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era attenuato, in compenso stava calando la solita nebbia. Cary fece scaricare una piccola borsa, giusto il necessario per cambiarsi d'abito. Poi si allungo' verso il sedile davanti, dove aveva lasciato la cartelletta in pelle con la sceneggiatura di Hitch.
Nel far questo scorse sul cruscotto uno strano libro. Nove cuori sanguinanti attorniavano il titolo, caratteri d'oro su cartoncino marrone. Casino Royale di Ian Fleming. Afferro' il libro e richiuse lo sportello.
- e' vostro questo? - domando' all'autista.
- Si', vi interessa? Prendetelo pure, l'ho finito mentre vi aspettavo all'aeroporto.
- Grazie, non ho portato niente da leggere a parte il lavoro. e' un buon libro?
L'autista alzo' le spalle: - A me ha fatto rabbia. Se la vita di noialtri fosse davvero cosi': belle donne, trucchetti e scazzottate. E dire che l'autore e' uno dei nostri. Comandante del Naval Intelligence Department, c'e' scritto dietro. Comunque per passare il tempo...
Cary sorrise. Il romanzo di un ex agente segreto. La lettura piu' adatta che potesse trovare.


Capitolo 45
Vienna, Settore sovietico, 25 aprile


Io e il generale Serov abbiamo combattuto insieme, lo sapevi, compagno Zhulianov? Dovrai portargli i miei saluti quando tornerai a Mosca. Sigaretta? Prego.
Il capo dei Servizi segreti militari a Vienna manteneva un tono gentile, di facciata, quanto bastava a non sfigurare.
Come responsabile del settore orientale della citta' devo sconsigliarti di andare in giro. Qui siamo ancora al fronte, ci sono spie dovunque, gli americani tentano sempre di infiltrarci. Per la tua incolumita' e per la segretezza del tuo incarico e' meglio che tu rimanga in albergo, compagno Zhulianov.
Si accorse subito che al suo passaggio gli sguardi si abbassavano, per trasformarsi in sbirciate dietro le spalle. Tutti lo guardavano, ma era l'ombra del generale Serov che vedevano riflessa sul muro.
Faro' in modo che non ti manchi nulla. Per qualsiasi cosa, il mio attendente rimarra' a tua disposizione.
L'albergo era un vecchio edificio jugendstil requisito dall'esercito. Al piano in cui alloggiava vivevano gli ufficiali e il corpo diplomatico.
Ragioni di sicurezza, compagno, come puoi ben capire.
Non poteva biasimare quella circospezione, ma allo stesso tempo provava disagio, li immaginava tutti con le orecchie incollate alla parete della stanza attigua. E forse non era cosi' lontano dal vero, se il nuovo residente gli aveva dato appuntamento in un caffe' sulla Schwindschtigstrasse. Ricordo' il motto del suo professore alla Scuola speciale: "Solo gli amici hanno orecchie piu' grandi dei nemici".
Sistemo' i pochi vestiti nell'armadio, cambio' camicia e scese da basso.
Lo trovo' gia' seduto ad aspettarlo. Si strinsero la mano. L'altro si presento' come Kaminsky. Ordinarono due caffe'.
Aveva l'aria di un impiegato delle Poste. Grassoccio, stempiato, occhiali dalla montatura pesante. Gli agenti segreti erano cosi'. In quel mestiere, meno davi nell'occhio meglio era per tutti. Zhulianov ne aveva conosciuti parecchi a Berlino. "Macchie indistinte su un paesaggio urbano", cosi' li definiva il suo colonnello. Esistenze grigie, all'apparenza inutili, che non avrebbero mai destato sospetti. Nessun legame sentimentale, nessuna relazione oltre un cordiale rapporto di buon vicinato, passeggiate nel parco, cene riscaldate e la dispensa piena di scatolette.
Kaminsky parlo' a voce bassa, scandendo le parole e senza mai smettere di fissare la tazza fumante.
- Ho l'incarico di consegnarvi gli ordini cifrati, - da sotto il tavolo allungo' una grande busta gialla sigillata. - Dentro troverete anche i nuovi documenti, un biglietto ferroviario e una carta d'imbarco. Dovrete raggiungere Venezia in treno. Li' vi imbarcherete come marinaio semplice sul Varna, un mercantile bulgaro. A Mosca vi hanno dato una parola d'ordine?
- Si'.
- Dovrete utilizzarla soltanto al momento dell'imbarco, con il comandante della nave. Sara' lui a chiedervela, mentre vi consegna la seconda busta. Se lo fa qualcun
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