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davanti alla porta troppo a lungo o far paura a qualcuno. Attirare l'attenzione era un grosso rischio per un italiano con passaporto falso e timbro di frontiera contraffatto.
Per quella sera si era fatto notare abbastanza. Tentare subito di entrare in casa non era l'idea migliore. Dalle finestre filtravano troppi sguardi. Gli sembrava di sentirli. Decise di sistemarsi li' e cercare di dormire, l'ultima volta era stata trentasei ore prima e la stanchezza non aiutava.
Si mise seduto, allungo' le gambe sul selciato, la valigia incastrata tra schiena e muro. Si sforzo' di respirare sempre piu' profondo.

- Che c'e'?
Gli occhi subito spalancati, la bocca pure, fu svegliato da una mano che gli tirava la giacca.
- Sono amico di Vittorio Capponi. Tu chi sei? - sussurro' l'ombra dai capelli bianchi.
Pierre si passo' piu' volte le mani sulla faccia, quasi a lavarla con un'acqua immaginaria. - Sono il figlio, - disse alla fine.
- Il figlio? Davvero? Sei Nicola?
- No, sono Robespierre.
- Ah, Robespierre, certo. Bene, Robespierre. e' molto piacere di conoscerti. Vieni, vieni.
Quasi lo trascino', sotto il cappotto, verso la lama di luce che tagliava il selciato qualche metro piu' avanti.
- Entra, presto. Questa casa mia. Entra pure -. Gli porse una sedia e lo fece sedere. Una lampadina debole illuminava il tavolo. La stanza era piccola, in penombra: una credenza, un lavabo, la bombola del gas, il letto.
- Tieni. Prendi, - l'uomo poggio' sulla tavola un bicchiere e lo spinse verso Pierre. - Bevi, fa bene, contro il freddo.
Era una grappa forte e amarognola. Pierre la scolo' d'un fiato e il bicchiere fu di nuovo pieno. L'uomo era piu' vecchio di suo padre, doveva aver passato la sessantina. Quando si volto' per versarsi la grappa, Pierre vide che aveva mezza faccia sfigurata da una bruciatura.
- Ricordo di guerra, - disse sfiorando le cicatrici con le dita. - Brutto ricordo. Io sono Darko, conosce tuo padre bene, noi grandi amici, guarda.
Apri' un cassetto dietro di lui e dopo aver frugato un po', tiro' fuori una foto. Quello senza cicatrice, abbracciato a Darko davanti alla carcassa di un cervo, era suo padre.
- Sai dirmi dov'e', perche' e' partito? - domando' Pierre per ricacciare il magone giu' in gola.
- Lui dovuto andare via. Problema di idea politiche, capisci?
- Si', si', capisco, ma dov'e' adesso? Come faccio a trovarlo?
- Tranquillo, Robespierre, io spiega tutto. Lui adesso a ipan, vicino Dubrovnik, duecento chilometre di qua.
- E come faccio ad arrivare? C'e' un pullman, un traghetto?
Darko verso' il terzo bicchiere, poi si giro' ancora e sulla tavola comparve un pezzo di formaggio, mezza forma di pane e delle olive nere.
- Uzmi jedi, moj sine. Mangia!
Pierre non si fece pregare, allungo' le mani sul pane e ripete' la domanda: - Come faccio per andare a ipan?
- Aspetta, Robespierre, lascia pensare, - sorseggio' la grappa con calma, come a trarne ispirazione. - Ascolta. Questa notte tu puo' dormire qua, va bene? Domani mattina, molto presto, io deve scendere a Split, Spalato, con mio carro. Se stiamo molto attento, posso portare te. Al mercato di Spalato chiediamo un amico con camion se va verso Dubrovnik, questo molto meglio di pullman. Poi da Dubrovnik chiedi qualcuno, qualche pescatore, di portare te a ipan, che non c'e' nave, capisci?
- Capisco, - disse Pierre e lo stomaco si ribello' al solo pensiero di un'altra traversata. - Grazie, Darko. Non so come ringraziarti. Tutti gli altri, qui, avevano paura di parlare. Tu no. Come mai?
- Se uno cercava me, Vittorio faceva lo stesso. Ti ho visto domandare e ho capito che eri amico. Poi quando hai detto il figlio, allora ti dovevo aiutare.
Pierre addento' il formaggio insieme a qualche oliva. Si domando' se ipan sarebbe stata la meta o soltanto un'altra tappa del viaggio. Divoro' tutto fino all'ultima briciola poi chiese ancora:
- Cos'altro puoi dirmi di mio padre? Io non ho sue notizie da molti mesi. e' da un anno che non scrive, e l'ultima lettera mi e' tornata
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