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Dimentico' Frane.
Telemaco andava incontro a Ulisse.


Capitolo 41
ipanaka Luka, ipan, 19 aprile


Il venditore di formaggi aveva sorriso. Dietro di lui, quello del banco dei pesci aveva ribadito il concetto affettando l'aria col taglio della mano: - Ah, talijanski drug! - La donna degli ortaggi si era battuta il dito sulla tempia con espressione strana. Infine un cliente aveva fatto di si' con la testa, aveva pagato in fretta e se l'era portato fuori per indicare un vicolo lastricato che saliva verso la chiesa e il colle che dominava la baia. Aveva fatto piu' volte su e giu' con la mano, come se stesse accarezzando la cima del monte. Pierre dedusse che "l'italiano" abitava sul versante opposto. Con gesto analogo, il dito a scavalcare un ostacolo, si assicuro' di aver capito bene. Il tipo annui' e ripete' da capo le indicazioni.
Dopo la prima curva, il vicolo era gia' un sentiero. Saliva ripido tra le ultime case di pietra chiara, superava i muri a secco di minuscoli orti e si tuffava nel verde scuro delle ginestre.
Pierre comincio' a sudare. La valigia non era il bagaglio piu' comodo da trascinarsi lassu'. Cambio' mano senza fermarsi e si asciugo' la fronte col polsino della camicia. La notte trascorsa sul molo aveva lasciato un ricordo appiccicoso su tutto il corpo. Per quello che aveva dormito, avrebbe potuto mettersi in marcia appena arrivato, ma il paese deserto lo aveva costretto a rimandare.
Aveva la mente sgombra. Gli occhi guardavano intorno senza godere la vista del mare. Cercavano una casa in mezzo ai cactus da Far West e ai cespugli di lentisco. Non distingueva i suoni, nelle orecchie un unico bordone, accordo dissonante di uccelli, cicale e vento. Cambio' mano di nuovo. Respiro' a fondo. Non sentiva gli odori. Solo il peso della valigia sulle dita, sudore a rivoli dietro le orecchie e dolore dei piedi stritolati dal cuoio.
Il sentiero giunse al culmine. Pierre vide il verde della macchia scendere ininterrotto fino al mare. Vide i ruderi di una costruzione che era stata una chiesa. Vide zone piu' brulle punteggiate dal bianco delle capre. Vide un fazzoletto piu' chiaro in mezzo ai cespugli e ai lecci e una casa di sasso sul bordo del fazzoletto.
Cambio' mano e si lancio' per la discesa.
Non senti' che qualcuno gridava: - Stoj!
Senti' solo un botto, improvviso, come uno sparo. Una nuvola di polvere si alzo' davanti a lui.
Pierre punto' lo sguardo sul rudere, sul gregge, sulla casa. Non vide nessuno. Resto' un attimo immobile. Poi mollo' la valigia, fece qualche passo, agito' le braccia sulla testa e urlo': - Non sparare, non sparare!
La polvere si alzo' una spanna a destra della sua gamba e da un cespuglio schizzarono brandelli di corteccia.
- Mi chiamo Robespierre Capponi, sono il figlio di Vittorio Capponi, non sparare! Cerco Vittorio Capponi!
Afferro' la valigia e riprese a scendere. Nessuno sparo'.
La voce lo raggiunse alle spalle un minuto piu' tardi, insieme alla canna del Mauser che aveva salutato il suo arrivo.
- Alza le mani. Non ti voltare.
Pierre esegui' senza un respiro.
Una mano gli tolse la valigia. Senti' aprirsi una cerniera, la canna del Mauser sempre al suo posto.
- Che fai qui? - disse ancora la voce.
- Cerco Vittorio Capponi, - scandi' Pierre. - Sono suo figlio.
- Non fare il furbo, mio figlio e' in Italia, dimmi cosa fai tu qui -. La canna del fucile sulla schiena sottolineo' l'importanza della risposta.
Pierre non se l'era immaginato cosi', l'incontro tra Telemaco e Ulisse.
- Sono io, babbo, - disse alla fine con tono disperato, - sono Robespierre, davvero -. Fece per voltarsi ma il Mauser rispose che non era il momento. - Sono venuto a cercarti, non sapevo dov'eri finito, ero preoccupato per te, davvero, se non ci credi fammi delle domande, qualcosa che sappiamo solo me e te, quello che vuoi.
- Non mi va di giocare. Chissa' quante cose vi siete imparati su di me. Vero?
- No, da'i, babbo, ti prego... Ascolta...
- Va bene, - disse Vittorio interrompendo, - la nostra canzone. Quella che 
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