<A HREF="54_secondaparte033"><</A>
che toccano il tuo corpo, che te lo restituiscono e ti dicono che sei viva. Ricordano che devi mangiare, bere, lavarti. Ancora. Anche adesso. Anche domani. No. Non puoi crederci. Non puoi vivere con un buco al posto del cuore e lo stomaco piu' piccolo di un pugno.
Nero. Spegnete tutto. Spegnete il giorno. Spegnete le candele della chiesa. Spegnete gli occhi. Lasciatemi il buio.
Io sono qui e cammino. Ma non sono io.
Non sono piu' viva. Non sar.
Fefe, avanti, alzati. Non restare li' steso. Alzati, ti prego. Alzati e andiamo via.

Cosa dirle? Cosa fare? Non puoi abbracciarla, non puoi stringerla. Non puoi fare quello che ti verrebbe spontaneo. Non potresti nemmeno guardarla, ma chissenefrega, la guardi lo stesso. Cerchi i suoi occhi, occhi neri che ti bruciano dentro da quando li hai visti la prima volta e che adesso scompaiono dietro le lenti scure. Angela, sono qui, mi vedi? Sono io, Pierre. Angela, guardami. Lascia che ti stringa, che ti culli, che ti accarezzi. Anche se non mi vuoi piu', anche se  finita, un abbraccio  un abbraccio. E un abbraccio non lo si nega a nessuno. Non lo si nega a se stessi. Conceditelo, per favore. Anche se fosse l'ultima volta, sono sempre io, sono Pierre. Ci siamo amati, forse ci amiamo ancora.
Ma tu non sei qui, sei da un'altra parte, sei morta anche tu.
Odio i funerali. Non bisognerebbe andarci mai. Non bisognerebbe mai entrare in una camera ardente. Vederlo li', dentro una cassa.  questa l'ultima immagine che vuoi portarti dentro? Non  giusto. Non dovevi venire, Angela.
Eccolo li', tuo marito, il grande Odoacre Montroni. Incorruttibile, integerrimo. Condoglianze, processione di sagome nere con le spalle curve. Soffre in silenzio, sofferenza composta, grave, da uomo tutto d'un pezzo. C' la fila per stringergli la mano, come se fosse lui ad aver perso un fratello e non tu. Tu sei una donna, tu puoi soffrire e abbandonarti al dolore. A te bisogna lasciarti stare, basta l'abbraccio di Teresa, che respingi senza astio, nessuno deve toccarti.
Lui si  accorto che ti sto guardando, altroch, ma non me ne frega niente. Angela, io voglio che ti volti, che leggi nei miei occhi, che ci leggi la voglia di starti vicino.
Lui vede come ti guardo.
Lui sente che sto scalpitando.
Lui mi crocifigge con gli occhi.
Lui me lo sta dicendo: non ti avvicinare. Non farlo. Non puoi farlo.
Lui mi odia.
Lui ha capito.
Lui sa.
- Signora... Signora Montroni...
Angela volt appena la testa. Era Marco, l'infermiere, l'amico di Fefe. Distrutto, gli occhi arrossati e la faccia segnata, sembrava piu' vecchio di dieci anni. Tratteneva qualcosa dentro, si vedeva, piegato sotto un peso da scaricare senza sapere dove.
Angela non disse nulla.
- Signora, io glielo devo dire... - Marco degluti' aria e singhiozzi. - Forse non c'entra, ma non ce la faccio a non dirglielo, non voglio darle un altro dispiacere, per se me lo tengo dentro non riesco a tirare avanti.
Lei aspett che trovasse la forza di parlare. Non le sembrava possibile di poter ascoltare una persona, assumere nel cervello un'informazione qualsiasi, che non fosse l'assenza di Fefe per il resto della vita. Marco tenne lo sguardo basso e parl: - Un mese fa  stato fatto un errore, un terribile errore. Quella medicina nuova che prendeva Ferruccio non pu essere interrotta di punto in bianco. Il dosaggio va diminuito poco a poco, altrimenti il paziente pu avere degli svarioni.  per questo che Ferruccio ha avuto quella ricaduta e suo marito  dovuto tornare in fretta e furia da Roma.  stato un errore, - si pass le mani sulla faccia, come se si sentisse colpevole. - Mi dispiace, io non c'ero, ero in licenza. Se fossi stato li', forse... - Non riusci' a terminare la frase, i singhiozzi lo stroncarono.
Angela senti' la propria voce mormorare: - Allora era vero, Fefe diceva la verit. Gli avevano sospeso la cura.
- Si', me lo ha detto Sante, che ha sentito Dall'Oglio ordinare di sospendere la medicina. Non lo so perch, forse questo non c'entra, voglio dire, 
<A HREF="54_secondaparte035">></A>