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cervella, qualsiasi cosa, che se no ti puoi scordare Lisetta e questa vita di merda.
Coraggio. Mi devo fare coraggio, e parlare. Parlare e dire: "Signor Cemento  tutto uno sbaglio. Salvatore Pagano detto Kociss  ammiratore e servo devoto di don Luciano e vostro, e mai, mai e poi mai gli sarebbe potuta uscire una parola sbagliata nei vostri riguardi... "
Si', coraggio ci vuole, c'ho la gola secca, mi fa male l'occhio, coraggio, vai, puzzo pure.
- A-uhm, Mister Cemento, lissentumi'...
- Shut up, capemmerda! Dove sta quel cazzo di Tv?
La televisione?
- Mistestiv, non vi preoccupate allora, lo vado a riprendere subito, sciur, donurri, se  solo quello in mezza giornata ve lo riporto, sciur!

La televisione.
Ma com' possibile che era la sua?


Capitolo 2
Bologna, Settimo cielo, 5 maggio


La fila di persone che andavano in balera cominciava da piazza VIII agosto. Il Settimo cielo doveva essere gremito.
I moschettieri non si lasciarono impressionare e affrontarono la salita issati sulle biciclette come Coppi all'ultimo strappo del Gavia, Brando in testa, Sticleina e Gigi affiancati in volata e Pierre ultimo, sul bolide che gli aveva prestato Bortolotti.
- Che cazzo ti hanno fatto in Jugoslavia, il lavaggio del cervello? Non sembri piu' te! - aveva commentato Brando alcuni giorni dopo il suo ritorno.
Mentre pedalava, Pierre pensava che l'amico aveva ragione. C'era qualcosa di strano: Bologna non sembrava piu' la stessa. Ma in qualche settimana, cosa poteva mai esser successo? Niente, solita broda: due cazzotti il Primo maggio, il pilota della Mille miglia che prende sotto un cinno in via Murri, il buon momento del Bologna... No, inutile raccontarsi favole, era lui a essere cambiato. Non lo diceva sempre anche Fanti che vedere posti nuovi ti rinnova gli occhi?
Ripens al pranzo di quel giorno, da zia Iolanda, insieme a Nicola. Dopo l'arrosto il fratello si era alzato da tavola con la scusa di far due passi per digerire. La verit  che non voleva sentire i racconti del viaggio in Jugoslavia. A zia Iolanda aveva raccontato tutto, perfino la strana assoluzione con cui aveva lasciato il padre. Era una donna in gamba Iolanda, per lui quasi una mamma. Non si era mai reso conto di quanto somigliasse al fratello Vittorio, stessi occhi, stessa forma del mento. Aveva solo qualche anno in meno, ma dispensava una saggezza antica. Non quella gretta del paese, no, come una specie di buon senso acquisito con gli anni, quello di chi ha visto la guerra, il male degli uomini, di chi  stato innamorato ma non si  mai sposato. Quando guardava indietro, alla sua infanzia, Pierre la vedeva come una roccia. L'unica persona che non li aveva mai lasciati, sempre all'altezza delle situazioni, anche le piu' critiche.

Nicola invece, di critiche non ne risparmiava mai. Mentre tornavano a Bologna, sul furgoncino, aveva voluto dire la sua.
- Benassi non l'ha mica presa bene questa storia della Jugoslavia.
- E cosa c'entra Benassi?
- Se Benassi mi manda a dire una cosa vuol dire che  il Partito che la dice. E a loro, che te sei andato l, non gli va giu'.
- Sono andato a trovare il babbo. Ci andavo pure se stava in Svezia. Andava meglio la Svezia?
- Hai poco da far lo spiritoso, sai? L'han capito tutti che hai fatto delle manovre strane.
- Non c'era altro modo. E se hanno qualcosa da dirmi, perch non me lo dicono in faccia, invece di mandare avanti Benassi?
- Sei proprio un cretino. Ringrazia che ti dicono qualcosa, che te se no prendi una brutta piega. Se andassi un po' piu' in Sezione e un po' meno a ballare, le rotelle del cervello ti funzionerebbero meglio, e impareresti pure qualcosa. Invece no, il signorino prende lezioni private di inglese, dal professor Fanti.
- Hai ragione, dovevo studiare il russo, cosi' quando arriva l'Armata rossa posso fare da interprete.
- Sfotti, sfotti. Ma intanto, con la voglia di fare un cazzo che c'hai, vai poco in l. Poi quel Fanti non  neanche un compagno. Dev'essere un liberale o giu' di li'.
- Forse. E
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