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anche la memoria. Adesso e' li' per fargliela pagare e deve essere lucido ed efficace.
Aggrappandosi alla passerella rialzata, si issa piano sulla poppa. Prende la mira con calma e solo quando e' certo di centrare il bersaglio soffia nella cerbottana.
Il guardiano porta la mano alla nuca e ha appena il tempo di gorgogliare qualcosa, prima che il narcotico raggiunga il cervello mandandolo lungo disteso sul ponte.
Il sub si toglie la muta, spoglia il guardiano e ne indossa la divisa. Infine estrae un walkie-talkie dalla borsa impermeabilizzata.
- Rete calata. Ripeto: rete calata. Procedere.

- Andiamo, - sussurra Zhulianov agli altri due.
Tragitto studiato. Possono piombare sulla spiaggia senza essere visti.
Le due guardie del corpo si tengono a distanza da Grant. Al riparo dal sole, nelle loro divise, subito sotto la scarpata.
Tre uomini lucertola strisciano silenziosi, coperti dai cespugli. Si bloccano, immobili.
Venti metri dall'obiettivo.

"Cammino' lungo la riva, sulla sabbia pulita e compatta, finche' l'albergo scomparve alla sua vista. Allora si tolse la giacca del pigiama, prese la rincorsa e si tuffo' rapidamente nel mare appena increspato. La riva digradava subito. Bond rimase sott'acqua... "
Cary sente un tonfo sulla destra e abbassa il libro. Uno dei guardiani e' steso per terra, non certo ad abbronzarsi. Riflesso condizionato da migliaia di ciac: un'espressione che spettatori di tutto il mondo hanno ammirato decine di volte.
Frazioni di secondo. L'altro gli si lancia addosso, facendogli scudo col corpo, ma c'e' un dardo anche per lui. Cary si ritrova schiacciato dal peso morto dell'energumeno e si lascia sfuggire un'imprecazione.
Riesce a divincolarsi e con una capriola degna di Archie Leach si tira su mettendosi a correre verso gli scogli.
Appena il tempo di lanciare un'occhiata alle spalle: tre uomini in tenuta scura lo stanno inseguendo.

Sono quattro.
Uno piu' avanti, uno in mezzo, gli altri dietro.
Niente divise adesso, ma turisti non lo sono comunque. Corrono. Verso la barriera di scogli che separa le due insenature. Quella in cui sono approdati da quella in cui si trova Robespierre.
Vittorio stringe le mascelle. Coperto di sudore, tranne la mano che impugna il Mauser e il dito appoggiato al grilletto.
Abbassa la testa, occhio in linea con la canna, e prende la mira.

Il signore dinoccolato sbuca per primo dagli scogli. Corre a grandi falcate, stile da velocista. Gli altri tre gli stanno dietro a fatica.
Man mano che si avvicinano, Pierre ne intuisce l'espressione. Tesa, impaurita. Non sembra uno sportivo in allenamento. Si direbbe piuttosto uno che scappa. E ha un volto estremamente familiare.
Lo sparo gli fa l'effetto dello starter nei cento metri piani.
Scatta verso il pendio lasciandosi dietro una nuvola di sabbia.

La seconda pallottola colpisce lo slavo proprio sopra il malleolo. Cade, come un cervo abbattuto. Il terzo colpo fischia a pochi centimetri dall'orecchio destro di Zhulianov, che si lascia sfuggire un'imprecazione. Non era previsto. Striscia fino al ferito e l'aiuta a tirarsi su, trascinandolo al riparo dalle fucilate. Aziona il walkie-talkie e parla spedito: - Molliamo la nassa! Ripeto: Molliamo la nassa! Mare in burrasca, rientrare immediatamente.
Scavalca i corpi ancora addormentati delle guardie di Grant, aiutando lo slavo a reggersi in piedi. Imboccano il sentiero tra le rocce.
L'oppio del fallimento e l'adrenalina della fuga si contendono il sistema nervoso.
Mai sottovalutare il nemico.

C'e' una specie di grotta, sul limitare della spiaggia, poco profonda, appena un'insenatura tra le rocce. Pierre l'ha notata scendendo, e adesso ci si infila, a capofitto.
Il signore dinoccolato gli e' subito dietro. Scivola accanto a lui e si lascia andare, schiena contro la parete, per riprendere fiato.
Pierre si volta, ancora elettrizzato dalla corsa.
I due si guardano.
Pierre non pensa neanche per un momento di avere le traveggole. Troppe volte ha studiato quei tratti nelle fotografie e 
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