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muro e la cabina. Perch non facciamo su e giu' con la Francia? Basta che facciamo a cambio con Spanzz!
- Palmo, io non c'ho i documenti in regola per andare all'estero, c'ho dei carichi pendenti. Quel percorso li' sarebbe ancora piu' rischioso. Spanzz non ce li ha mica, i carichi pendenti.
- Be', mo com? Non trasporta anche lui la nostra stessa roba, orologi, sigarette, accendini...?
- Palmo, non capisci un cazzo! Si dice "carichi pendenti" quando c'hai dei processi ma non ti hanno ancora condannato. Io c'ho ancora due o tre robine che il giudice istruttore non le vuole lasciar perdere, e allora niente visto d'uscita, almeno finch l'avvocato Martelloni non risolve la situazione.
- E io, c'ho dei carichi pendenti?
- No, cosa c'entra, non hai mica fatto il partigiano, te! E per 'ste cose qui di contrabbando non c' da preoccuparsi, finch Bianco d la sugna alle ruote giuste.
- Ben, e com' che Spanzz non ha problemi? C'era anche lui nei partigiani, o no?
- Cosa sono tutte 'ste domande? Quando guido io stai sempre muto come un pesce, che mi vengono i colpi di sonno, oggi invece sembri un Pubblico ministero!
- Di, Ettore, lo so che sei stanco anche te di andare sempre in bassitalia. Chiediamo a Bianco di cambiar tragitto, cosa ci vuole?
- Ci vuole che degli affari a Napoli me ne devo occupare io, va bene? Gli altri si spazientiscono, e quelli di giu' non sono comodi, se uno si spazientisce capaci che tirano fuori i coltelli, e da un momento all'altro, kaputt, ti ritrovi a badare alle galline del prete! Poi Spanzz era in brigata coi socialisti, si' e no che abbia sparato un colpo. Io sono stato col comandante Lupo, dove c'era la guerra vera, vuoi mettere? Se poi te vuoi andare con Spanzz, fallo, chi  che ti trattiene?
- Spanzz  uno spaccamaroni e un pignolo di merda, mi corregge ogni volta che apro bocca, si mette a ridere anche se ho detto una cosa seria, poi fa: "Sei proprio un ferrarese!" Uno di 'sti giorni gli spacco la testa.
- E allora basta, bna l. Spanzz va per la sua strada, noi per la nostra.
- Ben detto, c'al s'faga dar int' al cul! Ma com' che stavamo parlando di lui?
- L'hai tirato fuori te, ti lamentavi che non ti piacciono i marocchini.
- Perch, a te ti piacciono?
- Ce n' anche di seri. L'americano, Trimane,  uno serio.
- Lui li' mi fa drizzare i peli della schiena! Serio si', serio come la morte! E l'altro, quello che lui nomina ogni tanto come dire: "Se non rigate diritto adesso chiamo lui"?
- "Cemento", lo chiamano. Io non l'ho mai visto. Forse non esiste neanche,  come l'uomo nero per i bambini.
- 'Scolta, cos' che dobbiamo caricare oggi?
- Roba di farmacia, tipo antidolorifici, non so quante casse. Dieci-dodici di rasoi vilchinson. Accendini. Sigarette francesi. Quello di Frosinone ha detto che c' anche uno di quei marchingegni, un televisore.
- Chiss come sono quei cosi li', dicono che  come il cinema, per  piccolo e ti sta dentro casa. Sai gi a chi venderlo?
- Non lo vendiamo noi, non lo portiamo neanche a Bologna, lo molliamo a uno vicino a Roma, che ci paga il disturbo.
- Ci paga vuol dire che son soldi nostri, o li dobbiamo dare a Bianco?
- No,  roba nostra. Quindicimila, ci d. Facciamo a mezzo, anche se oggi mi hai spaccato i maroni.
- Dev'essere un televisore rubato.
- Son mica cazzi nostri.
- Eh, gi.
- Gi.
- Quali sono, poi, quei tuoi carichi pendenti?
- Datti ben la crema al boccino.


Capitolo 9
Napoli, 9 maggio


- Don Vicie', voi ci dovete raccontare tutto per filo e per segno, avete capito? Qua la cosa  importante, don Vincenzo, ci sono stati degli sbagli che non dovevano succedere.
Vincenzo Donadio, mani appoggiate al bancone, ascoltava con sguardo indagatore la voce accorata di Salvatore Pagano. A inquietare i cento e passa chili su poco piu' di un metro e settanta di don Vincenzo, per, ci pensava l'uomo grosso di fianco al ragazzo, muto, con il nodo della cravatta sporgente e le mani congiunte all'altezza delle palle.
- Giovane, lo sapete quante 
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