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continente. Domattina, ora imprecisata, almeno tre pesci spada, forse quattro. Il tonno e' migrato, solo cernia e pesci spada. Chiudo.
L'ombra butta la testa all'indietro e soffia verso le stelle una boccata di tensione.
Sfila le cuffie, richiude la valigetta e attraversa di nuovo il parco con passo leggero.

La prua del gommone striscia sulla sabbia, sospinta dall'ultimo colpo di remi. Quattro uomini saltano in acqua e la sollevano di peso per mollarla sulla spiaggia.
Andrej Zhulianov si guarda intorno nervoso. Modificare i piani in extremis non gli e' mai piaciuto. Anche quando i cambiamenti sembrano rendere tutto piu' facile. Preferisce un grosso rischio calcolato nei minimi dettagli a un'azione lineare infarcita di imprevisti. Mljet era un grosso rischio. ipan appare piu' semplice, ma tutta da inventare.
La mappa del luogo, trovata sul Varna, non aiuta granche'. Una carta nautica della Dalmazia meridionale. Come cercare un ristorante sul planisfero.
Zhulianov lancia un'occhiata all'orologio. Le quattro. Meglio agire subito.
Per prima cosa, scaricare il gommone.
Poi farlo sparire.
Infine, trovare un buon punto d'osservazione, per avvistare lo yacht in arrivo da Mljet.
- Non fate confusione, con quella roba. In uno zaino, tutta l'attrezzatura da sub. Nell'altro, binocoli e telescopio. Nel terzo, l'armamentario. Non dimenticate nulla, io cerco un posto dove nascondere il gommone.

Tre ore piu' tardi, qualche decina di metri sopra la spiaggia e appena un poco piu' a est, Pierre si svegliera' nel letto del padre dopo una notte agitata. Il primo sole del mattino riempira' la stanza, con la promessa di una giornata calda, ideale per il bagno.
Pierre raggiungera' la finestra a piedi nudi. Non potra' trattenersi dal pensare a Bologna, il giorno della partenza, ancora fredda, umida, avvolta dalle ultime nebbie, bagnata da piogge sottili, cielo biancastro a nascondere il sole.
Sentira' i rumori del padre, nell'altra stanza, e andra' a mettersi sulla soglia, contro lo stipite.
- Per il clima e il paesaggio non ti puoi lamentare, babbo. Fine aprile e sembra gia' estate. A casa io mi alzo, apro la finestra, e tutte le mattine vedo il marciapiede, due o tre biciclette e qualche vecchia con la sporta della spesa. Tu hai le rocce, il mare, le isole...
- Eh, si', vero, - rispondera' Vittorio con mezzo sorriso. - Ma proprio questo e' peggio, no? Piccoli piaceri invece di grandi sogni. Bella vista, sole e la ricotta piu' buona del mondo.
- Era per guardare al lato buono della cosa.
- Il lato buono? C'e', lo so. Qui si sta bene, se vuoi. Ma io non voglio. Voglio altro, capisci?
Pierre scuotera' la testa e si voltera' in silenzio, deciso a non farsi mettere di cattivo umore. Non c'e' fortezza piu' inespugnabile del pessimismo a ogni costo.
Meglio lasciar perdere e sbrigarsi a scendere in spiaggia.

Lo yacht privato del presidente Tito cavalca le onde a velocita' sostenuta. Cary, seduto a prua, penzola una mano fuori bordo, a raccogliere spruzzi per bagnarsi la testa, sgombra di pensieri come il cielo di nubi.
Unico fastidio: le tre guardie del corpo, attente a ogni movimento, sempre all'erta, sempre armate. Mai un attimo per rilassarsi.
Rilassarsi. Nuotare, leggere, prendere il sole, passeggiare sulla spiaggia. Il programma della giornata e' tutto li', un toccasana prima delle fatiche di un nuovo, lungo viaggio. Prima di tornare a Palm Springs e raggiungere Hitch e Grace Kelly in Costa Azzurra. Meglio che starsene a casa, pensionato di lusso, yoga, massaggi ayurvedici e le battute di David Niven.
Fino ad allora, pero', Cary ha stabilito di non pensarci, e vuole essere di parola con se stesso.
Infila gli occhiali da sole, si mette comodo e apre il libro al capitolo ventitre.

La lente del cannocchiale inquadra la scena.
Zhulianov regola il fuoco e vede lo yacht gettare l'ancora a un centinaio di metri dalla spiaggia. Il canotto di servizio cala in acqua con tre uomini a bordo. Le guardie del corpo sono in tenuta militare. Grant indossa
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