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equivoco.
Fiducia. Odoacre a Roma. Marco in ferie. Una svista e Fefe va fuori di testa.
Quindi adesso tiri su quel telefono e chiami Marco.
Ti ricordi la frase di Fefe, questa mattina, che quando non c'eri tu non prendeva la medicina nuova? Be', vedi, ho parlato con mio marito. Macch. Pessima idea. Hai parlato con il primario: cos'altro cerchi?
Un errore? Impossibile, ha detto. Sarei stato informato. Se non subito, al mio ritorno.
Ecco. Esatto. Al tuo ritorno la frittata era fatta e il sostituto non se l' sentita di raccontarti tutto. Normale.
Gesu' Cristo Montroni ha parlato per parabole. Quando rovesci il sale sulla tovaglia, basta che lo butti alle spalle ed eviti le sciagure. Nessun danno, nessun malanno. Ma in clinica no. Se nascondi il danno il malanno si aggrava. Contrario all'etica professionale. Il mio sostituto  un dottore in gamba. Ha tutta la mia fiducia.
Tu questo sostituto nemmeno lo conosci. Ci si pu fidare per interposta persona?
Va bene. Allora si sar sbagliato Fefe. Cosa vuoi, lui  un "handicappato". Pensa che i mostri saltano su dal lavandino, figurati se si ricorda che medicine ha preso. Hai ragione, Odoacre, quanto sono stupida, dar retta a quello scemo di mio fratello.
Solita risposta: nessuno ha detto che tuo fratello  scemo. Per nemmeno lui  medico. Mette insieme fatti distinti: l'alito cattivo e la medicina. Ma nella sua terapia non c' nulla che provochi alitosi. Se non in combinazione con altro. Che so: del caff. Marco  una bravissima persona, per a Fefe gli lascia sempre un goccio di caff e non dovrebbe. Allora la giusta connessione : niente Marco, niente caff, niente alito cattivo. Fefe non pu saperlo. Lui non guarda che pastiglie gli dnno. Butta giu' e basta. Credimi.  andata senz'altro cosi'. Domani controllo.
Rassicurante.
Convincente.
Com' allora che non sei tranquilla? Non ti fidi del dottor Montroni? Non ti fidi di tuo marito? Altroch, mi fido, di sicuro c'ha ragione lui. Per Fefe  mio fratello. Sta male e avvertono Odoacre. Lo porto al mare una settimana ed  responsabile Odoacre. Dice una cosa strana e me la spiega Odoacre.".
 andata senz'altro cosi'. Domani controllo.
Angela stacc gli occhi dalla cornetta.
Niente Medicina.


Capitolo 13
Bologna, 21 maggio


Aspettare gli dava i nervi.
Fin da piccolo. Non faceva nulla senza chiedere cosa venisse dopo.
Ci vuole pazienza nella vita, ripeteva zia Iolanda. Impara ad aspettare.
Pazienza o no, aveva imparato.

Sigaretta di rito, angolo buio di cortile interno, occhiata in strada oltre il cancello aperto.
Cerimoniale perfetto. Mancava solo l'orologio. Restava il gesto. Scatto di polso, dita sulla manica, sguardo basso. Quattromila lire per un Lorenz. Regalato, a sentire Sticleina.
Aspettare.
Sudato di filuzzi, caldo primaverile e chilometri a passo svelto. Niente bicicletta, anche quella venduta.
Soffoc il mozzicone nella polvere, arriv al cancello, fece dietro front. Notte limpida. Stelle ovunque e richiami di gatta in calore.
Quasi una corsa, dal Florida al bar Aurora. Avevano detto alle due, puntuale. Passata una mezz'ora non si vedeva nessuno. La fiamma dell'accendino illumin il mazzo di chiavi. Prov la serratura per scaramanzia. La volta che non hai lo scrupolo resti fregato. Bisognava tirarla un po' indietro ma apriva.
Un'altra occhiata alla strada, un'altra sigaretta. L'ultima. Gli spicci della mattina erano bastati appena per comprarne sei.
Aspettare. Per forza aveva imparato.
Non aveva fatto altro.
Il padre, le lettere, Angela. E di fronte alla Rossa, quella che ci stava? Idem. La rivoluzione? Eh, ragaz, c' da aspettare, non  il momento, va a finire come in Grecia. Conosceva la battuta a memoria. Met di quelli che la recitavano non aveva idea di cosa fosse successo, in Grecia, comunque un gran brott qul, chiedilo a Benfenati, se non ci credi.
Quando il compagno Benfenati parlava di lottare all'interno delle istituzioni, Garibaldi era l'unico a dire la sua. Come nel '21, quando i capi
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