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genitori si erano lasciati, che tua madre ti aveva abbandonato?... Archie?
Elsie, solo una sterlina all'anno per tenerla in un immondezzaio, igiene inesistente, infermiere scontrose.
Elsie, ventuno sterline in tutto, fino alla morte del marito e alla lettera spedita da un avvocato inglese.
Elsie, viva. Cinquantasettenne.
Dicembre 1935.
Emicranie, incubi, lo spettro di vostro padre che cerca di giustificarsi, maldestro. Bastardo. Alito fetido, vermi in gola al morto di cirrosi epatica. "Non puoi chiedere agli altri di essere trasparenti, Archie. Nemmeno tu lo sei".
Schivare i giornalisti. Pochi mesi prima, al funerale di vostro padre, siete venuti alle mani con alcuni reporter. Poi l'incontro:
- Madre. Sono qui.
Lei ti ricorda coi calzoni corti, Archie.
Lei non ti conosce, Cary. Non lo sa che sei un attore famoso. Riassumere un convulso ventennio a una sepolta viva.
"Archie, figliolo... Sei proprio tu? Ti e' mancata la tua mamma?"
Un vitalizio. Soldi gestiti dallo studio Davies, Kirby & Karath di Londra. Una casa tutta per Elsie, in cui andarla a visitare. Ma niente servitu':
- Posso benissimo fare da sola, caro, non voglio che nessuno mi ronzi attorno per dirmi cosa devo fare, e vedi, tenermi occupata mi tiene viva, caro.
Ed eccovi qui, 1954, a Bristol, nei giorni piu' strani della vostra vita, aprite la porta e vedete la donnina seduta in fondo al corridoio. Vi riconoscera', sotto la barba lunga un terzo di pollice, intabarrati in un montgomery grigio? Quando vi togliete il cappello (Cary detesta i cappelli!) il volto della vecchia madre s'illumina per la sorpresa. Si alza con un piccolo scatto, tira su le braccia e strilla:
- Archie! Figliolo! Come sono contenta di vederti!
The world has gone mad today.

***

Poche ore dopo il commiato dalla vecchia madre, Cary - alloggiato sotto il nome di "George Kaplan" in un alberghetto di Swindon, le camere delle guardie del corpo sullo stesso piano - cercava di conciliarsi il sonno leggendo il romanzetto di quel tale Fleming. Il protagonista era un agente segreto spavaldo e arrogante, in missione nella cittadina francese di Royale-les-eaux. L'MI6 gli aveva messo a disposizione un budget illimitato: stratosferiche puntate al baccarat, generosissime mance elargite ai concierge dell'albergo, litrate di costosi alcolici trangugiati con nonchalance.
"... Bond rimase immobile per qualche attimo a contemplare la distesa oscura del mare fuori dalla finestra, poi nascose il fascio di banconote sotto il cuscino del letto a una piazza, si lavo' i denti, spense la luce e si infilo' beatamente tra le ruvide lenzuola francesi. Per una decina di minuti rimase girato sul fianco sinistro, a pensare agli avvenimenti della giornata. Poi cambio' posizione e lascio' vagare i pensieri verso il tunnel del sonno".
Cary alzo' lo sguardo: intorno a lui, carta da parati mal stesa e ingiallita. L'aria gonfiava bolle distorcendo aeroplani e donnine sorridenti. Il cuscino aveva un piccolo squarcio, quasi invisibile. Ogni tanto usciva una piuma. La luce della lampada era troppo fioca. L'unica finestra dava su un vicoletto senza alcuna nota distintiva. Fuori pioveva.
La trama aveva a che fare con lo spionaggio e il gioco d'azzardo. Si trattava di incastrare un equivoco agente comunista, Le Chiffre, tendendogli una trappola nel casino' di Royale.
"La prima colazione di Bond era sempre molto abbondante... sorbi' un bicchierone di succo d'arancia gelato, seguito da tre uova al prosciutto e da due capaci tazze di caffe' nero senza zucchero. Alla fine accese la prima sigaretta della giornata, una miscela di tabacchi turchi e greci preparata appositamente per lui da Morland di Grosvenor Street... "
Interi capoversi di inutili dettagli, a dipingere uno stile di vita che a Cary pareva chiassoso, finto elegante:
"La macchina di Bond costituiva l'unico suo hobby personale... Era una delle ultime Bentley da un gallone e un quarto, fornita di compressore Amherst Villiers... Era un enorme cabriolet convertibile - ma
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