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lager. Portava bombe e arma.
Alla lunga, lo avevano scoperto e imprigionato. Allora Stjepan e altri avevano fatto ubriacare la guardia, e lui era fuggito scalzo, i polsi legati, raggiungendo i ribelli il mattino seguente.
- Smrt faizmu... Sloboda narodu! - aveva concluso il camionista accostando sulla destra.
La strada si diramava. I cartelli dicevano Dubrovnik 94, Mostar 57, Sarajevo 193.
Il viaggio era durato un paio d'ore.

I due borbottarono qualcosa tra loro.
L'istriano disse: - Frane parte alle otto per ipanaka Luka. Puo' portarti lui. Hai soldi?
Pierre frugo' nella tasca. - Non molti, - rispose ed estrasse il rotolo di dinari, ancora intatto dal giorno prima.
- La meta' di questi va bene, - commento' l'istriano.
Circa mille lire.
- D'accordo.

Trascorsa un'ora, Pierre si era messo a camminare.
I camion avevano fretta, non accennavano a fermarsi e tre su cinque avevano imboccato la strada per Mostar. Auto ne erano passate solo due, una della polizia, e per fortuna Pierre se n'era accorto in tempo, aveva abbassato le braccia e si era seduto sul ciglio con aria indifferente. Di moto, nemmeno l'ombra. Le bici arrivavano cariche come somari, sporte colme appese al manubrio e spesso un passeggero seduto di sghembo sul cannone. Qualcuno se la faceva a piedi.
Camminando, Pierre faceva cinque o sei chilometri l'ora. Aveva calcolato i tempi anni prima, sulla tratta Bologna-Imola, lungo la via Emilia. Una scommessa persa coi moschettieri e quei trenta chilometri come pegno da pagare. Loro dietro, con la macchina di un amico, a prendere per il culo il nuovo Zatopek.
In un paio di giorni, poteva anche arrivare a Dubrovnik.
Dovevano essere almeno le dieci. Il sole, appena sorto dalle montagne, cominciava a scaldare.

Pierre torno' sul molo alle otto meno un quarto. Aveva mangiato e dormito, steso sul prato appena fuori dal paese.
Frane lo vide e agito' il braccio. Si diede da fare con gli ultimi nodi e isso' l'ancora. Il peschereccio verde azzurro era pronto a partire.

Erano passate altre due ore, tre camion, due trattori e il biroccino di uno stronzo che non s'era voluto fermare.
I gesti di Pierre erano sempre piu' svogliati e meno entusiasti.
La terza auto della mattina si era fermata lo stesso.
- Gruss Gott, - aveva salutato la donna. - Wohin gehst du dann?
Pierre non sapeva una parola di tedesco, ma rispondere: - Dubrovnik, - non gli era sembrato comunque male.
La donna aveva detto qualcosa e fatto cenno di salire.
- Wartest du hier schon lange? - aveva domandato il marito con un gran sorriso. Al che Pierre si era sentito in dovere di precisare: - Sorry, I don't speak German.
Gli austriaci, pero', parlavano inglese.
Turisti in viaggio di nozze. Da Vienna fino in Grecia. Due tizi gentili e alquanto eccentrici.
Pierre aveva raccontato la storia del parente lontano, aggiungendo qualche particolare, e i due sposini si erano entusiasmati. Anche perche' Pierre, nella confusione del momento, aveva parlato di parents, cioe' genitori.
Giunti al paese di Slano, la donna aveva sventagliato una mappa e fatto notare a Pierre che l'isola di ipan era a un tiro di schioppo, molto piu' a portata di mano rispetto a Dubrovnik. Se doveva cercare un passaggio era meglio informarsi li' piuttosto che altrove.
Pierre si era convinto, benche' Darko avesse parlato di Dubrovnik. Aveva chiesto di aspettarlo e puntato dritto su un anziano pescatore che sistemava le reti.
Le campane di una chiesa avevano battuto una volta.
Il viaggio era durato mezz'ora.

Pierre senti' il motore accendersi. Segui' con gli occhi la scia della barca, fino alla costa che si allontanava piano.
A meta' traversata gli sembro' fossero passate alcune ore. Erano in mare da quindici minuti.
La sensazione si rovescio' subito dopo. Il chiarore di alcune case si faceva largo nel buio del mare e del cielo. Dimentico' per un attimo tutto quanto, Gramovac, Darko, Stjepan e i due austriaci. Dimentico' le visioni di acqua e di terra che lo avevano accompagnato fin li'.
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