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all'istante. Steve non aveva trascurato i particolari. All'affitto dello smoking aveva aggiunto l'acquisto di abiti decenti e una dose massiccia di insegnamenti fatti di frasi brevi, monche, e soprattutto intimazioni a tacere, tacere, tacere.
No, era questione di "portamento", di postura, di abitudine al controllo della gestualit. Come sellare un cavallo brado. Molta fatica, poche soddisfazioni.
Il siparietto alla Laurel & Hardy attir l'attenzione di tutti. Zollo, incerto tra ucciderlo subito, li', o piuttosto con calma, dopo, opt per la terza soluzione, che a lui pareva senz'altro la piu' rischiosa.
Sfoderare un sorriso da amicone, raggiungere il testa di minchia riverso bocconi al centro del salone d'ingresso, illuminato come Times Square a Capodanno, aiutarlo ad alzarsi, ricomporlo, continuare a sorridere, pacche sulle spalle, "Sal, ma che combini? Ancora non hai bevuto niente e gi sei lungo per terra? Andiamo al bar, vieni!" sbriciolandogli il braccio sinistro nella morsa della mano.
- Salvatore. Basta minchiate.
- Scusa Stiv, mi dispiace, ma mi sembra di avere le pinne ai pie...
- Shut up! Basta minchiate ho detto, 'u capisti?
- Si', Stiv, - abbozz Kociss massaggiandosi il braccio.
- Io devo lavorare. Devo vedere gente importante. Te l'ho detto. Non fare cazzate. Stai qua in giro. Al bar. Perdi qualche gettone alle macchinette. Non andare ai tavoli. Hai capito? Niente tavoli. Non mi fare pentire. Ci vorr un'ora al massimo. Aspettami qui.
- Si', Stiv, stai tranquillo.
- Salvatore. Non fare minchiate.

Cosi', Salvatore Pagano, detto Kociss, braccio sinistro avvolto da un termitaio, si ritrov solo in quel luogo incredibile.
Femmine pazzesche. Vestiti assurdi. Luci che Piedigrotta era una pazziella. Ma che era, d'oro, quella? Non ci poteva credere. E quelle che aveva visto prima, non ne parliamo. Era inciampato per colpa loro. Madonna, che femmine! Poi, una folla di tipi strani, con uno zoo di cani che non finiva mai, quindici, aveva chiesto, con quel cinese in mezzo che salutava a destra e a sinistra come il Papa, con intorno per tutte quelle femmine eccezionali che al Papa gli farebbero venire il mal di testa.
Ben farcito di visioni, luci e colori, Kociss vag per qualche minuto nel primo ampio salone, con la zona centrale occupata da quattro grandi tavoli di roulette, a nord e sud quelli del blackjack, e lungo le pareti, una lunga fila di cromate, scintillanti slot machine.
Quel rapimento dei sensi, l'anestesia da ogni istinto animale, si infranse davanti a uno dei tavoli di roulette, non molto affollato.
Aveva in mano i gettoni di Steve. Niente tavoli. Le macchinette.
Ma l per lo meno ci stavano le persone. Certe guaglione eccezionali. Vuoi mettere con le macchinette?
Come diceva il capo che buttava la pallina? Niente va piu'?
Ma chi se ne importa delle macchinette.
Un gettone. I cani del cinese. Quindici.
Com' ovvio, Kociss non trattenne un grido di gioia e sorpresa, quando il croupier, in quella lingua che non capiva ma che intuiva, segnal che la pallina si era fermata proprio nella casella del 15, Nero, Dispari.
Lo stesso croupier, il capo, deposit un consistente gruzzolo di fiches proprio di fianco al suo gettone vincente sulla casella del quindici.
Erano suoi, poteva prenderli, anzi doveva. Ma era da cafoni prenderli tutti, l in mezzo a quei ricconi che ai soldi gli sputavano sopra da quanti ne avevano? Kociss fece il gran gesto: ne lasci li' un po' meno della met come mancia, crepi l'avarizia, se vince Kociss vincono tutti, chi se ne frega. Ma quel rimbambito del capo li lasci li', senza toccarli, sul quindici, e butt di nuovo la pallina. Quindici.
- Pas mal, le garon!
- Oh la la!
A quel punto ci fu un po' di trambusto, si senti' distintamente un "Che culo", perch indubbiamente il ragazzo aveva fatto un bel colpo. Due pieni consecutivi. Con lo stesso numero. Decuplicando la puntata al secondo tentativo.
Kociss divent paonazzo quando vide che il capo gli depositava, stavolta proprio
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