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testa spaccata, e c'era rimasto quasi una settimana, ma la cicatrice, sotto i capelli, non era andata piu' via.
L'esperienza lo aveva reso abile a intuire gli umori della folla e dei pulismani, a capire quando e dove sarebbe scoppiata la scintilla. Afferro' Garibaldi per un braccio e lo trascino' in mezzo alla strada, facendosi largo con i gomiti per raggiungere l'altro lato della piazza.
In testa al corteo, su via dei Mille, c'erano i pezzi grossi del sindacato, alcuni consiglieri comunali e persino il senatore Zanardi. La polizia non avrebbe mai caricato in quel punto. Nemmeno dalla parte di via Marconi potevano permetterselo, perche' li' c'era la sede della Cdl e rischiavano di prenderne un sacco e una sporta. Per questo motivo, Bottone calcolo' che l'attacco doveva arrivare dal lato della stazione oppure alle spalle. Escluse pero' quest'ultima ipotesi, perche' la' in fondo, i cartelli incriminati erano davvero pochi e ai celerini serviva un pretesto per suonare la carica.
Difatti, all'incrocio designato, si trovarono davanti la classica scena: moschetti da una parte, bandiere rosse dall'altra, e in mezzo un fossato invisibile e magnetico, come quando si cerca di avvicinare i poli uguali di due calamite.
- Questo e' l'ultimo avvertimento. Consegnate i cartelli non autorizzati o saremo costretti a sciogliere la manifestazione con la forza!
La risposta fu un grido unanime e centinaia di pugni alzati contro il cielo: - Scelba, maiale, per te finisce male!
Poi qualcuno intono' pure l'Internazionale, mentre Bottone e Garibaldi si facevano risucchiare verso le prime file.
Fu allora che accadde l'imprevisto. Il copione prevedeva un altro minuto o due di fronteggiamento, poi il maresciallo avrebbe dato l'ordine di caricare e via con la prima ripresa. Invece, sulle ultime note dell'Inno dei lavoratori, un solitario individuo, subito identificato da alcuni esperti come Zanasi Giuseppe, ex pugile dilettante, si stacco' dal cordone dei compagni, fece quattro passi e ando' a piazzarsi proprio nel mezzo del campo magnetico.
Ci fu un attimo di esitazione nelle file dei celerini, poi uno di loro avanzo' verso Zanasi col fucile puntato intimandogli di togliersi dai piedi.
Quello non si mosse di un passo, le braccia lungo i fianchi, lo sguardo fisso sulle scarpe. Il celerino si fece ancora piu' sotto e lo colpi' sulla spalla per convincerlo a spostarsi. La mano dell'ex pugile arpiono' la canna del moschetto e costrinse lo sbirro ad abbassarlo. I due si guardarono fissi per un lungo attimo. Zanasi disse qualcosa che molti, piu' tardi, giurarono di aver sentito alla perfezione.
- Gli ha detto "Mettilo via questo, che e' una roba sgodevole!", da' retta a me.
- No, no, ho sentito benissimo, io, ha detto "E adesso cosa fai? Mi spari?"
- Ma a chi la volete raccontare, c'ha detto "Questo ti sta meglio nel culo". Proprio cosi', e tanti saluti.
Bottone e Garibaldi non erano abbastanza vicini per dire la loro. Non sentirono nemmeno il segnale della carica, ma quello perche', nella confusione del momento, si scordarono di darlo. Bottone non vide neanche partire il pugno. Garibaldi si': era piu' alto e ci vedeva meglio. Zanasi non alzo' quasi gli occhi, come se l'istinto di pugile gli suggerisse dove colpire. Il celerino ando' giu' come un rudere. Poi vennero travolti dallo scontro.
Zanasi fu arrestato insieme a un altro che le aveva solo prese, due celerini finirono all'ospedale, e cinque cartelli vennero requisiti.
Bottone arrivo' ai Giardini zoppicando, per un calcio allo stinco che pretendeva sferrato dal maresciallo in persona, Garibaldi si strappo' la camicia nel bel mezzo del pilucco e Walteru'n, per consolarlo, gli offri' un bicchiere allo stand dell'enoteca. Ma non c'era niente da fare, non se ne faceva una ragione e badava a dire che la moglie, quella sera, gli avrebbe fatto un paiolo cosi'.


Capitolo 55
Tra Dubrovnik e Bari 1 maggio


Dopotutto, il mare non gli dispiaceva. Senza esagerare, per carita', ma in qualche modo ci era affezionato.
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