<A HREF="54_primaparte127"><</A>
per ogni uomo che voleva specchiarsi in lui e pensare che quel fascino non era inafferrabile. Di quell'amante e amico ideale, che chiunque avrebbe voluto incontrare in treno, intento a leggere un buon libro e disposto a conversare amabilmente di qualunque argomento.
Annui' a se stesso. Voleva conquistare ancora le donne. Questo certo a Betsy non l'avrebbe detto. Ma quando aveva telefonato a Hitch per dirgli che ci stava ed era stato rassicurato sul fatto che Grace Kelly sarebbe stata la sua partner sullo schermo, aveva capito che anche quella era una sfida per lui. Il vecchio Hitch sapeva come stuzzicarlo, lo conosceva meglio di chiunque altro, si erano capiti fin dal primo momento: inglesi sul suolo americano, innamorati di Hollywood, ma capaci di cambiarla, attaccati alle loro manie, ma affascinati dalle infinite possibilita' del cinema, tutt'uno con esso, e in qualche modo inseparabili da quasi quindici anni.
Grace Kelly era la donna piu' bella del momento. Col sesso sotto la pelle, non in superficie, come piacevano a Hitch. Il sesso doveva essere parte del mistero, non detto, implicito in uno sguardo, nella battuta giusta sul copione, in un dettaglio. Il sesso era un'allusione sottile tra romanticismo e ironia. Qualcosa su misura per Cary Grant.
Tornare a lavorare con Hitchcock era quello che gli ci voleva per ricominciare. Con l'unico tizio in grado di comprendere la sua passione per i dettagli, capace di discutere per ore sul livello del liquido in un bicchiere e allo stesso tempo in grado di capirlo con una sola occhiata.
L'aviere si sporse da dietro la tendina sfoggiando il miglior sorriso: - Mr. Kaplan, ci siamo. Stiamo per atterrare.
Ancora quello pseudonimo ridicolo. Come se i piloti non lo avessero riconosciuto. La prassi militare era veramente una cosa stupida.
Torno' a pensare ai suoi cinquant'anni e si chiese quanto avrebbe potuto andare avanti ancora. Cinque, dieci anni?
Sorrise a se stesso, riflesso nel vetro del finestrino.
Che importava? Avrebbe giocato la partita finche' avesse avuto fiato. Senza eccessi, senza pretendere di stare al passo coi ragazzini, ma senza nemmeno lasciarsi mettere agli angoli. Invece di correre avrebbe camminato, percorrendo la stessa strada con impeccabile eleganza. Come sempre. Il giorno che avesse detto basta dovevano rimanere tutti col fiato sospeso. Li avrebbe lasciati con la voglia, altroche'.
L'aereo scese rapido e tocco' terra con un lieve rimbalzo che provoco' a Cary una stretta allo stomaco. Infine si fermo' e spense i motori.
Quando il portellone dell'aereo militare si spalanco' sul giorno, Cary strizzo' gli occhi ritraendo la testa. Poi un sorriso noto a milioni di persone gli si stampo' sulla bocca. Inforco' gli occhiali da sole, raccolse la valigia e ando' verso la luce.
Nel cuore le parole rimbalzavano a ripetizione: "Ehi, sono tornato!"
