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dobbiamo conquistarcela, l'eleganza. Con tenacia. Sempre attenti, come se fossimo al fronte. In fin dei conti e' una guerra anche questa. Cary e' quasi commosso. Pensa all'infanzia a Bristol. Pensa alla madre creduta morta e tornata dalla tomba dei vivi. Pensa a quando faceva l'uomo-sandwich sui trampoli, a New York. Questo per dire che la mia non e' una domanda futile. Voi non portate cintura. Non portate bretelle. Non avete pancia. Come diavolo vi stanno su i calzoni? Cary ride. Tito ride.

Accennano alla sartoria italiana che prende il nome dall'isola di Brioni. Curioso, vero? Non so perche'. Sapete, io credo che abbiamo molto in comune. Lo so che e' strano, abbiamo avuto due vite diversissime, eppure... Cary espone il suo punto di vista. Tito lo sorprende: la konspiracija e il cinema obbligano ad adottare diverse identita'. Perche' non proviamo a contarle? Io sono stato Josip Broz, Georgijevic, Rudi, John Alexander Carlson, Oto, Viktor, Timo, Jiricek, Tomanek, Ivan Kostanjsek, Slavko Babic, Spiridon Mekas, Walter e infine Tito. Io sono stato, per citarne solo alcuni: Archibald Alexander Leach, "Rubber Legs", il mago Knowall Leach, Max Gunewald, Cary Lockwood, Jimmy Monkley, Jerry Warriner, il paleontologo David Huxley, il sergente Archibald Cutter, il pilota d'aeroplani Jeff Carter, il direttore di giornale Walter Burns, Leopold Dilg, Ernie Mott, Joe Adams, il miliardario C. K. Dexter Haven, Johnnie Aysgarth, Mortimer Brewster, Cole Porter, l'agente Devlin in Notorious, il signor Blandings che voleva costruirsi la casa... Per venire fin qui ho assunto l'identita' di "George Kaplan". Quello che non so e' chi dovrei interpretare nell'eventuale film. Perche' avete deciso di lasciare il cinema, Mr. Grant?
Discutono come vecchi amici. Avete smesso anche di bere? Certo che no. Allora faccio portare un'acquavite di queste isole, un aperitivo. Stasera vi fermate a cena da me, vi hanno informato di questo?

Cary si rende conto che Tito non ha il minimo interesse per la balzana proposta dell'MI6. Il suo gioco e' temporeggiare, vedere cosa fanno a Mosca, tenere il piede in due staffe. A cena con Sua Maesta', e l'eretico Djilas immolato sull'altare di Mosca. Stratega, animale politico che segue l'usta, sente l'odore di morte: ogni volta che si menziona Stalin, lo sguardo si perde per mezzo secondo. Sente qualcosa. Tramestio di piedi che ballano sulla tomba del tiranno? In ogni caso, l'idea del film e' una cazzata. O un fastoso scherzo. Tito e Cary Grant conversano amabilmente. Si puo' pensare a una scena piu' surreale? Niente ha senso, tranne il fatto che sono qui e mi sento bene. Cosa? Oh, scusate, pensavo ad alta voce.

Occhi traditori seguono sorrisi e pacche sulle spalle. Chi puo' sapere che il film non si fara'? Altrove, si attendono rapporti.


Capitolo 52
Tra Mljet e ipan, 30 aprile


Le due di notte. Il presidente Tito ha lasciato Mljet da meno di quattro ore. Il giardino della villa e' cosi' silenzioso che sembra di sentire, lontano, rumore di risacca.
L'ombra esce furtiva dall'ingresso posteriore. Supera cespugli di bosso e palme, per rannicchiarsi tra la siepe e la statua di Kermes, affogata di rampicanti.
Sulle ginocchia, una valigetta. La apre con cura. Estrae un paio di cuffie e le indossa. Dita esperte frugano cursori e rotelle. Dalle cuffie un debole fruscio. Occhi attenti fissano indicatori tremolanti e ne decifrano ogni oscillazione. Una mano lavora di fino per orientare l'antenna ad arco e quella telescopica. L'altra afferra un ricevitore e lo porta alla bocca.
- Mare pescoso, Varna, mare pescoso...
L'acuto delle onde lunghe perfora i timpani. L'ombra insiste: - Mare pescoso, Varna.
Parole spezzate. Fischi. Rumore come di vento in un microfono. La mano aggiusta l'antenna circolare. Frasi indistinte. Pollice e indice accarezzano una rotella.
L'ombra sussurra nel ricevitore: - Non importa che il peschereccio arrivi fin qua. Il mare e' piu' pescoso su ipan, ripeto, ipan, zona meridionale, disabitata, costa opposta al
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