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cose non dovevano succedere, cominciando dalla guerra a venire qua? Non ne parliamo! E sapete perch? Perch qua, in questa terra maledetta e dimenticata, succede sempre quello che non doveva succedere, non ne parliamo!  inutile scendere la mattina, aprire la bottega, andare a faticare, sudarsi la giornata, chi se ne fotte, con rispetto parlando, solo i mariuoli vogliono andare a fare, e appresso ai culi delle femmine, sempre con rispetto.
- Don Vincenzo, la televisione...
- E che sto dicendo? Non avete idea del tossico che mi sono preso! Veleno! Non era manco per me, quel santanna di coso che pesava un accidente, non avete idea, era un regalo che volevo fare a un compare di mia nipote, sapete, dicono che ci faranno le partite di pallone, ma comunque quello non funzionava e mi ero ripromesso di guardare, di aprirlo, per vedere se si aggiustava, se no che caspita lo regalavo a fare al compare. E cosi' l'avevo messo sopra il bancone, si', proprio qua a fianco, quello pesava un quintale, non avete idea!
- Uhm... E lo avete aggiustato? - Il muto aveva parlato.
Domanda stupida per don Vincenzo, ma il tono e il fisico dell'autore pretendevano il massimo rispetto.
- Certo che no, certo che no, signore. Lo avevo sistemato l sopra che era sabato sera, positivamente per dedicarmici la domenica, giorno di riposo. E la domenica mattina presto vengono a chiamarmi, Don Vicie', currite, v'ann'araput' 'o negozio, sta a serranda scassat', e io sono corso, per come possono correre queste gambe con quello che si portano appresso,  chiaro, per ormai l'apparecchio se l'erano portati, quei figli di sventurati! Forse ci dovevo mettere un cartello con scritto sopra "Guasto", chi lo sa!
- Don Vicie', ma voi non ce l'avete un'idea di chi pu essere stato? Che ne so, qualcuno che vi tiene in antipatia, che ne so, qualche malamente che non sa campare, sforzatevi, don Vince', per piacere!
Salvatore Pagano esortava. Salvatore Pagano chiedeva. Salvatore Pagano implorava.
- Mah... che vi devo dire. Vincenzo Donadio non ha nemici, n grandi n piccoli. Di rispetto, ricevi rispetto. Non t'intromettere. Non mettere in mezzo le guardie. Questi sono i comandamenti di Vincenzo Donadio. Detto questo, qua ladruncoli e mariuoli sono come le cavallette nel Vangelo! Solo nella via qua ce ne stanno quattro o cinque: Capucchiella, il Coreano, Peppino Sciacquapalle...
Salvatore Pagano sorrise speranzoso.

Verso sera Vincenzo Donadio, seduto a tavola, asciugava il sudore con un grande fazzoletto azzurro piegato nel palmo della mano. Ogni tanto sbuffava, poi mandava giu' un altro sorso di Gragnano. Certo non poteva fare a meno di pensare che quel toro col doppiopetto che il ragazzo chiamava Mistesti'v era proprio un diavolo, ma tanto non serviva a un cacchio comunque. E questo dimostrava che aveva ragione lui. In nemmeno mezza giornata per, erano saltati fuori come funghi tutti i mariuoli della strada, con il rione messo sottosopra. Vedere quella carogna ignorante di Peppino Sciacquapalle piangere, chiedere perdono e giurare sulla mamma, che l'aveva ripudiato da tempo, era stata una soddisfazione. Ma l'apparecchio, niente. Peppino si era cantato un altro mariuolo socio suo, Nen, e pure un altro che non si capiva che c'entrava. Mistesti'v l'americano li aveva terrorizzati, ma niente. L'avevano gi squagliato per poche migliaia di lire, cacati sotto dalla paura, a una stazione di servizio dalle parti di San Giovanni a Teduccio. A Latina, Formia, Frosinone, forse addirittura a Roma o piu' in l. I camionisti andavano da quelle parti, o piu' sopra. Niente. Tanti saluti all'apparecchio. Sbattersi non valeva la pena. Le cose andavano come dovevano andare e basta. Che poi, pensava don Vincenzo, se lo trovavano, che succedeva? No, perch lui l'aveva comprato, di seconda mano... ma lasciamo stare. Un altro poco di Gragnano. Gli pareva ancora di sentire la voce di Mistesti'v prima di andare via su quel lussuoso macchinone americano, che diceva al ragazzo - Sali, capemmerda!
Bisognava 
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