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piacesse uscire nudo, non era una novit. Ogni tanto ci provava, ma ricatti come quello della torta bastavano a trattenerlo.
Tutto gi visto. Allora cos'era a toglierle il respiro? La frase sul dondolo?
Il primo tuono violent le finestre.
Gocce grosse come biglie rimbalzarono sul davanzale. Il bianco sporco del cielo schiacciava tetti e colline. Angela si precipit a ritirare i panni stesi e a riporli nel catino. Port una mano al cuore, quasi a impedirgli di schizzare via. Un lampo.
Chiss Fefe. Gi dai primi boati si metteva in testa di dover uscir fuori, via, all'aperto. Temeva sempre che il soffitto potesse crollargli addosso. Il temporale, in s, non lo preoccupava affatto. Anzi, diceva di amare la pioggia, l'odore del prato bagnato, il "mondo pulito", come lo chiamava lui. Lo chiudevano in camera, ufficialmente "per evitargli un malanno". In realt, nei mesi piu' caldi non c'era un gran rischio di polmonite, e sfogarsi un po' sotto l'acqua non gli avrebbe certo fatto male. Dopo, per, toccava spogliarlo, asciugarlo, rivestirlo. Anche Marco preferiva evitare la trafila con un bel giro di chiave. Povero Fefe.
L'immagine del fratello rannicchiato sotto il letto con il cuscino sulle orecchie peggior di molto lo stato d'animo di Angela.
Raffiche d'acqua e grandine si accanirono sui vetri. Cinque minuti cosi' e la pioggia avrebbe cominciato a filtrare. D'altra parte, anche solo sporgersi fuori per afferrare gli scuri voleva dire infradiciarsi dalle spalle in su.
Un nuovo botto copri' lo squillo del telefono.
Quando senti' la voce di Odoacre la nausea le spezz il fiato. Chiamava dalla clinica.
Fefe. Una cosa orribile. Una disgrazia.


Capitolo 18
Napoli, 31 maggio


Un giovedi' sera, that's right, quando la vidi per la prima volta, nel club, doveva essere un giovedi' sera. Me l'arricordo, perch di giovedi' Frankie "The Cockroach" Pistocchio portava le fimmine nove, a farsi vedere, chiedere se potevano lavorare. Le metteva in fila, le guardava, ci toccava il culo e le minne. A loro non ci faceva piacere: Frankie faceva schifo, e pensava con la minchia, e ce l'aveva sempre dura, un animale, che se non era lontano cugino di Joe Bananas, al club non ci metteva manco piede, figuriamoci un lavoro. "Scravagghiu" lo aveva chiamato la matre, perch da picciriddu quannu giocava a futbl tornava a casa ni'vuro ni'vuro, e luordu ca pareva coperto di mmerda e piscio. Da picciriddu e magari da omo. Un animale. Per 'stu fatto che ragionava con la minchia tornava utile, un'antenna in testa pareva che tenesse, era come una radio che captava se una a letto era troia o era un manico di scopa. Un'occhiata, e capiva subito se una era o non era brava a fottere, se magari ti faceva entrare dalla porta di dietro, se la minchia ci piaceva sucarla o non ci piaceva. Un genio, Frankie.
Era una bellezza: bruna, alta, occhi neri e labbra che a guardarle ti fermavi un quarto d'ora. Minne, culo, cosce, ci stava proprio tutto. Non m'arricordo i vestiti perch ci vedevo attraverso, come Superman. Stavo dietro la tenda, e guardavo dalla fessura. Idda non mi poteva vedere, ma guardava verso di me. Sapeva che c'ero e non teneva paura. Frankie ci tast le minne con quelle mani ca parevano dei badili, e idda ci fece un sorriso, come per sfidarlo. Frankie ci fece tirare su la gonna per vedere com'era fatta l sotto, e idda fece una risatina. Frankie era tutto sudato e fituso, pareva veramente nu scravagghiu, e ci chiese perch minchia rideva. Poi ci prese una mano e se la poggi sul pacco. Idda ce la tenne supra, fece un'altra risatina ca pareva la zanzara che vola via piena di sangue dopo che t'ha fatto la puntura, poi disse a voce alta: "Is that it?" guardando verso il mio occhio in mezzo alla fessura, anche se non lo poteva vedere.
Frankie fece per partire con uno schiaffo, ma prima ca facesse 'sta grandissima minchiata, di rompere la faccia della migliore puttana ca c'era capitata tra le mani, io gli urlai: "Stop!" poi uscii e mi rivolsi alla ragazza: "Mi
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