<A HREF="54_primaparte083"><</A>
piedi, poi un paio di corriere, poi di nuovo a piedi. Gli restava ancora qualche dinaro, circa due-tremila lire e lo stomaco reclamava, non piu' distratto da vomito, nausea e tensione. Di certo allo spaccio vendevano qualcosa di commestibile, ma preferiva non allontanarsi, ormai era li', davanti alla casa del padre, e preferiva aspettare. Questione di poco e l'avrebbe visto comparire sull'incrocio in sella alla bici.
Passo' un'ora, forse piu'. Un tramonto denso di nubi e foschia. L'ombra in cima al vicolo poteva essere chiunque. Niente bici, ma era un dettaglio trascurabile. Pierre balzo' in piedi, piu' per l'incapacita' di trattenersi che per farsi vedere. L'uomo aveva a tracolla una grossa bisaccia e in mano un mazzo di chiavi. Guardo' di sfuggita il forestiero, passo' oltre e si fermo' alla porta successiva.
- Scusate, - Pierre si avvicino' di due passi. - Scusate. Parlate italiano? Cerco Vittorio Capponi, abita qui, lo conoscete?
- Caponi? No, io non so, scusa, - rispose l'altro con strano imbarazzo, - io poco che e' qui, conosce poco.
Pierre indico' la casa con entrambe le mani: - Qui, casa sua, Vittorio Capponi.
- No, scusa, non so, - l'uomo con la bisaccia spinse la porta e scivolo' dentro. Pierre non fece in tempo ad allungare il piede e la porta si chiuse. Busso' due, tre volte: - Oh, scusate, un attimo solo.
Nella luce fioca dell'unico lampione, tre volti si affacciavano ad altrettante finestre. Uno si ritiro' non appena Pierre alzo' lo sguardo. Gli altri rimasero la'.
- Scusate, sapete dov'e' Vittorio Capponi? Where is Vittorio Capponi? Abita qui?
Le teste ondeggiarono all'unisono, come pupazzi di un orologio animato. Poi anche la seconda si rintano'. Pierre si rivolse all'unica rimasta, una donna.
- Vittorio...
Non fece in tempo a finire che la donna scuoteva di nuovo la testa.
Pierre senti' la rabbia crescergli dentro, si giro' di scatto, sferro' un pugno contro la porta. Bestemmio'. Torno' a sedersi, sconsolato, ma non riusciva a stare fermo, prese a gironzolare come una bestia in gabbia. Le nocche sanguinavano. Ogni minuto pesava tonnellate.
Arrivo' il buio, il freddo e un'altra ombra. Anche questa butto' un'occhiata e punto' verso il fondo del vicolo.
Pierre la raggiunse e la tocco' sulla spalla. La donna si giro' impaurita.
- Scusate, signora, cerco Vittorio Capponi, abita qui?
- Non qui, - rispose la donna. - Lui partito.
- Partito? E dove?
La donna riprese a camminare con passo svelto. - Dove non so. Lui partito.
- E quando? Quando e' partito? - Pierre si accorse che la stava trattenendo per un braccio e mollo' la presa.
- Due, tre mese.
- Perche', cosa e' successo?
La donna si fermo' e incrocio' le mani sul petto. - Scusa, questo io non so -. Quindi riprese a camminare e Pierre rinuncio' a starle dietro.
Torno' verso la casa, mentre un'onda di pensieri spazzava la mente.
Partito.
Pierre si impose di mettere ordine nelle idee, collegare le informazioni, pensare al da farsi. Si accovaccio' di nuovo, per calmarsi, ma non resistette a lungo. Ancora in piedi, su e giu' davanti alla porta, le ossa gelide e la testa in fiamme. Una lettera che ritorna al mittente, la partenza dal paese, il silenzio eloquente dei vicini. Partito da due mesi. Gennaio: l'espulsione di Djilas dalla Lega dei comunisti jugoslavi. I conti tornavano. Ma Vittorio Capponi non si faceva vivo da molto prima, da marzo, e anche allora, giusto due righe sulla morte di Milena, poi piu' niente. Cos'era successo? L'unico modo di capirlo: rimanere a Gramovac, non stancarsi di chiedere, raccogliere un pezzo qua e uno la', comporre il mosaico, trovare una falla nella reticenza a forza di domande, suppliche, anche minacce. Poteva provare a entrare in casa, forzare la porta, o una finestra, cercare qualcosa che lo aiutasse a capire, un indirizzo scarabocchiato da qualche parte, un indizio qualsiasi. Pero' doveva stare in guardia. Se il padre aveva problemi con la polizia, ci voleva molta attenzione. Non poteva esagerare, fare una scena madre, sedersi
<A HREF="54_primaparte085">></A>