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era successo. Non solo per l'avventura.
Apri' la bocca, cercando ancora le parole migliori, ma fu Vittorio a cominciare, come se tra padre e figlio si fosse creata una sorta di telepatia.
- Io non sono stato un buon padre per voi. Un buon padre rimaneva coi suoi figli, anche se andava in galera. Tornava in Italia e faceva il processo. Ma cosa devo dire, Robespierre? Ho fatto quello che pensavo era giusto fare. Aiutare questo popolo a costruire il socialismo. e' per questo che ho combattuto. E adesso penso che forse non valeva la pena. Adesso tutto crolla. Sono come esulato. Milena non c'e' piu' e io resto solo come un cane, senza figli, senza compagna, senza paese e senza socialismo. E sai cosa dispiace di piu'? - Era una domanda sincera, stupita. - Che non ce la faccio a pentirmi. Non riesco a pensare che era sbagliato. Era giusto provare e se vuoi che sono sincero fino in fondo, dico che non e' sbagliato nemmeno adesso che Tito e' come Stalin. Forse sbaglio, Robespierre. Lo so che non e' stato giusto per te e per Nicola, lo so che meritavate un padre piu' normale, che si sacrificava per voi. Ma qui avevo incontrato Milena, avevo combattuto insieme a lei, ci amavamo. Qui c'era un paese da fare, c'era il socialismo, la rivoluzione, capisci? Una societa' nuova. E in Italia no. Se tornavo, mi sarei dispiaciuto tutta la vita di non aver fatto la mia parte qui. Ecco, te l'ho detto con sincerita' e forse adesso mi od piu' di Nicola. Ma e' la verita' e adesso che sei grande puoi capirla. Se tornassi indietro, rifarei la stessa scelta.
Pierre si rivide nella cantina di Italo, a tredici anni, al fianco di Nicola, un ventenne smilzo e spigoloso. Il padre era una sagoma scura indistinta e una voce profonda. Durante gli anni della guerra, per lui era stato un personaggio delle fiabe, una presenza che lo visitava di notte, prima di addormentarsi, nei racconti della zia Iolanda e nelle fantasie infantili. Immaginava che stesse lottando contro nemici spietati e numerosissimi, sui monti di una terra straniera, come un antico guerriero. L'ultimo ricordo sensibile era l'odore del giaccone di pelle nera, quella notte. Odore di concio. "Nicola, Robespierre, ascoltatemi bene. Io non posso restare con voi. Sono tornato qui clandestino, capite? Di nascosto. Perche' se scoprono che sono tornato in Italia, mi mettono in prigione. Devo tornare via. Ma a voi pensera' la zia Iolanda, che vi vuole bene come foste figli suoi. Io vi scrivero' sempre. E un giorno verrete a vivere in Jugoslavia, in un paese migliore, dove la gente e' libera e felice. Ma adesso no, non si puo', e' troppo pericoloso. Sono tornato per dirvi questo. Nicola, bada a tuo fratello, capito? Sei tu il capofamiglia adesso".
Pierre si risveglio' come da un sogno ed ebbe chiaro quello che voleva dire, che per giorni si era portato dentro senza venirne a capo. Guardo' Vittorio, seduto sulla branda, avvolto nella stessa penombra di allora. Ma non c'era piu' nessuna aura mitica ad avvolgerlo. Era soltanto un uomo. Ed era suo padre.
- Nicola non ti odia, babbo. e' stata la delusione a farlo diventare cosi'. Lui ti ammirava troppo e si e' sentito tradito. Capisci? Lui e' andato su in montagna coi partigiani perche' tu gli avevi insegnato a essere antifascista. Sei stato tu a crescerci cosi'. Lui e' andato in brigata anche per te. E voleva che tu lo vedessi, che lo ammirassi. Invece si e' preso quella pallottola nella gamba e quando la guerra e' finita tu hai deciso di restare qua. Lui voleva che gli dimostrassi che eri fiero di quello che aveva fatto. Eri il nostro eroe. Eri quello che non aveva mai piegato la testa davanti ai fascisti. Quello che aveva disertato per non dover ammazzare gente innocente. Quello che era andato in un paese straniero a fare la rivoluzione che in Italia non si poteva fare. Ma eri anche nostro padre, dio bono! E se come eroe andavi bene, come padre ci avevi lasciati. Sono stati anni duri, cosa credi. La zia Iolanda s'e' fatta in quattro per tirare avanti. Per fortuna che e'
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