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era meno seccato del solito. Forse anche Robinson sentiva la noia del viaggio.
Pierre decise di riprovare: - Ettore mi ha detto che hai fatto il partigiano anche te. Eri nella Ventottesima?
- No. Ma a Bulow c'ho dato una mano.
- Hai fatto la Battaglia delle Valli?
La risposta giunse secca: - Ce li ho portati io nelle valli.
- Sul serio? E te l'hanno data una medaglia?
Il vento copri' la risposta.
- Come?
Robinson alzo' la voce: - Che me ne faccio di una medaglia?
Pierre non seppe cosa aggiungere. Disse: - Anche mio fratello e' stato partigiano. Sopra Imola, nella Trentaseiesima. A lui la medaglia gliel'hanno data, d'argento -. Silenzio. - Te ne hai uccisi di tedeschi?
Robinson alzo' la mano con le quattro dita levate. Parlare gli faceva bene, la nausea si era placata.
- E come e' stato?
Ancora silenzio. Per un attimo Pierre penso' di avere fatto la domanda sbagliata.
Invece l'altro disse: - Avevano ammazzato mio fratello.
- E gli hai sparato con quello? - indico' il Thompson avvolto nell'incerata sul fondo della barca.
Robinson fece di no con la testa. Frugo' sotto il giaccone, poi qualcosa saetto' in mezzo a loro, andandosi a conficcare sul sedile, di fianco a Pierre.
- Con quello, - disse Robinson passandosi il pollice lungo la gola.
Pierre rabbrividi' e stacco' il coltello dal legno fingendo indifferenza: lo stomaco stretto, ma non per la nausea. Uno di quei coltelli per pulire e tagliare il pesce.
Uccidere un uomo a sangue freddo. Una volta, da bambino, aveva visto ammazzare il maiale. Urlava come un essere umano, e dovevano tenerlo fermo in cinque. Lo spettacolo piu' impressionante a cui avesse assistito. Forse era la morte la differenza tra lui e quelli dell'eta' di Robinson e di suo fratello: l'aver dovuto uccidere e veder morire.
Si strinse nel cappotto e fece di tutto per scacciare l'immagine dei quattro tedeschi che urlano come maiali, mentre Robinson li scanna uno dopo l'altro. Decise di concentrarsi sul proprio stomaco.

***

- Le vedi quelle luci?
- Si'. e' un paese?
Robinson annui'.
Era buio pesto. Pierre penso' che se c'erano degli scogli avrebbero fracassato la barca.
A un certo punto intravide qualcosa. Era la linea della costa, li', a poche decine di metri.
Robinson spense il motore e prosegui' a remi.
Quando le luci del paese furono abbastanza lontane, riaccese il motore e condusse la barca in direzione sud.
Il motore venne spento di nuovo. Pierre intravide una striscia piu' chiara lungo la costa, forse una spiaggia. Una luce brillo' dalla riva, si accese e si spense due volte.
Robinson rispose con la torcia elettrica, dopodiche' fisso' i remi sugli scalmi e prese a remare a tutta forza, finche' la chiglia non sfrego' sulla sabbia.
Era una spiaggetta incastrata nella scogliera. La parete della montagna scendeva a picco sul mare. Pierre si senti' piccolissimo.
Infilo' gli stivali di gomma che gli porgeva Robinson e salto' giu', a mollo fino al polpaccio.
Tre uomini li affiancarono per portare in secca la barca.
Quando furono tutti a terra, Robinson scambio' alcune battute coi contrabbandieri senza che Pierre riuscisse a capire nulla. Poi vide che aprivano una cassa e illuminavano il contenuto con le torce: sigarette. Stecche di tutte le marche.
Mentre caricavano le casse sulla barca, Robinson sibilo': - Da'i una mano.
Pierre ne raccolse una, aiutato da uno degli slavi e la stivo' a bordo.
Quando ebbero finito, Robinson lancio' la borsa di Pierre sulla sabbia asciutta. Passo' una busta agli slavi, quindi tolse il tappo alla tanica di benzina e riempi' il serbatoio.
Uno degli uomini offri' a Pierre una sigaretta e lui accetto'. Sapore fortissimo, di tabacco nero.
La voce di Robinson lo costrinse a girarsi: - Loro ti portano su in cima, al paese. Se gli parli in italiano capiscono. Io torno tra un mese preciso. Se non mi vedi arrivare, trova un posto qui attorno e per tre notti vieni a questa spiaggia. Se alla terza notte non sono arrivato, vai via e torna il mese dopo alla stessa data.
- Non
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