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avrebbe significato qualcosa. Fanti diceva che i viaggi sono cambiamenti. E se lo diceva lui che aveva viaggiato tanto...
Si sentiva diverso, in mezzo alla pineta e alle zanzare, insieme a quel Robinson dall'aria truce. Ettore gli aveva detto che faceva il contrabbandiere tra Italia e Jugoslavia. Contrabbandiere di cosa? Sigarette? Benzina? Forse si stava cacciando in un guaio da cui non sarebbe piu' uscito. Non importava. Si sentiva vivo, per la prima volta fuori dal bar, dalla balera, dalla vita che gli avevano consegnato.
Aveva salutato tutti quelli a cui teneva. Angela gli aveva detto di non andare. "Sei pazzo, Pierre, se ti mettono in galera la', non ti fanno piu' uscire". Gli aveva ricordato il convegno di Odoacre, quei quindici giorni solo per loro, a fine aprile. "Proprio adesso dovevi decidere di partire!" Ma non era stata capace di dargli una ragione vera per restare. Non poteva, incastrata com'era dalla vita: suo marito da una parte, il fratello dall'altra. E lui nel mezzo. "Io ti voglio bene, Pierre. Te ne vorro' sempre. Anche quando deciderai di non vedermi piu'". Non vederla piu'. Era innamorato di Angela. Ogni volta che aveva pensato di chiudere la relazione gli si era stretto lo stomaco e non era riuscito a fare niente.
"Voi uomini siete degli illusi e per la vostra illusione massacrate tutto. Non posso lasciare mio marito, lo sai. L'amore e' un lusso per ricchi. E io e te non siamo ricchi, Pierre". Ma forse adesso tutto sarebbe cambiato. Dopo il viaggio sarebbe stato una persona diversa. Piu' forte. Forse avrebbe trovato anche la forza di dire addio ad Angela. Mentre si agitava su quella branda sudicia, Pierre pensava che quel viaggio gli avrebbe dato la forza di sbloccare la situazione.
Non era una fuga. Era come nell'Odissea che suo padre gli raccontava da bambino, nelle lunghe serate davanti al fuoco. Suo padre era Ulisse, partito tanti anni prima per combattere una guerra che non condivideva, e mai piu' ritornato. E lui era Telemaco. Cominciava cosi' quella storia: un figlio partiva alla ricerca del padre mai conosciuto.

Lo scrollone lo fece trasalire.
- e' ora di andare.
Robinson aveva due fucili a tracolla: la doppietta e un mitragliatore Thompson, uguale a quello che Nicola teneva in cantina.
Pierre si tiro' su di scatto e raccolse il bagaglio.
Robinson sollevo' una delle due taniche. - Prendi l'altra.
Era pesante, ma fece finta di niente. Segui' l'altro fuori dal capanno.
Camminarono nel buio piu' fitto, lungo un sentiero che attraversava la pineta.
Quando Robinson si fermo', per poco Pierre non ando' a sbattergli addosso con tutto il peso. Mantenne l'equilibrio e riusci' a intravedere una piccola insenatura del canale, proprio dove si allargava per congiungersi al mare.
La barca era piu' piccola di quanto se l'era immaginata. Ebbe paura e fu sul punto di confessare che non sapeva nuotare. Si trattenne. Non era il caso di mostrarsi spaventati. Salirono a bordo. Mentre Robinson avviava il motore Pierre guardo' verso il mare. La notte non consentiva di vedere niente.


Capitolo 36
Mare Adriatico, 16 aprile


Niente.
I conati spaccavano lo stomaco e la gola, ma ormai non usciva niente.
Robinson, saldo sul motore, non faceva una piega, gli spruzzi lo lambivano mentre saliva su e giu' al ritmo delle onde, ma continuava a stringere il timone. Ogni tanto consultava la bussola, poi riprendeva a fissare davanti a se', come se potesse vedere la rotta.
Pierre si asciugo' la bocca con la manica del cappotto e penso' che se avesse superato quella traversata, tutto il resto sarebbe stato una passeggiata. Strinse i denti e si ancoro' forte al sedile.
Avrebbe voluto parlare, per non pensare alla nausea, ma la guida non era la persona adatta.
Decise di provare lo stesso, cercando di superare il rumore del vento: - Te perche' ti chiamano Robinson?
Silenzio.
Penso' che non avesse sentito, ma quando stava per alzare la voce, da poppa arrivo' la risposta: - Perche' sto per conto mio, come Robinson Crosue'.
Il tono
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