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stato destituito da tutte le cariche e costretto all'autocritica. I seguaci, nel migliore dei casi avevano dovuto lasciare il lavoro e la politica. Il piu' delle volte erano stati allontanati dai loro paesi, dagli amici, dai parenti.
- E non e' detto che gli basta. Ci tengono sulla graticola. Gira voce che prima o poi, appena la stampa occidentale smette di interessarsi, allora ci portano nei campi di concentramento per cominformisti, oppure ci fanno fuori senza tante storie. Per questo lascio che il Mauser da' il primo saluto a chi arriva sul sentiero, la' in alto. Aspetto solo che vengono. Tutti giorni. Ma non si puo' vivere cosi'. Sempre sul chi vive. Sempre con ansia. Pero', vedi, non posso piu' fidarmi di nessuno e con gli amici ho dovuto tagliare i ponti, per non mettere guai anche a loro.
- Anche con Darko, vero? - intervenne Pierre prendendo a calci una pigna.
- Anche lui. Sono solo. In paese mi credono matto. Sono abbastanza ignoranti per non sapere quali motivi mi hanno portato qua. Comprano il mio formaggio, temono il Mauser e i cani. I nostri rapporti sono questo. Nient'altro.
Vittorio si tiro' in piedi. Porto' una mano all'altezza dei reni e fece come per raddrizzarsi la schiena. - L'umido mi sta massacrando, - commento' rassegnato. Poi infilo' due dita tra le labbra e fischio' forte. Da un cespuglio basso salto' fuori un cane pastore che Pierre non aveva ancora notato. Corse giu' per la discesa a grandi balzi e si blocco' davanti a Vittorio per porgere il muso alle carezze. Il padrone lo accontento', poi gli tese il braccio di fronte alla mascella e lascio' che glielo azzannasse per gioco. Raccolse una borsa di cuoio e la sistemo' a tracolla. Non appena gli volto' le spalle, il cane risali' verso il gregge, abbaiando alle capre perche' si radunassero.
- Come si chiama? - domando' Pierre attratto dall'abilita' del cane nell'indirizzare il gregge.
- Radko, - rispose il padre mentre batteva le mani per imporre il dietro front a un montone rossiccio.
Radko sembro' capire che si parlava di lui e si fece sotto per annusare il nuovo arrivato.
- Con gli estranei sembra piu' socievole di te, - commento' Pierre di fronte allo scodinzolare festoso del cane.
- Gia'. Pero' devi vedere come diventa se provi anche solo ad alzare la voce col sottoscritto.
Pierre fece la prova. Radko prese subito a ringhiare, le zanne scoperte, chino sulle zampe e pronto a scattare.
- D'accordo, d'accordo, scherzavo.
Alzo' le braccia in alto, a testimoniare la propria innocenza.
Radko raggiunse il padrone che si era incamminato nella polvere del sentiero. Lo affianco', per lanciarsi solo ogni tanto in brevi puntate in avanti.
Pierre li guardo' avanzare, nella luce del mezzogiorno, sullo sfondo di un mare agitato.


Capitolo 43
Napoli, 19 aprile


Qualcosa era cambiato, dentro. Era stravolto, gonfio, privo di prospettiva. Cieco. E anche muto. Sordo no, ci sentiva ancora bene. Forse l'umidita' accumulata in quella stamberga polverosa, o la polvere stessa, oppure ancora le mani di ferro di quel tizio che gli avevano dato una bella scrollata. Forse gli effetti di uno stato depressivo causato dalla scarsa considerazione che lo circondava. Ma aggiustando le cose, si sarebbe rimesso in funzione. Essere venuti fuori da quel luogo malsano e indegno del suo valore: quello contava, bisognava avere fiducia. Punto.
Cosa diceva sempre il presidente ai suoi uomini? "Sulle ali dei nostri prodotti e del progresso della tecnica i confini saranno annullati: Sarete a Casa Vostra in Tutto il Mondo!"
Appunto. Cosi' sarebbe andata. Anche se, logico, bisognava scontare l'iniziale arretratezza dei popoli raggiunti dai nuovi modelli. Questione di tempo, abitudine.
Si sentiva un pioniere. La rotta dei Padri pellegrini percorsa a ritroso per dispensare un nuovo Verbo, mostrare la nuova meraviglia. Rischiare un po' della propria incolumita' per le mani incaute di quattro trogloditi era il minimo per una partita cosi' importante.
Diceva bene il presidente: "Quando andrete
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