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da solo, tutt'al piu' accompagnato fuori dal cane, perch potesse vedere un po' di mondo e interessarsi ancora alle condizioni meteorologiche del pomeriggio.
L'uomo lod la pazienza di quelle bestie. Anche lui avrebbe comprato un cane, un giorno. Un animale che vuole che lo guardi mentre caga.
L'uomo era alto, dinoccolato, coi capelli biondo-grigi e gli occhi azzurri.
L'uomo aveva quarantacinque anni. Portava un impermeabile beige. Sedeva su una panchina di legno, le gambe accavallate.
Un'altra manciata di becchime. Colpi d'ala e di becco per contendersi la prima fila.
I cigni allungavano il collo. Le anatre spingevano da sotto. I piccioni saltellavano ai margini cercando varchi.
I pennuti erano grassi e sgraziati.

***

Il paperotto arrancava verso riva. Era un punto giallo in mezzo al verde salmastro del laghetto. Un'ombra grigia si allarg sotto di lui e per un attimo il pulcino scomparve sott'acqua. Riemerse, fradicio e affannato.
- Non ce la fa.
- Io dico di si'.  troppo grande, non pu inghiottirlo.
- Altroch, quelle bestie l sotto fanno impressione. Non so neanche cosa siano.
Il piccolo nuot verso il centro del lago, la paura gli aveva tolto l'orientamento. L'ombra lo segui' e lo tir sotto di nuovo.
Questa volta rimase giu' di piu'. Riemerse ancora.
- Non pu farcela.
- Cinquecento franchi che ce la fa.
- Andata. Che ore sono?
- Le quattro e tre quarti.
- Se alle cinque meno cinque  ancora a galla hai vinto tu.
- Sta bene, dieci minuti, allora.
Il paperotto continuava a nuotare, ma cominciava a essere stanco.
Il pesce lo tir sotto una terza volta.
I due spettatori, sul ponticello, trattennero il fiato.
Il paperotto riemerse.
Il paperotto non aveva piu' fiato.
- Non ce la fa piu'.
-  un boccone troppo grosso, non pu mangiarlo.
- Non importa. Lo tira sotto, lo affoga e lo mangia un pezzo alla volta.
- Non  semplice come credi.
- Lo so,  il pesce che non lo sa. Lui ha soltanto fame. Io punto sulla sua ignoranza. Poi  enorme, non la vedi l'ombra?
- L'acqua falsa le proporzioni, tutto sembra piu' grande. E il tempo sta correndo.
- A proposito, a che ora  l'appuntamento?
- Alle cinque.
- Panchina?
- Panchina.
Il paperotto era allo stremo delle forze
Cominciava a essere troppo stanco per nuotare.
Il pesce lo tir sotto ancora, questa volta ci mise un bel po' a riemergere. Aveva imbarcato piu' acqua del Titanic.
Il paperotto vomit, cerc di starnazzare, ma non gli usci' alcun suono.
Aveva una zampa mezza mangiata.
Il paperotto cominciava a essere troppo stanco per vivere.
- Un minuto e hai perso.
- Aspetta.
Un'ombra gigantesca, molto piu' grande dell'altra, emerse come una macchia d'inchiostro dal fondo del lago. Una bocca impressionante si spalanc sotto il pennuto e lo inghiotti' con un risucchio sinistro.
- Vinto!
- Nient'affatto, caro mio.
- Come sarebbe a dire?
- Sarebbe a dire che avevi scommesso su un altro pesce.
- Ma che cazzo dici!? Tu avevi scommesso sul papero e il papero  kaputt, colpito e affondato. Fuori i soldi.
- Io avevo scommesso sul papero. Tu avevi scommesso sul pesce. L'hai detto tu che puntavi sulla sua ignoranza. Il tuo pesce ha perso, quanto il mio papero. Quindi  patta. Nessuno vince.
- Sei un truffatore.
- Ho avuto un buon maestro.  tardi! Muoviamoci o quello se ne va.

L'uomo vide due tizi avvicinarsi.
Li riconobbe dalle pagliette. Poi not i completi chiassosi, le orchidee all'occhiello, i papillon sgargianti. Vezzi  la Wilde, citazioni letterarie da quattro soldi. Gliel'avevano detto, era lo stile dei due italo francesi.
Si sedettero di fianco a lui, sulla panchina, guardando i cigni.
- Buonasera. La scelta dei vestiti  per non dare nell'occhio?
- Al contrario, monsieur Verne, serve a farci riconoscere.
- Voi dovete essere monsieur Azzoni.
- In carne e ossa.
- E voi, monsieur Mariani.
- Come avete fatto a indovinare? Bel nome, Verne, l'avete scelto pensando a qualche opera in particolare? Ventimila leghe sotto i mari? Dalla Terra alla
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