero da par loro.
Non era un problema. Erano li' per quello. E per guadagnarsi il prezioso caviale sovietico da spalmare sui crostini.
Introdusse subito il ragazzo alle regole del gioco della "ferrovia": si gioca uno contro uno, ti dnno due carte, ne puoi chiedere un'altra, scopo del gioco  fare otto o nove, i punti piu' alti, o comunque meglio del tuo avversario, quando vinci oltre alla posta prendi anche il banco, serve freddezza, culo, memoria e intuito.
-  come il sette e mezzo, so giocare! - comment baldanzoso Kociss.
Jean Azzoni non ebbe nulla da obiettare all'unica, inderogabile clausola fissata da Salvatore al neonato sodalizio: che Justine, quella dea, gli rimanesse attaccata, tazza e cucchiaio, se no niente, non se ne parlava neppure.
- Quando Justine individua le sue prede, non se le lascia certo scappare, - gli sussurr Jean "Ammiccante" Azzoni.
Cambi il malloppo della roulette nell'equivalente delle ben piu' costose fiches del tavolo di chemin, riducendone considerevolmente il volume. Attese il momento giusto per entrare in gioco. Una fase di stanca al tavolo, un banco poco ambito. Bao Dai avviluppato da aneddoti marianeschi, citazioni improvvisate, finte al basso ventre e motivetti in finto inglese.
Il ragazzo non deluse. Otto al primo colpo. Vittoria e banco a disposizione.
Il ragazzo emanava fiducia.
Azzoni era l'ombra alle sue spalle che dispensava consigli. Justine la fata che trasformava il ranocchio in principe. Mariani il pitone che immobilizzava la preda.
Al quarto colpo vincente consecutivo il piatto si fece interessante. Per Azzoni lo spettacolo cominciava in quel momento.
Lucien Mariani concluse uno sproloquio sul significato nascosto dei gesti apotropaici italiani, con particolare riferimento al toccarsi le palle. Lasci che Bao Dai si godesse tranquillo l'ultima giocata. Lo scugnizzo vinceva forte. Incrociava indice e medio. Si faceva imporre le mani da Justine. Sventolava le corna. Proteggeva lo scroto dagli strali del malocchio.
Una manina imperiale batt delicatamente sul tavolo verde: Bao Dai raccoglieva la sfida.
Il discusso, dileggiato, sputtanato, odiato, foraggiato, circuito nababbo asiatico contro il ragazzino italiano con un culo che faceva repubblica.
Tutti gli occhi conversero rapidamente sul tavolo e il gioco. Inchinatevi al talento e alle sapienti regie di Jean Azzoni & Lucien Mariani.
- Ma tu il cinese lo conosci, non  vero?

Quattro colpi vincenti dopo, due otto e due nove, tutti avevano capito che la mano imperiale era quella del ragazzo.
Al nono colpo, sul tavolo del Municipal c'era denaro sufficiente a risolvere i problemi non solo di Kociss, ma di tutto il rione
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