<A HREF="54_secondaparte025"><</A>
cosa urli? - Angela, dietro di lui, silenziosa sull'erba del prato. - Non si dicono le parolacce.
- No, no. Vai via! Perch sei venuta tu?
- Oh, che bell'accoglienza. Siamo in vena di gentilezze, mi pare.
Sedette sul dondolo di fronte a lui, il braccio allungato a carezzargli la testa. Aveva messo il broncio.
- La tua amica non viene piu'. A me piaceva un sacco ma lei non viene piu'.
- Abbi pazienza, Fefe.  molto impegnata in questo periodo, ma ti assicuro che torna.
- Se Giorgio non mangiava la torta, mica potevo uscire. Cosa vuol dire nudo?
Angela sorrise, cercando nella borsetta la solita pasta al cioccolato.
- Eh, bravo, fa' pure lo gnorri. Me l'ha raccontato, Marco. Hai fatto di nuovo il tuo numero.
- Me la sono meritata, la pasta? Non c'era piu' la torta e io sono uscito.
- E c'era bisogno di uscire nudi?
- Ma non c'era piu' la torta!  colpa tua se la tua amica non viene piu'. Tu devi smettere di venire. Hai da fare le tue cose, hai tanti impegni. Di' che venga lei.
"Hai tanti impegni". Angela sapeva che Fefe sapeva. Infil lo sguardo in uno strappo sul baldacchino del dondolo. Nubi gonfie di temporale si rivoltavano una nell'altra.
- Come va con i denti? Te li lavi, vero?
- Marco dice che  colpa del caff, che non pu darmene piu'. Io adesso me li cavo, i denti, cosi' Marco torna a darmi il caff. Come con la torta.
- Di, Fefe, non dirlo neanche per scherzo.
- E tu allora non devi piu' venire. Devi mandare la tua amica.
Tombola, Fefe si era fissato. - Cambiamo argomento? Per favore.
Con uno scatto improvviso, Fefe prese a schiaffeggiarsi la testa.
- No! Non devi venire piu', mai piu'!
- Calmati, Fefe, basta.
Non si calmava. Angela tent di fermargli il braccio. Sfuggi' alla presa con uno strillo infastidito. Salt in piedi, due passi indietro. Senza smettere di picchiarsi fiss gli occhi sulla sorella:
- Dovremmo buttarlo via, quel dondolo.  brutto, vecchio, cigo-cigola tutto il giorno. Ha rotto i coglioni! Se c' la torta, mica puoi uscire. Ma senza la torta, fai quel cazzo che ti pare! Dillo!
Non era un buon segno quando Fefe attaccava con le parolacce. Bisognava mettergli un freno subito, o rischiava di dare in escandescenze.
- Non si dicono quelle parole -. Angela fece gli occhi cattivi, da rimprovero serio. Di solito erano sufficienti.
- Perch non si dicono? Fammi un esempio.
- Niente esempi. Sono brutte parole e io mi sto arrabbiando.
- Arrabbiati allora, cosi' la prossima volta mandi la tua amica.
- Affatto. Se continui a comportarti cosi', Teresa se ne resta volentieri a casa sua.
- Be', allora salutamela. Ciao ciao, Teresa. Ciao ciao, Angela. Ciao ciao, vecchio dondolo. Buttiamolo via:  rotto e non piace a nessuno. Ciao ciao, Fefe.
Gir le spalle deciso, incamminandosi sul vialetto ghiaioso. Angela lo segui' con lo sguardo, poi gli and dietro, un paio di metri distante. Una volta calmato, bisognava lasciarlo stare per un po'.

Marco aveva detto: il tempo instabile gli mette sempre agitazione.
Odoacre aveva detto: sono i postumi della crisi,  normale.
Fuori si preparava un temporale di quelli estivi, e Fefe li odiava. I tuoni gli ricordavano i bombardamenti, la morte della madre, la paura.
Ma le condizioni di Fefe non erano quelle di prima. Piu' nervoso, piu' fissato, meno sereno.
Non era solo quello a preoccuparla.
Fefe parlava una lingua sua, ma c'era un senso nelle parole che gli restavano in testa. Angela era abituata ad annusarne l'odore. Cogliere riferimenti e informazioni nascoste. Anche quando il nesso non c'era e il collage appariva casuale. Una vaga impressione affiorava sempre.
Come diceva Odoacre: il piu' delle volte specchiamo noi stessi nell'incomprensibile. Ma al di l delle sofisticherie e dei magnetismi, Angela capiva Fefe meglio di chiunque altro.
L'incontro del pomeriggio l'aveva turbata piu' del solito.
"Vai via", glielo diceva spesso. Significava "non preoccuparti per me".
Le botte in testa, non era la prima volta. Odoacre lo chiamava autolesionismo.
Che gli
<A HREF="54_secondaparte027">></A>