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dito in culo. Calmati, cough!, che abbiamo parecchie ore di strada, davanti. Sono mesi che tutti mi rompono l'anima perch vada al Sud, al mare, in montagna, che mi fa bene ai, cough! cough! cough!, fa bene ai, cough!, FA BENE AI FOTTUTI POLMONI e via cosi', ma se devo anche portarmi dietro i predicozzi, allora rimanevo a Parigi.
- Toni, io mi preoccupo, uno: che tu non muoia, due: che tu non muoia adesso, che io 'sto Zollo non l'ho mai visto, tre: che non ci facciamo vedere subito come un moribondo e l'amico che gli va appresso pronto a chiamare il prete. Se i marsigliesi vengono a sapere di quest'affare, ci rompono il culo e ce lo rompono pesante. Peggio ancora coi siciliani, e il figlio di puttana che vende lavatrici a Napoli. Abbiamo gi abbastanza rogne coi caffellatte, cerchiamo di non dare nell'occhio, va bene? Stile, ci vuole! Come Jean Gabin in Touchez pas au grisbi.
- E di con 'sto film. Quante volte lo sei andato a vedere?
- E questo cosa c'entra adesso? Hai capito o no quello che ti ho detto?
- Ma si', che vuoi, che te lo giuro su Dio Padre e tutta la banda?
- Toni, ti stai lasciando andare. Cerca di rimetterti in sesto, te lo stiamo dicendo tutti da mesi. Non si scherza con la tibici'.
- Dopo quest'affare, facciamo quel colpo dei gioielli, poi mi metto a riposo.
- Si', e magari ti fai l'operazione.
- La plastica polmonare? In culo! Non me le faccio segare le costole, per girare storpiato tutto il resto dei miei giorni. Quel professore, Blafard, lui fa delle cure "alternative". Ho gi prenotato la visita.
- Speriamo bene. Intanto l'hai sentito, il basista?
- Si', piano geniale, non gli si pu dire niente. Per gli piacciono un po' troppo le puttane,  rischioso, quando stai preparando un colpo, cough! cough! Le puttane parlano e ti fanno parlare.
- Digli di tenere l'uccello in gabbia, allora. Stiamo gi correndo troppi rischi. A proposito, com' questo Zollo? Possiamo fidarci? Non  che ce lo tira nel culo?
- No, lo capisco quando uno  in gamba, e quello  un figlio di puttana mastodontico, anzi,  il mammuth dei figli di puttana, grande e freddo come un blocco di ghiaccio.
- Lo sai che in mongolo "mammuth" vuol dire "figlio della terra"?
-...? Dovrebbe fottermene qualcosa?
- Era tanto per darti l'informazione.
- Oh, grazie, allora! Non so come farei senza di te che spari cazz... Cough! Cough! Cough! Cough!
- Allora, prova a dirmi che quello li' non  un brandello di polmone!


Capitolo 21
Marsiglia, 1 giugno


Il ragazzo aveva fiutato aria di casa. Aria di rispetto e pericolo. Aveva smesso di fare domande. Sembrava concentrato, a suo agio. Sembrava capire le parole e le esclamazioni incomprensibili che rimbalzavano dalla strada. Aveva capito che non doveva fiatare.
Zollo poteva finalmente concedersi un caff lungo e bollente. Per quante ore aveva guidato senza fermarsi?
I piedi bruciavano, le gambe erano di marmo.
Dettagli irrilevanti. Per quello che doveva fare. Per quelli che doveva incontrare. Per dove si trovava. La taverne era in Rue du Refuge. L'oste diceva di chiamarsi Ded. Aveva subito allungato il pacchetto di sigarette con sopra scritto il luogo dell'appuntamento. Il quartiere era il Panier, fossa di scolo di Guerinitown. Il paradiso di nabos, babis, corsi e altra feccia assortita dal resto dei quattro continenti, amorevolmente accomunati da un solo compito: dominare il porto e i traffici di Marsiglia. Al soldo di Antoine e Barthelemy Guerini, signori e padroni del milieu, e con la benedizione terrena di Gaston Defferre, sindaco socialista della citt. Gente tosta. Grossi affari ai quattro angoli del pianeta. Solide relazioni politiche. Patti chiari e carta bianca. Una manna per Luciano. Il ragno tesseva senza stancarsi mai. La tela stava avvolgendo il mondo intero. Da Marsiglia si filava dritti dritti per quasi ventimila chilometri, fino a Saigon, il Laos, la Thailandia. Indocina: la rotta dell'oppio, della polvere, delle armi. I francesi ci sguazzavano da un secolo. Adesso laggiu' il merdaio 
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