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tornati all'attacco, ma se il profilo caratteriale di Cary Grant era giusto, avrebbe scommesso i gradi che l'attore non si sarebbe piu' fatto blandire da quei cialtroni.
Occorreva seguire i prossimi spostamenti di Grant. Prese nota su un foglio e torno' a concentrarsi sulle questioni cruciali di quei giorni.
Nuove minacce incombevano sul mondo. L'Unione Sovietica doveva assumersi le sue responsabilita'. E lui era li' per fare la sua parte.
In Indocina i comunisti vietnamiti avevano messo alle corde i colonialisti francesi. Il generale Giap dava la stretta finale all'assedio di Dien Bien Phu: il contingente della Legione straniera asserragliato sull'altipiano aveva i giorni contati. Gli americani erano pronti a soppiantare in tutta l'area quei rottami fascisti pieni di boria. Non avrebbero mai accettato che l'Indocina diventasse rossa.
Dall'altra parte i cinesi erano pronti a giocare la partita per diventare il paese guida dei comunisti asiatici. Si erano fatti le ossa e guadagnati i galloni in Corea e adesso volevano dire la loro.
I cinesi. Bisognava stare attenti ai cinesi, l'aveva detto anche a Kruscev, quando gli aveva chiesto un parere sulla faccenda. Erano tanti, troppi, con un leader non meno carismatico di Stalin. Poi non capivi mai come ragionavano. Quando pensavi ai cinesi dovevi metterti in un altro ordine di idee. Il generale non aveva paura di niente, non dopo tutto quello che aveva visto nella vita. I francesi erano dei buffoni. Credevano di avere ancora un impero, ma si facevano prestare i soldi dagli americani per tenerlo in piedi. Gli ricordavano aristocratici decaduti con le pezze al culo, che sbraitano cose tipo "Voi non sapete chi sono io!" Gli inglesi, buoni soldati, certo, ma con tutte quelle stupide consuetudini, tipo prendere il te' sotto i bombardamenti. Senza gli americani e i russi il te' avrebbero dovuto servirlo a Himmler, mentre nella stanza accanto quel maniaco di Goebbles seviziava la loro orrenda principessina. Che schifo.
Gli americani, poi. Lo sbarco in Normandia era stata una delle azioni di guerra piu' dispendiose e assurde della Storia. Tutto per arrivare a Berlino prima di loro. Non avevano idea di come si conducesse una guerra. Solo potenza di fuoco. Quella era la loro unica arma, suonare la carica a trombe spiegate, bombe atomiche, elicotteri, e adesso quella nuova invenzione, il napalm... Avanti cosi' avrebbero fatto la fine di Custer, preso a calci nel culo da gente con archi e frecce.
No, erano i cinesi a fargli paura. Seicento milioni di persone schierate sulla stessa linea di fuoco. Erano riusciti ad accedere al tavolo delle trattative a Ginevra, per discutere le sorti dell'Indocina. Kruscev aveva convocato il vecchio Molotov, gli aveva spazzato via la polvere dall'abito buono e l'aveva spedito in Svizzera a fare del suo meglio. Non era sicuro che l'esperienza di quello scafato e bacucco rivoluzionario sarebbe bastata a risolvere la situazione in favore dell'Unione Sovietica. Probabilmente no.
Intanto gli americani manovravano nell'ombra. Avevano abbordato Bao Dai, l'imperatore del Vietnam, e gli avevano riempito le tasche di soldi per convincerlo a tornare in patria e fare il fantoccio per conto loro. Centinaia di migliaia di dollari dei contribuenti americani regalate a un decadente aristocratico indocinese, che se li sputtanava al casino' di Evian. Perche' era li' che aveva deciso di attendere l'esito della conferenza di Ginevra. E quelli foraggiavano lui e la sua corte di nani e ballerine, per usarlo come jolly e reinsediarlo in Vietnam. Gli americani erano il popolo meno parsimonioso della storia.
Il generale ebbe un brivido di rabbia. Comincio' a scrivere appunti su uno dei fogli. Bisognava attivare il residente svizzero e quello francese: qualunque mezza frase fosse volata nei corridoi ginevrini doveva essere sulla sua scrivania nel giro di un'ora. Non meno importante: tenere quanti piu' occhi possibile su Bao Dai. Se gli americani intendevano davvero rimettere sul trono quel laido
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