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quindi trasferirlo su una nave mercantile bulgara in rotta per Malta. L'ostaggio doveva restare a bordo della nave per settantadue ore. Poi essere rilasciato di fronte al comando della Military Intelligence a La Valletta.
Andrej Zhulianov penso' alla vecchia madre, a Kiev. Sarebbe stata fiera di lui.

***

Mosca, palazzo della Lubjanka.

Il generale guardo' fuori dalla grande finestra. Le auto attraversavano la piazza di fronte al palazzo, sotto una pioggia fine.
Quella missione era un ulteriore passo avanti nella carriera. La fiducia di Kruscev era ben riposta. Cominciava a capire come ragionava quell'ucraino tarchiato: molte cose stavano cambiando e la politica estera dell'Unione Sovietica non sarebbe stata piu' la stessa. C'era bisogno di gente pratica e fidata. Gente come lui. Si concesse un lieve sorriso mentre guardava i lampioni brillare nella sera moscovita.
Kruscev voleva riallacciare i rapporti con Tito. La Jugoslavia era un paese strategico, cuore dei Balcani, a ridosso dell'Occidente, con centinaia di chilometri di costa. Ma Kruscev sapeva anche che Tito era pronto ad andare col maggior offerente. Si trattava di fargli capire dove stava la convenienza per la Jugoslavia: con l'Unione Sovietica e i paesi fratelli. La rovina di Djilas, ancor piu' critico di Tito dei confronti di Mosca, pareva un primo segnale di riavvicinamento. Bisognava insistere.
Letto il rapporto da Londra, il generale Serov si era subito preoccupato di metterne a parte il Segretario e il Primo ministro. l'MI6 scomodava uno dei piu' grandi attori di Hollywood pur di convincere quella puttana di Tito a diventare amico degli occidentali. Si improvvisavano impresari cinematografici: un film sulla lotta di liberazione jugoslava! Avrebbero venduto i culi delle loro madri pur di stare un passo avanti all'Urss. Ma facevano i conti senza Nikita Kruscev, l'orso travestito da agnello, e senza il generale Ivan Serov.

La sparizione di Cary Grant avra' sui Servizi segreti occidentali l'effetto di un terremoto e screditera' gli jugoslavi, trasformando l'idillio in incubo. Chissa' le facce quando perderanno il contatto con il loro "ambasciatore artistico". Accuse incrociate, insulti, teste che cadono, forse anche minacce di guerra. Settantadue ore di puro panico. Chissa' cosa inventeranno. Forse niente: l'ambasceria di Cary Grant e' un'operazione segreta, quegli inetti si troveranno nell'impossibilita' di giustificarsi. Poi, all'improvviso, Mr. Grant ricompare sano e salvo a Malta con gli omaggi del Kgb. Messaggio forte e chiaro alle orecchie dell'MI6 e della Cia. Non riprovateci.
Al vecchio Maresciallo Tito non rimarra' che stirare il suo miglior sorriso e stringere la mano a Nikita Kruscev.
Lasciare che il nemico avanzi, poi colpirlo senza pieta' fino all'annientamento.


Capitolo 34
Bologna, 15 aprile


Caro Nicola,
sono partito. Vado in Jugoslavia a cercare il babbo. Lo so cosa pensi. Il babbo si e' fatto la sua vita e noi dobbiamo farci la nostra. Quello che non gli perdoni non e' di essersi messo con Tito. Tu gli rimproveri di averci mollato qua, che io avevo tredici anni e tu ventuno. Lo sai anche tu che se torna rischia una condanna dura. Poi nemmeno ti piace che si e' risposato, l'hai detto solo una volta, ma me lo ricordo ancora, "e' come se la mamma fosse morta di nuovo".
Neanche a me fa piacere che il babbo e' rimasto la'. Se s'e' risposato sono fatti suoi, noi non c'entriamo, e penso anche che se lui non e' piu' tornato, questo Tito non puo' essere un delinquente, perche' nostro padre non era un delinquente. Mi manca, anche se in quattordici anni l'ho visto una volta sola. Anzi, mi manca soprattutto per quello. Li ascoltavamo insieme, i bollettini dal fronte slavo, sulla radio scassata di zia Iolanda. Poi un giorno sei partito anche tu, e io sono rimasto con la zia, ad aspettare tutti e due. Voglio trovarlo, lo faccio anche per te, perche' so che sotto la buccia anche tu sei preoccupato.
Non metterti pensieri. Ho i documenti, c'e' gia' su il
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