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passato del tempo, la cura poi aveva ripreso a farla. Ma dovevo dirglielo, non potevo...
Angela gli tocc il volto: - Che importanza pu avere, ormai, Marco? Tu non c'entri. Tu gli volevi bene.
Riusci' ad abbracciarlo, quasi fosse lui a dover essere consolato.
Si allontan, lasciandolo li', in piedi, un relitto incagliato tra le tombe.

Mentre si allontanava dalla Certosa, lungo via Andrea Costa, Pierre non riusciva a togliersi dalla testa lo sguardo di Montroni. Faceva paura. Era ghiaccio, si', gli faceva venire in mente il ghiaccio, un cubetto che ti scivola lungo la spina dorsale. Nessuno lo aveva mai guardato cosi'. Merda! Lo stronzo sapeva. Sapeva di lui e Angela, gliel'aveva letto negli occhi. Ma come cazzo aveva fatto a scoprirli? Eppure ne era certo, ci avrebbe messo la mano sul fuoco. Quello non era lo sguardo di uno che si chiedeva perch lui stesse guardando sua moglie. Era lo sguardo di uno che lo sapeva, il perch.
Vaffanculo Montroni. Suo cognato era morto e lo stronzo si preoccupava delle corna!
Povero Fefe. E povera Angela. Il mondo le crollava addosso. Il fratello suicidato e il marito che forse aveva scoperto il suo tradimento. Era nella merda. Era finita. E lui non poteva fare niente.
Strinse i pugni sul manubrio, rabbia e tensione gli gonfiarono i muscoli, sband, riprese il controllo, una macchina suon il clacson, Imbarig!
Pedal piu' forte, a capo chino, come Coppi, voleva stancarsi, arrivare a casa stanco morto e buttarsi sul letto per addormentarsi. Dormire, era l'unica cosa. Essere incoscienti. Non pensare. Non voleva altro. I suoi guai facevano ridere a confronto di quelli di Angela. Ma anche lui stava deragliando. Sul rettilineo, d'istinto prov i freni. Come se dovesse rallentare al ciglio del burrone.


Capitolo 23
Cannes, 2 giugno


Il Casino Municipal era un tripudio di luci artificiali.
Cary indossava un tuxedo blu. Piu' nero del nero. Effetto della luce artificiale. Se n'era accorto per primo l'uomo piu' elegante del mondo (assieme a Cary e a Fred Astaire), un uomo di cui Cary era stato suddito.
Il duca di Windsor. Ex sovrano dell'Impero britannico col nome di Edoardo VIII. Uno che si era ritirato davvero.
Cary, invece, non era riuscito ad abdicare. Non lo desiderava davvero. Ora lo sapeva. Sorrideva.
Rilassato. Come sempre, quando lavorava con Alfred Hitchcock.
Hitch.
Durante le riprese di Suspicion e Notorious, Cary si presentava sul set fischiettando.
L'intesa con Hitch era perfetta. Telepatica. Sarebbe stato cosi' anche questa volta.
Era tornato.
Una volta Cary, leggendo un'intervista a Hitch, era scoppiato a ridere alla frase: "Pensate che se avessi potuto scegliere in quale corpo nascere avrei scelto questo? Fosse dipeso da me, a quest'ora sarei Cary Grant!"
No, Hitch. A quest'ora saresti Archibald Alexander Leach. Cary Grant non si nasce. Cary Grant si diventa. Cary Grant  un regalo al mondo. Sono tornato.
Hitch era di fianco a lui. Sagoma celeberrima, pancia prominente, testa pelata. Sguardo da cui il sarcasmo tracimava, ogni centimetro cubo del corpo intento a digerire la cena. Hitch era un lento stomaco antropomorfo. Il sarcasmo era acido cloridrico, l'immaginazione un gioco di enzimi, Hitch digeriva le forme di vita circostanti, proteine e vitamine per il corpus delle sue opere.
C'era anche Grace. Abito da sera blu scuro, piu' nero del nero.
Cary la conosceva da pochi giorni. L'aveva ammirata a distanza, ora la ammirava da vicino. Concentrata senza rinunciare alla leggerezza. Provocante senza essere aggressiva. Bella e bionda senza essere vistosa. Bella e bionda.
Una sensazione di dja vu. Solo un istante.
Non vedeva l'ora di cominciare le riprese.
Tre schiene rivolte al bar del casin, tre sorrisi e sei occhi, la varia umanit che cominciava a brulicare.

Ore ventuno. Lancette a novanta gradi.
Con inchini di uguale angolazione, i portieri in livrea salutarono l'ingresso del corteo imperiale.
In prima fila, sei ragazze sui vent'anni, scollature e spacchi che
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