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di marca americana, schermo a luminosit fisiologica da diciassette pollici, era bella che andata. Meglio tenerselo stretto, ascoltasse il consiglio, e se alla fine si dimostrava che l'apparecchio era guasto, gli restituivano i soldi con gli interessi.
"Gli interessi, si', risparmiarmi altre fregnacce sarebbe gi abbastanza", aveva pensato Carmine.
Mentre riagganciava gli era balenata l'idea. E che il televisore funzionasse o meno, non era piu' stato un problema.

And ad aspettarla all'uscita di scuola. Pulito e tirato come per una serata al nit. A ogni mezza sigaretta, il pettine passava con cura sulle tempie lucide di brillantina. Le avrebbe offerto un passaggio in scooter e fatto scattare il piano.
Si guard intorno, per essere certo che quel poveraccio di Nos non si facesse vedere. Non era il caso. A lui avrebbe pensato piu' tardi.
Giuseppe Orlandi, detto Nos, era un uomo di merda, portiere di condominio alla Garbatella, sempre mal vestito, l'inverno col cappotto rivoltato, l'estate con le toppe sulle scarpe di tela. Non aveva una lira, si lavava poco, eppure Marisa lo teneva in gran considerazione perch era un esistenzialista, passava le ore al tavolino del bar Le Rose a far finta di meditare e leggere. In realt, il vino della bottiglia scendeva a vista d'occhio, mentre il libro, sempre lo stesso, pareva non finire mai. Si chiamava La nos di Gianpolsr, come diceva lui, ma sulla copertina c'era scritto La nausea, e forse la faceva pure venire.
I genitori di Marisa erano brave persone, per carit, il padre non faceva mancare niente alle sue donne e la madre era un'ottima padrona di casa. Conoscevano Carmine e certo non ci sputavano sopra. Ma conoscevano anche quello scimunito Nos, e per quanto sapessero che era uno squattrinato, lasciavano che la figlia ci uscisse spesso, molto piu' che con Carmine. La madre lo giudicava un ragazzo "innocuo", il padre sospettava fosse ricchione. Fatto sta che andare fuori con Carmine, salire sulla sua 1100, farsi pagare l'ingresso nelle sale da ballo, erano cose da segnorina, zoccola fiutasoldi eccitata dalle dimensioni di un portafogli. Proibito. Salvo poi farci un pensierino per il matrimonio. Prendere il gelato con Nos e i suoi amici pidocchiosi, andare a Villa Borghese a guardare le stelle, addirittura salire da lui per restituirgli l'ultimo libro dell'ultimo stronzo, tutto questo andava bene, a patto di pulirsi il rossetto prima di entrare in casa e non provare mai a proporre quello spiantato come futuro genero. Quel Carmine, piuttosto, cosi' a modo...
Vaffanculo il matrimonio e la senatrice che voleva chiudere i casini.
Il bidello spalanc il portone. Carmine tir la sigaretta lontano, si aggiust la cravatta, e ripass la frase assassina a labbra socchiuse.

I genitori diedero il benestare.
Nos si stupi' dell'invito.
Lei accett contenta.
Dopocena in casa di Carmine a guardare Per favore, dica lei. Qualche amico, la musica giusta, Nos che passa a prendere Marisa, Nos che la riaccompagna a casa.
Il piano di Carmine prevedeva champagne e cenere per l'esistenzialista. Tre, quattro bicchieri. Per Marisa, dose piu' leggera, la voleva reattiva. Gli invitati, tutti amici, pronti a defilarsi al momento giusto o ad assistere discreti. L'uomo di merda fuori combattimento nel giro di un'ora. Si prova a far funzionare il televisore. Frase brillante per saggiare il terreno: "Marisa, non fare quella faccia, non ti avevo invitato a guardare il televisore? Eccolo li', guarda pure fin che vuoi, non dirai che non sono stato di parola, eh, eh". Frase ammiccante per tentare l'affondo: "Che disdetta, eppure 'sto pomeriggio andava cosi' bene! Vabbe', Marisa, non facciamoci deprimere, non sar quel brutto aggeggio a rovinarci la serata".
Tutto calcolato. Non poteva fallire.
Poi, prima di riportare l'apparecchio a Frosinone, avrebbe regalato l'apparecchio alla sorella per umiliare quel morto di fame del cognato. E se il coglione veniva a fare storie, lo svergognava proprio. Ce l'hai l'antenna?
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