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reprensibile. Inoltre, l'MI6 non farebbe mai gravare sull'erario del Commonwealth il budget di una missione tanto balzana, tutta interna al mondo del gioco d'azzardo.
Noiosi come un congresso di pedologi fiamminghi.
Questo era successo sul furgone che li portava al piccolo aeroporto militare, da cui erano decollati alla volta del Territorio libero di Trieste.
Sull'aereo, Cary mise da parte il romanzetto e si concentro' sui dossier.
Un compendio della guerra di liberazione jugoslava si soffermava per molte cartelle sulla Quinta offensiva tedesca contro l'esercito di Tito (accerchiamento dei territori liberati del Montenegro e dell'Erzegovina, maggio-giugno 1943).
Le forze dell'Asse schierano otto divisioni per un totale di centoventimila uomini ben addestrati, tra cui gruppi di artiglieria e reparti corazzati, piu' una squadriglia di bombardieri della Luftwaffe. Tito puo' contare su quindicimila uomini male armati, stremati e denutriti, piu' quattromilacinquecento feriti negli ospedali da campo, molti dei quali tirano avanti con le ferite scoperte perche' non ci sono abbastanza bende. I partigiani - persino i feriti - combattono disperatamente, sempre corpo a corpo, correndo con scarpe rotte su impervi sentieri di montagna. Alla fine sfondano le linee con cio' che resta di due divisioni, sacrificando quasi due terzi degli effettivi, compresi alcuni tra i migliori ufficiali.
La Quinta offensiva era fallita. Una delle pagine piu' epiche e incredibili dell'intera guerra. Non c'era da sorprendersi che se ne volesse trarre un film, ma Cary era perplesso sul ruolo da interpretare.
Il compendio parlava della "partecipazione di personale britannico" allo sfondamento delle linee nemiche. A Cary tale "partecipazione" parve poca cosa, almeno dal punto di vista militare. La missione inglese constava di sei persone, fra cui il maggiore William Stuart e il maggiore W. F. Deakin (c'erano solo le iniziali). Si erano paracadutati sul quartier generale di Tito nella notte tra il 27 e il 28 maggio.
Alla domanda di Stuart "Dov'e' il fronte?", Tito aveva risposto: "Ovunque ci siano i tedeschi". Stuart aveva ribattuto: "E dove sono i tedeschi?" e Tito: "Dappertutto".
Il 9 giugno, durante un bombardamento tedesco, Stuart era morto, Deakin era rimasto ferito a un piede. Nella stessa occasione una scheggia di granata aveva ferito Tito al braccio sinistro, e un'altra aveva ucciso il suo cane Lux.
Chi volevano proporgli di interpretare, Stuart o Deakin? In entrambi i casi c'era poca strada da percorrere, a meno che gli sceneggiatori non lavorassero di fantasia. Chissa', forse avrebbero inserito un personaggio immaginario, per gonfiare e abbellire la "partecipazione di personale britannico". L'idea gli parve sensata...
... finche' non passo' alla lunga scheda storico-biografica su Josip Broz, altresi' noto come "Walter", "Zagorac", "Novak", "Rudi", "Kostanjsek", "Slavko Babic", "Spiridon Mekas" e soprattutto... Tito. Pseudonimi e falsi nomi adottati nei lunghi periodi di clandestinita'.
A corredo di quelle settanta cartelle c'erano diverse fotografie. In quelle scattate durante la guerra, Tito era sempre in divisa. Sguardo duro, lineamenti scolpiti nel marmo. Impettito, compreso nel ruolo. Col braccio fasciato. Cogitabondo e fumante una pipa Bent Army, sottile e ricurva. Con gli occhiali, a studiare carte topografiche. In riunione col suo Stato maggiore. Con Winston Churchill a Napoli, nel 1944. Con Stalin l'anno successivo.
Le foto del dopo-rivoluzione erano molto diverse: Tito era quasi sempre ritratto nella quiete delle proprie residenze sparse per il paese.
Sull'Isola di Brioni, giugno 1952: inquadrato di mezzobusto. Completo chiaro (beige, forse; lino, si poteva intuire) a revers stretto, molto probabilmente a due bottoni. Camicia piu' chiara con tab collar, cravatta a pois grossi annodata "a scappino" (di certo senza passante, visto che usava un fermacravatta di metallo). In testa un inconfondibile Panama. Sorriso sardonico, sguardo soddisfatto in direzione
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