<A HREF="54_primaparte115"><</A>
caratteri d'oro su cartoncino marrone. Casino Royale, di un certo Ian Fleming. In inglese.
Lo girera' tra le mani con devozione. Maledira' la rapidita' degli eventi e la babele delle lingue che hanno impedito il prolungarsi dell'incontro.
Come vincere al Lotto e perdere la ricevuta.
Sfogliera' le pagine nella speranza di trovare qualche traccia del proprietario, surrogato anche piccolo di un autografo vero e proprio.
Ma Cary Grant non avra' scritto nulla: ne' sul frontespizio, ne' in fondo, ne' da nessuna parte.


Capitolo 53
ipan, 1 maggio


- Ho pensato una cosa: su quest'isola sperduta ho incontrato il mio attore preferito e tu gli hai salvato la vita. Ma ci pensi?
- Sara' anche uno famoso, ma non sembrava tanto sveglio. Tu dici che le donne lo amano?
- Scherzi? Tutte le donne! E io non gli ho nemmeno chiesto l'autografo! Non ci credera' nessuno!
- Hai fatto bene, Robespierre. Lui ti mandava a cagare. In inglese, ma ti mandava a cagare se gli chiedevi l'autografo.
Risero e la tensione dell'addio si stempero' per un attimo.
Vittorio porse a Pierre una sacca di cuoio.
- Ti ci ho messo formaggio e pane. Per il viaggio. Dopo tanti anni senza parlarlo, le settimane trascorse col figlio avevano migliorato il suo italiano.
- Grazie.
Pierre chiuse la valigia. L'alba filtrava appena da dietro la collina e in cielo erano ancora ben visibili le stelle.
- Allora tutto e' chiaro? Vai a Dubrovnik con la corriera. Vai al porto, alla taverna di Petar. C'e' un'insegna, famosa, tutti la conoscono, con un... come lo chiami? Un colombo. Un piccione viaggiatore, si'? - Pierre annui'. - Li', tu devi chiedere di Dragan Petrovic, ricorda, Dragan e' uno alto, fortissimo, gli mancano due dita nella mano destra. Le ha perse in guerra, quando combattevamo insieme. Gli dici che ti mando io, che sei mio figlio e che devi tornare in Italia. Chiaro?
- Sei sicuro che non mi denuncia?
Vittorio scosse la testa: - Gli ho salvato la vita, una volta, durante la guerra. Ascolta: con lui tu puoi mandarmi un piccolo messaggio.
- Come?
- Dragan tiene piccioni viaggiatori.
- e' un colombofilo!
Vittorio si sforzo' di cogliere il significato del termine e quando gli sembro' di esserci riuscito fece di si' con la testa: - Lui puo' darti un piccione in una gabbia. Tu lo porti in Italia e quando lo liberi lui torna indietro. Poi Dragan me lo dice. Cosi' io so che sei arrivato a casa e tutto va bene.
L'eccezionale coincidenza strappo' a Pierre un sorriso mentre ripensava a Renato Fanti, appollaiato sul tetto di casa tra le colombaie.
Disse: - Perfetto. Ma tu cosa farai?
Vittorio sfioro' la canna del Mauser appoggiato allo stipite della porta: - Cosa vuoi che faccio? Vado via anche io. Dopo quello che e' successo, verranno sull'isola e se scoprono che sto qui, trovano una scusa per mandarmi a Goli Otok.
- Vieni a Dubrovnik con me, allora.
- No. Vado in montagna -. Lancio' uno sguardo verso l'orizzonte tinto di rosa. - Conosco la montagna. Ci ho combattuto. Dico a Dragan dove vado, di lui mi fido, cosi' quando arriva il tuo messaggio me lo dice.
- Ma non puoi continuare cosi'. Sempre nascosto, sempre col rischio che vengono a prenderti. Devi fare qualcosa, devi andartene!
- E dove vado? In Italia mi mettono in galera. Poi non lo vogliono uno che e' stato amico di Tito. Cosa vengo a fare? Quello che faccio qui. Sono troppo vecchio, Pierre, e le sconfitte sono come un peso che ti porti dentro e ti trascina giu'.
Rimasero in silenzio, ognuno immerso nei pensieri, in cerca di parole.
Pierre capi' che la sconfitta che il padre sentiva non era soltanto l'aver smarrito la causa in cui credeva.
Ci aveva pensato a lungo in quelle settimane. Tante volte era stato sul punto di parlargli, per sciogliere il nodo che sentiva in fondo allo stomaco. Ma ogni volta aveva paura. Paura di non essere in grado di spiegarsi. Paura che il padre non volesse parlarne. Si rese conto che non poteva andarsene cosi', senza dire niente. Non aveva affrontato quel viaggio solo per sapere cosa 
<A HREF="54_primaparte117">></A>